Un concerto al Teatro La Fenice apre le celebrazioni per i 500 anni del ghetto di Venezia

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di Anna Lesnevskaya

venezia3“Condividere o non lo spazio urbano, vivere insieme o separati?”. Una riflessione attuale tanto 500 anni fa, quando a Venezia fu fondato il primo Ghetto, quanto oggi, nelle città europee e americane paralizzate dalla paura del terrorismo islamico. Lo ha detto il celebre storico britannico Simon Schama al Teatro La Fenice di Venezia, durante la serata che ha aperto un susseguirsi di eventi promossi dal Comitato “I 500 anni del Ghetto di Venezia” per commemorare la fondazione del quartiere ebraico veneziano, avvenuta il 29 marzo del 1516 sotto il dogato di Leonardo Loredan.

Non un festeggiamento, ma una riflessione dovuta su un evento che, certo, non può passare inosservato nella storia ebraica. L’importanza della ricorrenza è stata sottolineata dalla presenza di alte cariche istituzionali italiane, tra le quali il presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini, e il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, e del mondo ebraico rappresentato dal presidente della Comunità ebraica di Venezia, Paolo Gnignati, dal Presidente dell’Ucei, Renzo Gattegna e dal presidente del World Jewish Congress, Ronald Lauder.

“Come ebrei veneziani non siamo certo orgogliosi che il mondo ci sai debitore del termine ‘ghetto’”, ha detto Paolo Gnignati. Ma il Ghetto non significò solo “una condizione di separazione e di grave minorità”, ne è convinto il presidente della comunità veneziana: “Segnalando l’anniversario, vogliamo sottolineare anzitutto la capacità e la caparbietà di un gruppo che, a dispetto delle condizioni e contro ogni ragionevole aspettativa, riuscì a rendere il Ghetto un luogo di sviluppo della Tradizione ebraica ed un crocevia culturale”.

Sul rapporto di costrizione, ma anche di scambio culturale tra gli ebrei e Venezia si è soffermato anche il sindaco della città, Luigi Brugnaro, per cui “la storia della comunità ebraica di Venezia è un esempio straordinariamente positivo di integrazione voluta, cercata, realizzata” e – contro ogni aspettativa – il quartiere fu un vero e proprio “cuore pulsante delle vita finanziaria e commerciale della Serenissima”.

venezia1Renzo Gattegna ha voluto “sgombrare il campo da possibili equivoci riaffermando con forza che gli ebrei non hanno alcuna nostalgia del ghetto, la cui istituzione deve essere ricordata e studiata, ma non festeggiata e celebrata”. Il presidente dell’Ucei ha sottolineato, poi, l’attualità del tema del ghetto, “l’archetipo di ogni forma di esclusione e di isolamento”.

Il presidente del World Jewish Congress, Ronald Lauder, ha ricordato come a 500 anni dalla fondazione del Ghetto assistiamo ancora a nuovi focolai di antisemitismo. “Se tutti gli ebrei se ne andassero dall’Europa domani, sarebbe triste per gli ebrei, ha affermato Lauder, ma sarebbe una tragedia per l’Europa. E questo perché da oltre mille anni gli ebrei contribuiscono a tutti gli aspetti positivi della cultura europea”.

Il momento culmine della serata è stato senz’altro il racconto dei 500 anni della storia del Ghetto, riassunta in venti minuti dallo storico Simon Schama, professore della Columbia University. Il secondo volume della sua Storia degli ebrei (libro che accompagna un documentario di grande successo dallo stesso titolo) sta per uscire in Italia e si apre proprio con le vicende del primo Ghetto. “Il ghetto è qualcosa che ci appartiene tanto oggi quanto ci apparteneva cinquecento anni fa”, ha affermato lo storico, parlando della strage di Bruxelles, simile, col suo cosmopolitismo, alla Venezia cinquecentesca. “Che cosa c’è al cuore di questo orrore se non la possibilità o l’impossibilità della coabitazione, la condivisione di uno spazio urbano da parte di comunità dissimili per credo, lingua, usanze?”, si è domandato Schama.

Lo storico ha sottolineato come gli esempi dei famosi rabbini veneziani del Seicento, Leone da Modena e Simone Luzzatto, ci insegnano l’importanza dell’educazione per mano degli ebrei sulla propria cultura “per liberare il mondo cristiano dalla perenne paranoia associata alla vita e alla cultura degli ebrei”.

La serata si è conclusa con il tanto applaudito omaggio musicale, la prima sinfonia in re maggiore Titano di Gustav Mahler, eseguita dall’orchestra del Teatro la Fenice diretta dal giovane e brillante direttore israeliano Omer Meir Wellber.

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