Una scoperta alla Biblioteca Oliveriana di Pesaro: le opere di Soncino

Libri
Vittorio Robiati Bendaud presenta i due volumi riscoperti
Vittorio Robiati Bendaud presenta i due volumi riscoperti

Nel fondo ebraico della Biblioteca Oliveriana di Pesaro, Vittorio Robiati Bendaud ha scoperto un vero tesoro: due volumi di commento ai libri profetici, degli inizi del XVI secolo, stampati a Pesaro dalla stamperia Soncino, la più importante famiglia di stampatori ebrei, rispettivamente nel 1510 e nel 1515.

Si tratta del testo biblico con il commento profetico di David Kimchì (Radak). Il testo  ebraico è vocalizzato. “Guardando l’apertura dei due volumi, notiamo che il lavoro delle cornici a stampa  riprende le tarsie lignee del Palazzo ducale di Urbino”, spiega Bendaud. “Le annotazioni manoscritte ricordano come il primo volume venne finito di stampare alla vigilia di Pésach, 14 di Nissàn del 1510, quando Pesaro era governata da Costanzo Sforza e regnava   Papa Giulio II, mentre l’altro vide la luce nel 1515 in un contesto storico diverso, quando la città era già passata sotto il Ducato di Urbino”.

“Tutte le città hanno un cuore e spesso il cuore è una Biblioteca. Il cuore di Pesaro è l’Oliveriana” – dice Vittorio Bendaud.

I due volumi saranno presentati a Pesaro, nella Sinagoga, il 15 settembre alle ore 18.30, alla presenza di David Meghnagi (assessore alla cultura dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane), il presidente dell’Oliveriana Riccardo Paolo Uguccioni, don Giorgio Giorgetti e Vittorio Robiati Bendaud. Organizzano il Rabbinato delle Marche, l’Arcidiocesi di Pesaro e l’Ente Olivieri-Biblioteca e Musei Oliveriani.

 

La Video intervista a Vittorio Robiati Bendaud:

http://www.ilrestodelcarlino.it/pesaro/cosa%20fare/video/bibbia-ebraica-soncino-riscoperta-biblioteca-oliveriana-1.2495945

 

La Stampa ebraica nelle Marche

GERSCHOM SONCINO E LA SUA TIPOGRAFIA

di Maria Luisa Moscati

Proveniente da Spira, Israel Nathan, di Salomone, dotto medico, chiude nel 1478 il banco di pegno a Soncino e indirizza i due figli Joshua Salomon e Moses, alla nuova arte della stampa, considerato quasi un lavoro sacro. Infatti “l’arte di scrivere con molte penne” rende possibile una maggiore diffusione del libro e quindi anche della cultura religiosa e la lettura dei sacri testi.

Joshua, nel 1488, stamperà tra l’altro l’edizione principe della Bibbia insieme ad Abraham Tintori figlio di Rav Abraham Chaim, rabbino di Pesaro. La famiglia Tintori lascerà l’antica arte da cui il cognome, affascinati dall’arte della stampa, e si trasferirà a Ferrara dando vita ad una delle più antiche stamperie, Stamperia Abraham appunto.

Gerschom, figlio di Moses, invece, dopo aver lavorato a Soncino, che adotterà come cognome,  poi a Brescia, inizierà una serie di viaggi, con i suoi torchi itineranti, attraverso l’Italia e l’Europa, affrontando fatiche e disagi alla ricerca di preziose opere manoscritte da stampare.

Approda a Fano, sperando forse che il Duca Valentino, novello Cesare, gli possa assicurare la possibilità di dedicarsi con tranquillità al suo lavoro. Era il 1501 come si rileva dalla dedica che egli stesso scrive al Duca il 7 luglio 1503, “Già son doi anni che piacendome l’aere, el sito, et la fertilità de la tua devotissima cità de Fano, et la familiarità et ingegni delli habitanti in essa, deliberai in quella venire ad habitare et l’arte impressoria delli libri exercitare”. L’ambiente era quindi culturalmente stimolante anche per la presenza della dotta Accademia Fanese, cui non era estranea la presenza di donne amanti delle lettere, e per l’ arrivo dell’Abstemio, il “latinissimo” che, lavorando per il Soncino, traccerà una specie di programma editoriale che egli stesso cura nei quattro anni di permanenza nella città.

