Né banale, né folle, né occasionale. Il nazismo fu una ideologia di potere, pianificata e condivisa

di Ugo Volli

[Scintille: letture e riletture]

La legge del sangue di Johan ChapoutotNel dizionario delle idee correnti il nazismo è un flagello, un momento di follia dell’Europa, l’opera di un “pazzo” che – non si capisce come – si impadronì del potere in Germania, magari la “reazione” tedesca alla minaccia sovietica (questa per esempio era la versione “revisionista” di Ernst Nolte). In ogni caso un fenomeno estraneo alla vera natura dell’Europa e della Germania, da seppellire fra le aberrazioni del passato, un fatto solo di vertici politici, che oggi non ci riguarda più. La versione più articolata di questa pericolosa teoria storiografica è quella di Hannah Arendt, quando attribuiva alla cieca obbedienza burocratica “senza pensiero” di funzionari anche molto elevati come Eichmann, la “banalità del male” che portò alla Shoà.

Soprattutto negli ultimi anni però è emersa una storiografia diversa, che ha visto quanto negli anni Trenta e Quaranta vi fosse non solo una condivisione generale, molto più entusiasta e non solo obbediente, al nazismo, ma anche che questo aveva un pensiero programmatico articolato, complesso, diffuso e capillare. Tale ideologia non era stata affatto inventata da Hitler e dai suoi complici più stretti, ma circolava largamente da decenni nei giornali, nelle università, nella ricerca, nel pensiero più sofisticato, ma anche nel senso comune della Germania e di molti altri Paesi europei.
Molti autori che ancora oggi vanno per la maggiore, da Martin Heidegger nella Filosofia a Carl Schmitt neI Diritto, da Wagner e Karajan in Musica a Jünger, Céline, Pound in Letteratura, hanno contribuito a elaborarla. Il regime raccolse questi pensieri velenosi, li favorì fino a far raggiungere loro il monopolio delle opinioni e soprattutto si organizzò per attuarli. Per capire il nazismo bisogna pensare dunque alla sua ideologia, riconoscerne l’estensione e capire il modo in cui essa fu propagandata. Vi sono due libri usciti di recente che vale la pena leggere per comprendere tale dinamica e uscire dalla facile giustificazione della “follia criminale” di Hitler e di pochi suoi complici. Il primo è La legge del sangue di Johan Chapoutot, che completa e approfondisce il suo precedente Controllare e distruggere (entrambi pubblicati in italiano da Einaudi). Chapoutot mostra con innumerevoli citazioni tratte da manuali universitari, articoli di giornale, opere “scientifiche”, circolari ministeriali, istruzioni alle truppe e alle SS, tesi di dottorato e pubblicazioni di massa, come circolasse in Germania un’ideologia del sangue e della terra, della violenza, del “diritto germanico”, dello “spazio vitale” che era straordinariamente omogenea e diffusa. Ogni interpretazione dei sofisticati testi di Heidegger e Schmitt che ignori questa base ideologica li assolve per ignoranza o per complicità. L’antisemitismo, la teoria del “sangue nordico”, la pretesa del dominio della forza sono la base di tutta la produzione culturale tedesca fra gli anni Venti e i Quaranta – salvo quella esplicitamente di opposizione – e avevano la forza di convinzione del senso comune.
Alon Confino, Un mondo senza ebrei,Per capire come questa ideologia abbia dato origine al genocidio, è utilissimo invece il libro di Alon Confino, Un mondo senza ebrei, tradotto da Mondadori. Chi pone l’ovvia domanda del perché i tedeschi abbiano assistito senza proteste alla sparizione nei campi dei loro vicini di casa e compagni di lavoro ebrei, capirà che questa indifferenza o complicità fu resa ovvia da una costruzione propagandistica minuziosa, in cui l’ideologia antisemita veniva messa in scena con manifestazioni, film, mostre, vignette “comiche”, atti quotidiani di violenza e disumanizzazione, menzogne infinitamente diffuse, persecuzioni esemplari, centinaia di atti legislativi e regolamentari che strinsero il cappio intorno alla popolazione ebraica, in nome di quel principio del “sangue superiore” e del “suolo tedesco” che già era accettata dalla grande maggioranza anche perché era autorevolmente sostenuta dalla cattedra, dal pulpito, dalla stampa. Capire che il nazismo non fu banale né superficiale né occasionale né folle, ma un progetto lucidamente pensato è essenziale per poter combattere l’antisemitismo e l’antisionismo che sotto forme assai diverse lo continuano oggi.