Philippe Karsenty, Israele, la Francia e la manipolazione dell’informazione

Opinioni

Il rapporto della Francia con Israele dopo il 1967 è stato burrascoso e accidentato come quello di una coppia che ha divorziato, e male. La Guerra dei Sei Giorni aveva rappresentato per Charles De Gaulle il motivo della repentina interruzione di una relazione che durava idilliaca dal dopoguerra.  Da quel momento la causa araba e palestinese divenne per la Francia una sorta di amante: nelle sue braccia cercò di dare soddisfazione alle proprie ambizioni di potenza. Era la Francia che aspirava a fare del Mediterraneo il terreno di gioco dell’Europa, che aspirava a costruire un’Europa “alla francese” terzo polo fra Usa e URSS; era la Francia che influenzava la politica e l’opinione pubblica europea più di quanto oggi normalmente si ricordi.

Da allora  le relazioni fra Francia e Israele sono state tese, piene di malintesi e incomprensioni,  non prive anche di colpi bassi. Fra questi forse si può includere anche il caso Al Doura, uno degli episodi più eclatanti di manipolazione dell’informazione, degli ultimi decenni. Il caso Al Doura scoppiò nel settembre del 2000, all’inizio della prima Intifada.

In un video girato durante uno scontro a fuoco fra soldati israeliani e palestinesi, si vedeva un bambino – Mohamed Al Doura – ucciso, si disse, dagli israeliani. Il video, trasmesso da France 2 fece immediatamente il giro del mondo.

Tutta la scena era stata girata da un cameramen palestinese, Talal Abu Rhama; Charles Elderlin fu il giornalista di France 2 che raccontò e descrisse quel che era accaduto per le strade di Gerusalemme. Quella storia, quelle immagini divennero presto icone del conflitto israelo-palestinese; Elderlin  e Abu Rhama, delle star internazionali.

Se non che, altrettanto presto, alcuni  cominciarono a sollevare dubbi sull’effettiva dinamica dell’uccisione. Da un lato gli esperti balistici dimostrarono che i soldati israeliani, dalle loro posizioni, non avrebbero potuto colpire Al Doura; dall’altro Philippe Karsenty, un giovane giornalista ebreo francese, cominciò ad indagare sulla veridicità dei fatti.  Studiò le scene, cercò negli archivi di France 2, fino a scoprire che tutto il filmato raccontato con tanta enfasi dal collega Elderlin non era altro che una montatura, un vero e proprio falso. Nessun bambino palestinese era morto ucciso dagli israeliani in quello scontro a fuoco. Come scoprì Karsenty, l’intero girato da Abu Rhama, tenuto negli archivi di France 2, mostrava un prima e un dopo che Elderlin aveva deliberatamente omesso dal suo racconto: la scena non era che un gioco di guerra fra bambini.  Al Doura, infatti, dopo la presunta uccisione, riapriva gli occhi e muoveva le braccia. Questo è quanto Karsenty potè scoprire dopo che il caso fu portato davanti al Tribunale francese. La prima sentenza del 2006 diede ragione a France 2 – sentenza che trovò il consenso dell’allora presidente Chirac. Nel 2008 la seconda e definitiva sentenza diede ragione invece a Karsenty, ristabilendo la verità dei fatti. Tutta la vicenda pose a livello internazionale il tema della manipolazione dell’informazione a fini propagandistici – anche se l’enfasi che trovò il racconto di Elderlin non fu la stessa incontrata dalla corretta ricostruzione di Karsenty. Non a caso, Al Doura e il video Abu Rhama, rimangono ad oggi, nonostante tutto, un simbolo ancora efficace della causa palestinese.

Philippe Karsenty parlerà di questo incredibile caso di falsa informazione, del rapporto fra Francia e Israele e delle strategie politiche francesi per il Mediterraneo, nella conferenza organizzata dalla Comunità di Milano per la serata di mercoledì 23 febbraio nella sala del Bene Berith.

Philippe Karsenty
Bené Berith, Milano
ore 20.30

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