Parliamo di contenuti, finalmente!

Eventi

di Fiona Diwan

Si è parlato tanto in questi giorni di “Unexpected Israel”. Se ne è parlato per tanti motivi, salvo forse che per la cosa più importante: i contenuti.

Dal pomodoro ciliegino alla chiavetta USB, dall’invenzione della tecnologia wireless (sì, proprio il Wi-Fi!), al chip superstar Intel Pentium. Ma anche tecnologie mediche come il Re-Walk o il monopattino a motore. O ancora il più grande dissalatore al mondo, un gigantesco macchinario capace di convertire milioni di ettolitri di acqua di mare in acqua dolce. Una lunga lista quella delle “creazioni” made in Israel che dopo essere state inventate hanno spesso avuto bisogno di un bel vestito di design per essere vendute, (generando così l’exploit della creatività dei designers israeliani protagonisti all’ultimo Salone del mobile di Milano).

Una vivacità creativa e imprenditoriale, un dinamismo commerciale, scientifico e culturale che vedremo in azione a Milano, nel corso del primo summit italiano tra Israele e il nostro Paese. Incontri bilaterali economico-politici tra i due esecutivi di governo e con 600 imprenditori, che si svolgeranno a Palazzo Mezzanotte nonché in giro per la città dal 13 al 20 giugno. Non a caso il nome dell’evento è Unexpected Israel, “l’Israele che non ti aspetti”, ovvero eccellenze e scoperte di un paese-laboratorio, incubatore del nuovo. Anima ideativa di tutto il summit è l’ambasciatore d’Israele a Roma, Gideon Meir. “Trasmettere l’immagine di un Israele in cui cultura, dinamismo, innovazione sono il sale della vita civile, commerciale, intellettuale. Implementare la cooperazione, promuovere sodalizi e collaborazioni scientifiche e economiche con l’Italia e Milano. Insomma creare un nuovo modello di comunicazione che faccia conoscere i campi in cui Israele eccelle”, dice l’ambasciatore.

“Israele non è solo conflitti, guerre e preghiera”, sottolinea Yoram Gutgeld, direttore McKinsey e punto di riferimento del mega evento di Milano, previsto in parallelo con gli incontri bilaterali tra Benjamin Netanyahu, Silvio Berlusconi e tra i rispettivi ministri dei due governi. “Comunicare gli aspetti di modernità: quanti sanno che Israele è il primo paese al mondo in fatto di tecnologie del Co2? Ricicla l’80 per cento dell’acqua contro il 15 per cento della Spagna che è al secondo posto al mondo nel riutilizzo del patrimonio idrico. Inoltre pochi sanno che Israele è uno dei cuori propulsori della rivoluzione digitale e high tech dei nostri tempi: e che la maggior parte dei nuovi software, degli strumenti digitali e informatici, della telefonia, nascono qui. Anche il sistema sanitario è molto evoluto. Israele è riuscita a non far lievitare i costi della sanità pubblica: a parità di servizio, ha la metà dei posti letto procapite (due posti letto al posto dei 4-5 dell’Italia e della media europea), e tutto questo grazie a una politica lungimirante, che investe sull’assistenza del paziente a casa, aiutando le famiglie con del personale specializzato che viene a domicilio. Un modello sanitario, quello israeliano, a cui molti paesi oggi cominciano a guardare”.

Scopo principale della kermesse? Fare business, ovviamente. Anche se l’evento milanese si annuncia davvero trasversale. Con mostre, rassegne cinematografiche, totem espositivi posizionati in piazza Duomo, via Dante…, con proiezioni di filmati e gazebo sparsi per il centro. E poi arte, musica, concerti. Come quello della star dell’etno-music, Idan Raichel. O ancora un intero ciclo di conferenze dello scrittore David Grossman. Per il business saranno coinvolti settori come i new media, il turismo, le nanotecnologie, i sistemi di sicurezza, le innovazioni in fatto di tecnologia e riciclo dell’acqua, la robotica… Il 14 giugno i Ministri dell’industria israeliano e italiano si incontreranno con i rappresentanti di più di 600 aziende per attivare accordi di ogni tipo.

