La copertina dle libro sugli ebrei a Salonicco durante la Shoah

La vita ebraica a Salonicco alla vigilia della Shoah

Libri

di Nathan Greppi
All’inizio del XX secolo, Salonicco era l’unica città in tutta Europa con una popolazione a maggioranza ebraica, 80.000 anime su un totale di 150.000 abitanti: pertanto, gli ebrei ebbero un impatto significativo sui piani economico, politico e culturale; si dice che i cristiani e i musulmani che volevano fare affari in città dovevano saper parlare il ladino, la lingua degli ebrei sefarditi. Tuttavia, già prima della Seconda guerra mondiale diminuirono di numero a causa delle guerre e della crisi economica; e con l’arrivo dei nazisti furono istituiti i ghetti, dai quali nel 1943 gli ebrei di Salonicco furono deportati ad Auschwitz, dove il 90% di loro morì.

Le condizioni in cui gli ebrei vivevano nei ghetti della città greca oggi rivivono grazie a delle testimonianze inedite: una serie di lettere scritte in quel periodo da tre madri ebree rinchiuse nel ghetto di Salonicco ai loro figli, che si trovavano ad Atene, raccolte nel volume Do Not Forget Me: Three Jewish Mothers Write to Their Sons from the Thessaloniki Ghetto, curato dallo storico greco Leon Saltiel e recentemente tradotto in inglese da Berghahn Books, dopo che la prima edizione in greco è uscita nel 2018.

Per ciascuna delle tre madri, il testo raccoglie 15-20 lettere circa, nelle quali viene descritta in modo dettagliato la vita che facevano gli ebrei nel ghetto prima che iniziassero le deportazioni. Saltiel, che di lavoro è il rappresentante del Congresso ebraico mondiale presso la sede di Ginevra delle Nazioni Unite, spiega a Mosaico che “mi sono concentrato sui documenti scritti durante quel drammatico periodo, in modo da capire come le persone pensavano e percepivano gli eventi che avvenivano davanti ai loro occhi.” Ha spiegato che ha trovato le prime lettere mentre svolgeva delle ricerche per la sua tesi di dottorato, pubblicata in inglese nel 2020 dalla Routledge con il titolo The Holocaust in Thessaloniki: Reactions to the Anti-Jewish Persecution, 1942–1943.

Quando la raccolta di lettere venne pubblicata per la prima volta nel 2018, ebbe una certa risonanza nel suo paese: vennero pubblicati molti articoli sulla stampa greca, e ne sono stati tratti un film, uno spettacolo di danza e un documentario, dove compare persino il Presidente greco Katerina Sakellaropoulou.

“Per molti anni, la storia dello sterminio degli ebrei greci è stata dimenticata, e l’argomento non ha ricevuto molta attenzione,” spiega ancora Saltiel. “Alcuni anni fa, un importante accademico pubblicò un importante volume nel quale definiva Salonicco ‘una città di fantasmi’. Per il cittadino greco medio, la Shoah non era parte della sua coscienza nazionale, ed era percepita come qualcosa di lontano. Ciò nonostante, negli ultimi due decenni il ricordo è riemerso, e la Shoah sta diventanto parte della storia nazionale greca. Oggi tutti i più importanti leader politici ne parlano e rendono omaggio alle vittime; il parlamento ha istituito una commemorazione ufficiale; tutti i bambini la studiano a scuola; accademici e ricercatori ne studiano i vari aspetti.”

“Molti discendenti di ebrei greci vengono ogni anno nella loro terra d’origine da Israele, dalla Francia, dagli Stati Uniti e da altri paesi per scoprire di più su questa storia, e attualmente è in fase di costruzione un museo della Shoah a Salonicco. Ci sono varie ragioni alla base di ciò,” ha concluso, “ma almeno oggi nessuno può più dire di non saperne nulla.”

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