L’iraniano Mahmalbaf presidente del Festival cinematografico di Haifa

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di Roberto Zadik

È proprio vero che generalizzare per qualsiasi nazione, religione o etnia è sempre sbagliato e molto rischioso e che le eccezioni esistono sempre. È il caso del famoso regista iraniano, ribelle e talentuoso, Mohsen Mahmalbaf che capeggerà la giuria del 31esimo Festival cinematografico di Haifa in corso dal 26 settembre al 5 ottobre.

A dare la singolare notizia il sito israeliano Ynet che sottolinea l’impegno sociale, il coraggio e l’apertura d’idee del cineasta, scrittore e attivista politico, nato nel 1957 da una famiglia povera a Teheran e la sua decisione di lasciare l’Iran nel 2005 dopo la vittoria del terribile dittatore Mahmoud Ahmadinejad. Makhmalbaf e sua figlia Samira hanno firmato alla regia opere importanti e d’atmosfera rivelandosi fra i principali cineasti iraniani assieme ai colleghi Abbas Kiarostami (splendido il suo “Il sapore della ciliegia”) e a Jafar Panahi, autore del fortissimo “Il cerchio” sulla condizione femminile nella società iraniana e islamica.

Il  regista torna nello Stato ebraico dopo esserci già stato anni fa in occasione del Festival cinematografico di Gerusalemme e sembra così confermare il suo “feeling” con Israele e il coraggio di esprimere le proprie preferenze e opinioni che nella sua brillante carriera l’hanno esposto a numerosi rischi e  a diversi problemi. Infatti venne incarcerato come oppositore dello Scia di Persia Reza Pahlavi e partecipò numerose volte a rivoluzioni e sommosse in nome della libertà e dei diritti umani. Nella sua brillante carriera Makhmalbaf ha diretto numerosi documentari e importanti pellicole come “Il silenzio” e “Viaggio a Kandahar” sempre sfidando la censura del regime aggiudicandosi premi e riconoscimenti internazionali e come autore ha pubblicato una serie di opere.

Assieme a lui, a Haifa, ci saranno altri prestigiosi nomi del cinema come Claude Lanzmann, il dissacrante regista inglese Peter Greenway – splendido il suo “Ventre dell’architetto”o il macabro “The baby of Macon” – e autori italiani come Sergio Castellitto e sua moglie, la scrittrice Margaret Mazzantini.  Ad aprire la cerimonia ci sarà proprio il 90enne Lanzmann che ricevera un premio alla carriera e in occasione del 70esimo anniversario dalla fine degli orrori dei campi di sterminio verrà proiettata la nuova copia del suo acclamato documentario “Shoah”.

Fra le idee di questa iniziativa ci sarà la proiezione del nuovo film di Greenway sulla vita di Sergei Eisenstein, regista ebreo russo che ha diretto “La corazzata Potemkin” reso celebre da Paolo Villaggio e dal suo esilarante “Il secondo tragico Fantozzi” e un progetto di collaborazione creativa fra arabi e israeliani.

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