Saul Steinberg

Le illustrazioni di Saul Steinberg in mostra alla Triennale di Milano dal 15 ottobre

Eventi

di Nathan Greppi
Saul Steinberg (1914-1999) è stato uno dei più celebri illustratori del ‘900: nato in Romania nel 1914, a 19 anni si trasferì a Milano, dove studiò architettura al Politecnico e visse fino al 1942; in quell’anno, dopo essere stato per due anni internato in quanto ebreo prima nel carcere di San Vittore e poi nel campo di concentramento di Tortoreto, fuggì a New York, dove visse fino alla sua morte avvenuta nel 1999. Lì divenne un importante vignettista della rivista New Yorker.

Per ricordare il suo legame con Milano, che ha avuto un impatto significativo sulla sua formazione, la Triennale di Milano ospiterà dal 15 ottobre 2021 al 13 marzo 2022 una mostra su di lui. Come riporta il sito Fumettologica, l’esposizione è curata da Italo Lupi, Marco Belpoliti e Francesca Pellicciari, assieme alla casa editrice Electa. Ci saranno disegni a matita, a penna e ad acquerello, maschere di carta, documenti e fotografie, in una selezione resa possibile dal contributo della Saul Steinberg Foundation e di varie istituzioni, collezionisti e amici di Steinberg.

Una delle illustrazioni di Saul Steinberg dedicata a Milano
Una delle illustrazioni di Saul Steinberg: qui la Galleria Vittorio Emanuele di Milano

 

Prima di arrivare in America, Steinberg aveva già esordito come vignettista satirico sulle riviste milanesi Bertoldo e Settebello, edite rispettivamente da Rizzoli e Mondadori, e per la seconda fu anche membro del comitato di redazione. La sua carriera venne minata con l’avvento delle Leggi Razziali, tanto che alcuni suoi disegni non firmati furono addirittura plagiati e utilizzati dalla propaganda fascista.

Rientrò in Italia nel 1944 come soldato, lavorando presso l’Office of Strategic Services. Al termine della guerra collaborò con lo studio BBPR e con Ernesto N. Rogers, pubblicando i suoi disegni sulla rivista Domus. A Milano realizzò nel 1954 il murales del Labirinto dei ragazzi per la X Triennale, e nel 1961 quello di Casa Mayer in via Bigli; quest’ultimo purtroppo è andato distrutto.

(Foto di Evelyn Hofer. Fonte: Wikipedia)

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