A testimoniare della vitalità di un’economia tra le più dinamiche e creative del mondo, ci sono oggi le cifre e l’alta densità di start up nel settore high tech, circa 4000 in un paese con sei milioni di abitanti: non a caso l’high tech costituisce il 50 per cento dell’export israeliano per un totale di investimenti di 780 milioni di dollari nell’anno 2008 contro i 678 milioni di dollari nel 2007. Senza contare le aziende israeliane quotate al Nasdaq, seconde per numero solo a quelle americane. “Oggi l’intero paese è una specie di Silicon Valley. Gli israeliani hanno sviluppato una forma mentis mercuriale e mobile, a tratti febbrile, originata certo dal senso di precarietà ma incredibilmente ricco di frutti. Perché? Beh, innanzitutto Israele è un paese geograficamente compatto, in due-tre ore raggiungi qualunque  posto e questo facilita le relazioni interpersonali dirette; inoltre, è un paese che ha fatto dell’informalità uno stile di vita (nessuno viene chiamato col proprio nome ma tutti portano diminutivi, anche a livello pubblico,- Dudu, Bibi, Muki, Chemi…-; e ancora, gli israeliani possiedono un’endemica propensione al rischio e alla sperimentazione, sono portatori consapevoli di un’etica pionieristica; sono spesso quasi tutti degli immigrati e quindi perfetti conoscitori di processi adattativi e di cambiamento, senza contare il network internazionali tipico degli emigranti, cosa che facilita lo scambio di informazioni”, spiega Jon Medved della Kaufmann Foundation nel suo speech su Israele, incubatore del nuovo, sottolineando anche altri aspetti peculiari, ad esempio un’organizzazione sociale antigerarchica e flat, e una vera comunità sociale, solidale, dove quasi tutti si conoscono personalmente. E se rimettersi in gioco con delle start-up sembra essere diventato lo sport nazionale degli israeliani, altrettanto dicasi per la figura-modello dell’imprenditore, oggi vero super-eroe di massa, stando almeno a quanto scritto nel best-seller Start Up Nation. The story of Israeli’s Economic Miracle, di Dan Senor e Saul Singer, libro in cui veniva spiegato perché, mentre la crisi economica travolgeva l’intero mondo occidentale, Israele ne era rimasto indenne o appena sfiorato.

Israele: che affare!

13-20 giugno: il programma

Dal 13 al 20 giugno, l’Ambasciata Israeliana in Italia porterà a Milano un fitto programma di appuntamenti istituzionali, economici, culturali e d’intrattenimento che avranno come obiettivo promuovere in Italia l’economia, lo sviluppo tecnologico, l’arte, la cultura e il turismo di Israele. Dal 14 giugno apertura del Summit Economico a Palazzo Mezzanotte. Il Summit sarà ospitato dal Ministero Italiano dello Sviluppo Economico, (Onorevole Paolo Romani e la sua controparte, il Ministro Israeliano dell’Industria e Commercio, Shalom Simhon). Tra i relatori: Roberto Formigoni, Guido Podestà, Roger Abravanel, Franco Bernabè (CEO Telecom), Giuseppe Sala (CEO Expò 2015), Ouzi Catz (CEO Telit), Ronni Benatoff (Camera di Commercio Italia-Israele), Emma Marcegaglia (Presidente Confindustria), Alberto Meomartini (Presidente Assolombarda) e molti altri. L’evento porterà circa 600 businessman sia italiani che israeliani. Il Summit sarà suddiviso in panel e incontri B2B tra società divise per settore. I seminari? Tutti in inglese ma con traduttori simultanei, (Innovation and Healthcare and Medical Devices; Robotics for Medical Rehabilitation; Innovating Security – Future Security Challenges Safe Cities & Airport Security Solutions; Innovating New Media; Innovating Water Management). Inoltre, per i partecipanti verranno organizzati incontri one-on-one con gli operatori israeliani e visite professionali il 15 giugno presso alcune aziende italiane. Info: Giovanna 06-36198551; Denise 06-39198525. Mail: econo-sec@roma.mfa.gov.il; econo-assist@roma.mfa.gov.il

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