Il sarto

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Il sarto di un piccolissimo villaggio vicino Rostov è noto per essere un sarto di eccezionale bravura. Viene da generazioni di sarti, da una famiglia che ha esercitato l’arte per generazioni. Un ricco ebreo che è stato invitato a corte dallo Zar – che è molto antisemita, ma tiene da conto gli ebrei importanti – deve farsi un abito da cerimonia e nessuno come il nostro sarto potrebbe fargliene uno adatto all’occasione. E allora lui prende il treno, fa un viaggio di quattro ore, poi prende la carrozza, per arrivare in questo villaggetto dove c’è il sarto, vecchissimo, con gli occhialini, perché ci vede poco, e gli commissiona questo abito da cerimonia. Il sarto dice all’uomo ricco di tornare dopo un mese e il suo vestito forse sarà pronto. L’uomo torna dopo un mese e il sarto gli dice: “Mi dispiace, torni ancora fra un mese, perché non sono soddisfatto”. E così lo fa tornare sei volte per sei mesi. E alla fine l’abito è pronto: l’uomo se lo misura e, pur essendo pingue e sgraziato, sembra veramente un damerino; l’abito è davvero meraviglioso. Allora il ricco signore dice al sarto: “Non c’è che dire, il tuo vestito è davvero meraviglioso… ma sei mesi? Il buon Dio ha fatto il mondo in sei giorni e tu ci hai messo sei mesi per fare un vestito!”. Allora il sarto, con gli spilli ancora in bocca, dice: “Sì, questo è vero, il buon Dio ha fatto il mondo in sei giorni e io il mio vestito in sei mesi, ma guarda il mio vestito che capolavoro e guarda il mondo che schifezza”.

Raccontata da Moni Ovadia (http://www.railibro.rai.it/articoli.asp?id=633)

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