L’impero americano? Più rigoglioso che mai

Libri

di Fiona Diwan

Un saggio decisamente in controtendenza. Che smonta la diffusa convinzione – perlomeno in Europa -, che gli Stati Uniti siano in declino, deboli o messi in ginocchio dalla crisi del 15 settembre 2008, quella del crollo di Lehman Brothers. La verità è un’altra, scrive nel suo ultimo e interessante saggio il corrispondente de La Stampa dagli Usa, Maurizio Molinari: al contrario, l’America sta dando segnali fortissimi di vitalità, dimostrando di essere capace di superare la crisi e mandando chiare indicazioni di ripresa e di leadership. Come? Innanzitutto perché tutte le grandi invenzioni della nostra modernità  stano continuando ad arrivare dall’America: il vero laboratorio tecnologico del futuro è qui e non in Cina o altrove. L’Information Technology, l’economia digitale made in Silicon Valley, si sta dimostrando il vero motore dell’economia, e la banda larga, l’ultrafast di Google porta capitali e investimenti, ovunque venga installata. E poi c’è la rivoluzione energetica americana che, col fracking – la nuova tecnica di estrazione orizzontale di gas e petrolio -, sta regalando a Usa e Canada l’indipendenza energetica, ponendole, di fatto, fuori dal ricatto degli sceicchi del petrolio. E ancora: che dire del Welfare di Obama, delle riforme del mondo del lavoro e dell’istruzione, della legalizzazione dei clandestini e dei diritti civili ai gay? Insomma, malgrado l’apparente impasse politica, dice Molinari, l’America non si ferma, si reinventa, ripensa se stessa. Un ennesimo New Deal con cui gli States si avviano a guidare questo secolo, così come è avvenuto per il Novecento, ci spiega Molinari con la sua prosa lucida. Il risultato è una lettura al galoppo, interessante, fluida, sorprendente. Un libro pieno di stimoli, una cartolina dal futuro. Molinari ci ricorda la dottrina di Eisenhower, adottata da Obama: che la politica estera è fondata sulla forza interna dell’America. Non più quindi poliziotto del pianeta, non più superpotenza, come è stato finora. Piuttosto primus inter pares. Un nuovo soft power quello americano, capace di dispiegarsi oggi su uno scenario geopolitico che avrà molte partnership privilegiate con Paesi differenti su terreni distanti tra loro. Non più alleanze di ferro, patti di sangue. Quell’epoca è finita. In nome del vecchio protezionismo ritrovato.

Maurizio Molinari, L’Aquila e la farfalla. Perché il XXI secolo sarà ancora americano, Rizzoli, pp. 170, 18,00 euro.


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