La copertina del libro 'La sinistra italiana e il conflitto israelo-palestinese'

Oltre le ideologie, guardare alla realtà del Medio Oriente

Libri

di Nathan Greppi

Sinistra e Israele: due libri per approfondire una questione sospesa da tempo.

In Italia, così come in tanti Paesi occidentali, è molto frequente dimostrare una certa vicinanza nei confronti degli ebrei solo quando vi è da commemorare la Shoah, salvo poi sorvolare su problemi che devono affrontare oggi o addirittura colpevolizzarli per ciò che succede in Israele, del quale spesso vi è un’immagine distorta, filtrata attraverso lo stereotipo degli “occidentali imperialisti”. Ha cercato di approfondire la questione lo storico Valentino Baldacci nel volume Amare gli ebrei, Odiare Israele (Aska Edizioni, pp. 200, 15,00 euro), che raccoglie 63 suoi articoli pubblicati su Pagine Ebraiche. Baldacci, che da anni si occupa dell’argomento sia come autore di saggi storici sia come Presidente dell’Associazione Italia-Israele di Firenze, racconta i pregiudizi occidentali nei confronti di Israele e del mondo ebraico attraverso commenti a fatti di cronaca e attualità, editoriali di carattere storico, recensioni di libri di settore. L’autore non fa sconti a nessuno, denunciando l’antisemitismo e l’antisionismo sia che vengano da media di sinistra, sia da ultras di estrema destra o da estremisti islamici. Denuncia l’ipocrisia con cui gran parte della sinistra italiana attacca oggi Israele, nonostante prima della Guerra dei Sei Giorni fossero perlopiù schierati a favore dello Stato Ebraico. Cita come esempio il fatto che, se nel 2018 il settimanale L’Espresso dipingeva gli israeliani quasi come se fossero dei nazisti, nel 1967 l’allora direttore Eugenio Scalfari li difendeva, aggiungendo che erano gli arabi a essere, citiamo testualmente, “drogati di nazionalismo e di vendetta”.

Il saggio del giovane analista Danilo Delle Fave (La sinistra italiana e il conflitto israelo-palestinese, Intermedia Edizioni, pp. 374, 14 euro) è rivolto soprattutto a un pubblico di non esperti. Dall’epoca della Guerra Fredda a oggi, la sinistra italiana ha sempre avuto un forte interesse per il conflitto tra israeliani e palestinesi, che si è spesso, purtroppo, trasformato in un’ostilità più o meno accesa e militante verso lo Stato Ebraico. I motivi sono noti e diversi: l’adesione alla politica sovietica, filoaraba per ragioni geopolitiche; la passiva accettazione di stereotipi sullo pseudo – “colonialismo” di Israele; il “terzomondismo” acritico post-sessantotto. Il libro prende in esame soprattutto il periodo che va dalla nascita del sionismo fino agli anni ’70 e, dopo un excursus sulle radici storiche del conflitto, passa a raccontare i diversi approcci che i vari partiti della sinistra italiana dell’epoca, e in particolare il PCI e il PSI, hanno adottato in merito: dall’idealizzazione iniziale del socialismo alla base dei kibbutz a un approccio più critico dopo la Crisi di Suez, che ha portato il PCI e l’ala più radicale del PSI a schierarsi platealmente contro Israele; soprattutto dopo la Guerra dei Sei Giorni del 1967. Sebbene il testo sia molto approfondito sul piano storico, a volte l’autore sembra sposare acriticamente le tesi della sinistra radicale, mettendo in dubbio le basi socialiste della sinistra israeliana delle origini; o quando, parlando del sostegno a Israele del leader socialista Pietro Nenni, dimentica di dire che questo era dovuto anche al fatto che aveva perso la figlia ad Auschwitz.

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