Opportunità e rischi per l’Italia al centro di un mondo sempre più turbolento nel nuovo libro di Maurizio Molinari

Libri

di Francesco Paolo La Bionda
Le grandi crisi globali oggi passano per l’Italia, che si ritrova d’improvviso a essere decisiva per i grandi temi geopolitici e dunque terreno di scontro fra interessi diversi, da cui dipende la sorte delle democrazie occidentali. Lo racconta Maurizio Molinari nel suo ultimo libro “Il campo di battaglia. Perché il Grande Gioco passa per l’Italia”, pubblicato da La nave di Teseo nella collana I fari (18,00 euro).

L’ex corrispondente dagli Stati Uniti e dal Medio Oriente, ex direttore de La Stampa e oggi direttore del quotidiano La Repubblica guida il lettore alla scoperta dei sette motivi, attraverso altrettanti capitoli, per cui il nostro Paese si ritrova a essere la frontiera delle trasformazioni del XXI secolo.

Molinari ricostruisce le vicende che hanno segnato gli anni recenti coniugando la precisione nei riferimenti del ricercatore e la prosa dinamica del giornalista, rendendo così la lettura del volume avvincente tanto per il lettore digiuno di politica internazionale quanto per quello assiduo frequentatore delle pagine di cronaca estera.

Al solido lavoro documentale si affianca l’acuta analisi politica, che evidenzia connessioni e nessi causali spesso sorprendenti nel far emergere perché il nostro Paese possa rivestire un ruolo cruciale nelle più importanti partite geopolitiche del momento, da quella per la stabilità dell’economia europea post-pandemica alla contesa per la supremazia tra Stati Uniti e Cina.

Traspare anche nitidamente la personale visione politica del giornalista, che delinea la chiara adesione all’europeismo, all’atlantismo e alla democrazia liberale contro i populisti, gli autocrati e gli estremisti. Le pagine del libro sono dunque anche cronaca di scontri paralleli giunti a snodi decisivi: il successo delle politiche del governo attuale diventa necessario anche per scacciare le sirene del populismo, un rinnovato impegno contro il jihadismo urgente per frenare l’entusiasmo degli islamisti dopo la presa di Kabul.

L’opportunità per il Belpaese che Molinari fa emergere nel volume, di fronte alle tante sfide, è quella di riscoprirsi un laboratorio e un modello per ripensare lo stato nazionale, e nello specifico quello democratico occidentale. Non solo nell’arena internazionale ma anche in quella interna, implementando diritti come quelli digitali, su cui ancora la normativa fatica a tenere il passo, e lottando contro le diseguaglianze che rendono i cittadini disaffezionati.

Da qui l’invito l’esplicito ad aderire all’idea lanciata dal presidente americano Joe Biden, su una “unione di democrazie”, facendo leva anche sul rapporto preferenziale tra l’inquilino della Casa Bianca e il premier Draghi.

Trapela però anche un avvertimento a tenere alta la guardia contro i rischi che potrebbero far soccombere il Paese sul suo stesso campo di battaglia, come le infiltrazioni russe e cinesi tese a renderci l’anello debole dell’Alleanza atlantica o l’espansionismo aggressivo della Turchia neo-ottomana, ormai arrivata a guardare le nostre coste da quelle libiche.

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