Ebrei in Transistria dpeortati attraverso il fiume Dniepr

Romania: un nuovo libro sulle responsabilità nella Shoah

di Nathan Greppi
Durante la guerra, quando aveva 4 anni, la bambina riuscì ad uscire di nascosto dal ghetto ebraico dove erano stati portati quando l’Ucraina venne occupata dai nazisti. Lo fece per tornare nella sua vecchia casa e riprendersi le sue bambole e, nonostante la giovane età, sapeva che grazie ai suoi capelli chiari e gli occhi azzurri la gente non avrebbe sospettato che era ebrea.

Quella bambina era la nonna del giornalista americano Maksim Goldenshteyn, che nel suo libro d’esordio So They Remember, pubblicato a gennaio dalla casa editrice dell’Università dell’Oklahoma, mischia storie di famiglia e ricerche storiche accurate per raccontare gli eventi legati alla Shoah in Transnistria, oggi una regione semi-autonoma della Moldavia e all’epoca parte dell’Ucraina sovietica. In particolare, un ruolo importante fu esercitato dalla Romania, che al tempo era alleata dei nazisti e occupava il territorio. All’epoca, infatti, nell’area erano presenti 150 tra ghetti e campi di concentramento, dove centinaia di migliaia di ebrei morirono di fame, malattie o uccisi.

Goldenshteyn, 33 anni, è nato nella città ucraina di Černivci ma nel 1992 è emigrato con i genitori a Seattle, dove crebbe in un quartiere di periferia abitato da migliaia di ebrei provenienti come lui dall’ex-Unione Sovietica. Ha raccontato che per molto tempo in famiglia non si è voluto parlare di ciò che hanno vissuto durante la Shoah; poi, 10 anni fa, sua madre decise di parlargliene, e per tutto questo tempo ha raccolto materiale e documentazione.

Ha cominciato intervistando suo nonno Motl Braverman, morto nel 2015, che da adolescente venne internato con la sua famiglia nel campo di sterminio di Pechora, gestito dai romeni nell’Ucraina occupata. Infatti, al tempo del regime di Ion Antonescu la Romania era il principale alleato dei nazisti nell’Europa orientale; nei territori da loro controllati, furono sterminati tra il 280.000 e i 380.000 ebrei, oltre a 12.000 rom. In seguito, quando salirono al potere i comunisti, gran parte delle loro azioni vennero insabbiate.

Stando ad un sondaggio del 2021 dell’Istituto Nazionale “Elie Wiesel” per lo Studio della Shoah in Romania, il 40% dei romeni non era interessato alla Shoah. Mentre il 32% di chi riconosceva che essa aveva avuto luogo anche nel loro paese, affermava che i campi di concentramento erano gestiti dai tedeschi. Stefan Cristian Ionescu, storico della Shoah che insegna alla Northwestern University, ha spiegato che molti romeni fanno fatica ad accettare il fatto che la Romania ha avuto un ruolo attivo nella Shoah, sia entro i confini che in territori occupati come la Transnistria.

Per sensibilizzare l’opinione pubblica, il parlamento ha approvato la scorsa primavera una mozione per introdurre la Shoah tra i temi obbligatori nel curriculum scolastico. La decisione, sostenuta dalla maggior parte delle forze politiche, è stata contestata principalmente dall’Alleanza per l’Unione dei Romeni, un partito nazionalista che possiede il 9% dei seggi e ha definito la mozione un “esperimento ideologico.” Mentre a gennaio, durante una commemorazione della Shoah in una sinagoga di Bucarest, il presidente romeno Klaus Iohannis ha affermato che con la pandemia sono aumentate nel paese le teorie complottiste e le manifestazioni d’odio di matrice antisemita.

La Transnistria è nota al pubblico italiano per essere la terra natale dello scrittore russo-italiano Nicolai Lilin, autore nel 2009 del romanzo Educazione siberiana. Sia nel romanzo che nel film che ne è stato tratto nel 2013 si trovano anche brevi accenni alla presenza ebraica nella regione.

(Foto: deportazione di ebrei verso Transnistria attraverso il fiume Nistru. Foto: Yad Vashem)