Un'immagine della mostra sugli ebrei della diaspora 'Another country'

“Another country, momenti di vita in Diaspora”: un tour fotografico fra i luoghi e le epoche del mondo ebraico

di Roberto Zadik
Fino a dicembre scendendo le scale del  Tempio Centrale, nella Sala Jarach, ci si imbatte in una mostra molto singolare e importante che si chiama “Another Country- Momenti di vita in Diaspora”. Si tratta di un’esposizione non molto ampia ma decisamente interessante composta da immagini espressive e fortemente evocative che raccontano usi e costumi del mondo ebraico in vari luoghi europei ma anche di altri continenti. Passando dalla Francia, all’Eritrea, dal Marocco a Israele, dall’Uzbekistan all’Etiopia questi scatti, tutti in bianco e nero, catturano momenti particolari e decisivi, matrimoni, Bar Mitzvà e celebrazioni, così come ritratti di famiglie e scene di quotidianità.

Durante l’iniziativa, presentata lo scorso 14 ottobre nel programma di eventi presso la Sinagoga Guastalla e realizzata dalla Fondazione Museo Ebraico di Bologna (MEB) in collaborazione col Bet Hatfutsot di Tel Aviv, la curatrice della Sezione didattica del MEB Francesca Panozzo ha illustrato le immagini spiegandone ai visitatori contesto storico e eventuali messaggi ebraici che le caratterizzano. Dalle foto di famiglia parigine o livornesi, dove “i protagonisti si vestivano coi cappelli e le mode dell’epoca senza nessuno che potesse dedurne l’identità ebraica” fino matrimoni e cerimonie degli ebrei etiopi o una donna yemenita che indossava i vestiti tradizionali “mantenuti anche dopo le migrazioni in Israele” come ha evidenziato la Panozzo.

Matrimoni e momenti di festa anche per gli ebrei bulgari e foto della Russia di inizio Novecento con soldati ebrei vestiti in uniforme e profondamente patriottici, negli anni della  Prima  Guerra Mondiale e  e momenti di vita nei primi anni dello Stato di Israele quando la moda era vestirsi semplicemente “pensando alle necessità pratiche e di sviluppo del Paese più che all’estetica e difatti uomini e donne indossavano pantaloncini e vestiti semplici incuranti delle mode” come ha sottolineato la curatrice.

Un affascinante viaggio fra stili, Paesi, società e una cultura ebraica sempre pronta a mantenere riti e tradizioni, sospesa fra persecuzione,  integrazione e assimilazione, ma anche e soprattutto ad adattarsi con il tessuto sociale con cui veniva a contatto nelle varie nazioni e contesti storici e sociali, dall’Est Europa, al Medio Oriente all’Africa del Nord.