Lorenzo Abstemio, originario di Macerata Feltria, dopo un periodo trascorso a Cagli ove tra l’altro aveva curato la stampa dell’orazione per la morte della giovane duchessa Battista Sforza, moglie di Federico, del quale diventerà bibliotecario, si era trasferito a Fano proprio in concomitanza con la presenza del Soncino.

A Fano Gerschom pubblica indifferentemente testi sacri ebraici e classici latini e greci, opuscoli grammaticali e addirittura libri religiosi cattolici, firmando le opere non ebraiche col nome di Gerolamo, facendo così avanzare da molti l’ipotesi che si fosse convertito. In realtà non dimentica mai l’opera di apostolato suggerita dall’avo paterno, ma amante del suo lavoro pone uguale cura nella ricerca della perfezione delle sue stampe. Per questo usa carte raffinate e gli inchiostri migliori, e affida esclusivamente a Francesco Griffo di Bologna, il compito di intagliare punzoni e matrici per i caratteri da stampa.

Tra il 1503 e il 1506 pubblica dieci opere in ebraico, sono formulari di preghiere, opere di rabbini e cabbalisti famosi, e l’Haggadà di Pesach, ma caduto il Valentino, nel ‘507 si trasferisce a Pesaro. Tornerà l’anno seguente a Fano chiamatovi dal Comune per stampare gli Statuti, ma per breve tempo poiché tornato a Pesaro, “città bella”, “città di rifugio o della pace”, vi resterà fino al 1515. Qui era Signore Giovanni Sforza che Ghershom aveva conosciuto a Venezia, poi Francesco Maria I della Rovere, ma i tumulti e le invasioni a seguito dell’arrivo di Lorenzo de’ Medici indurranno ancora una volta il Soncino a spostare i suoi torchi, ormai itineranti, ad Ancona e poi ancora a Fano ove stampa “Arba’a’ Turim (I Quattro Ordini), un’opera imponente che riassume tutta la legislazione rabbinica, dalle origini ai suoi tempi, contenuta nei Talmud di Babilonia e di Gerusalemme. Fra i testi ebraici stampati a Pesaro nei 13 anni di permanenza in città, figurano 20 trattati del Talmud, una Bibbia completa, il Pentateuco, i Commentari biblici, la prima edizione a stampa dell’Aruk del rabbino Nathan Ben Jehiel da Roma, Alcuni dei suoi lavori usciti dai torchi pesaresi portano il marchio “Figli di Soncino”.

In quegli anni si appassiona alla stamperia di Gerschom anche rabbi Moshè Bàsola, nato a Pesaro il 1480, studioso di testi sacri e cabalista, fondatore di una scuola di studi superiori che richiama a Pesaro eminenti studiosi come Mordekhai Volterra, il committente e finanziatore della splendida sinagoga sefardita tutt’ora presente. Rabbi Bàsola ne curerà la costruzione sul modello di quella levantina appena costruita in Ancona dove era stato rabbino, (purtroppo fatta demolire dalle truppe papaline in ritirata nel 1860). Trasferitosi a Safed in Palestina, in cui era stato in giovanissima età vi fonda, grazie all’esperienza maturata con la stamperia Soncino la prima tipografia in terra d’Israele, annessa alla già famosa scuola di studi mistici alla quale partecipavano ebrei provenienti da tutti i Paesi. Finirà i suoi giorni a Safed nel 1570.

Gerschom, dopo l’esperienza pesarese, lavora ancora otto anni a Rimini poi, amareggiato per non esser mai riuscito a stampare a Venezia, sua massima aspirazione,   lascia l’Italia per rifugiarsi a Costantinopoli presso il figlio Joshua, rabbino in quella città.

Lì, nel 1534, lavorando sino all’ultimo, muore Gerschom, pellegrino”, il cui nome profetico sintetizza l’intera sua vita.

(da Il resto del Carlino, 9/09/2016)

 

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