Amori e i conflitti da Abramo a Giacobbe al centro del dialogo fra Rav Della Rocca e Alberto Sonnino

di Roberto Zadik (video di Orazio Di Gregorio)
Molto appassionante e di grande attualità, la Torah e i suoi personaggi nascondono interessanti sfumature psicologiche e sono spesso preda di amori, invidie e lotte fratricide, come Caino e Abele, Giuseppe e i suoi fratelli o Giacobbe e Esaù. Su questo argomento, sentimenti, rivalità e invidia e competizione ma anche di amore visto come progetto di vita e di unione famigliare si sono interrogati, al “Museo della Scienza e della Tecnologia “Leonardo Da Vinci” Rav Della Rocca e lo psichiatra Alberto Sonnino, in un dialogo stimolato dalle domande del conduttore della sessione pomeridiana della Giornata europea della cultura ebraica, Davide Romano.

“La riflessione psicologica è molto presente nella tradizione ebraica” ha evidenziato Rav Della Rocca e “l’attualità del testo è sottolineata dal fatto che la narrazione si svolge al presente e i personaggi sono viventi e moderni e non vengono descritti come eroi mitologici e al passato ma come persone normali con le loro debolezze, paure e passioni”.

Citando testi importanti e fortemente introspettivi come il bellissimo volume di Elie Wiesel “Personaggi biblici attraverso il Midrash” i due studiosi hanno analizzato, dal punto di vista religioso e psicanalitico le vicende  celebri e sempre emozionanti del “figlicidio mancato di Abramo nel Sacrificio di Isacco”o le lotte fratricide ma anche “la passione fra Adamo e Eva che si conobbero prima di tutto fisicamente” come ha sottolineato il Rav e l’istinto crudele  di Caino che “nacque già assassino mentre Abele con quel nome che significa soffio viene rappresentato come una nullità, qualcuno che vive perennemente all’ombra di qualcun altro”. Specialmente nel libro di Bereshit, Genesi, ha sottolineato il Rav “i rapporti umani sono al centro delle narrazioni delle parashot. Ad esempio nella storia di Giuseppe e i suoi fratelli si parla di tutti gli sconquassi all’interno della famiglia, dell’invidia verso di lui per la preferenza di suo padre, Giacobbe e verso la sua capacità di farsi da solo”.

Sonnino ha dal canto suo confermato la compresenza di queste tematiche anche nell’ambito psicanalitico fra fratelli, fra uomo e donna e nei vari ambiti relazionali dove ognuno ci mette “il suo sé, le sue esperienze di vita e la sua personalità e i conflitti generazionali ricoprono un ruolo importante” come hanno evidenziato i due relatori. A un certo punto del dibattito, il conduttore ha posto un interessante domande sul perché tanti psicanalisti, da Freud a Fromm fossero ebrei e se ci fosse un legame fra tradizione ebraica e la presenza di tanti psicanalisti di questa fede. Ma esiste una psicanalisi ebraica? “A questo proposito” ha detto Sonnino “non ne sarei così certo, ma fra le tante culture del mondo quella ebraica è la più antica e può esserci stata una influenza sul sapere successivo”.

Successivamente i due studiosi si sono addentrati nel meccanismi dell’animo umano, nello scontro fra “Yetzer Tov, Istinto Buono e Yetzer Ha Ra, istinto cattivo” e le affinità fra testi sacri e letteratura, a questo proposito Sonnino, definendosi “amico del maestro Della Rocca da tanti anni” ha citato “Il giardino dei Finzi Contini” di Bassani e nei legami fra Torah e introspezione e studio delle emozioni e dei conflitti da parte della psicanalisi. Oggetto di studio anche le dinamiche relazionali fra Mosè e Aronne, le competizioni dove “è più difficile essere felici per l’altro che piangere per lui e alla fine ” mentre il Rav per il sacrificio ha messo in luce “quanto è più difficile vivere per Dio che morire per Lui” e sempre sul tema di Abramo e Isacco “il difficile comincia quando i due scendono dalla montagna e tornano alla normalità dopo tre terribili giorni di tensione ”. Fondamentale secondo Rav  Della Rocca l’analisi del rapporto padre e figlio, le necessità per un genitore a un certo punto della vita di “lasciare il posto al suo successore” e questo si vede con un versetto che dice “E Abramo si fece vecchio” accettando l’avanzare dell’età.

Pulsioni, emozioni e stimoli alla conoscenza perché come ha sostenuto anche Sonnino “La Bibbia è densa di riflessioni ed ancora oggi essa mostra una profonda conoscenza dell’animo umano”. In conclusione in tema di Torah il Rav ha ricordato  come nella “Torah ci si trovi di tutto ed essa sia piena di passioni, violenze, stupri e conflitti e come questo sia molto utile per i giorni nostri come analisi psicologica e interrelazionale nella quotidianità. In conclusione egli ha menzionato i prossimi appuntamenti. Il corso di cultura ebraica suddiviso in 10 incontri che partirà al Franco Parenti dal 18 novembre e il Festival “Jewish in the city” il prossimo 2 dicembre.