Vincent Van Gogh

Van Gogh e gli ebrei? Il legame segreto con mercanti, personaggi e mecenati che lo resero celebre 

Arte

Lo stretto rapporto del grande pittore olandese Van Gogh con gli ebrei, sia con collezionisti come Paul Cassirer che lo resero famoso in Europa, sia con i soggetti di alcuni ritratti,  come il libraio Blok. 

di Roberto Zadik  

Vincent Van Gogh nei suoi 37 anni di vita è stato un pittore fra i più geniali e tormentati, sempre in bilico fra vitalità e disperazione, fra lucidità e follia ma non si è mai parlato del suo stretto rapporto con gli ebrei.

Non solo in quanto vari collezionisti di religione ebraica, secondo l’interessante articolo del Times of Israel, diffusero le sue opere specialmente dopo la sua prematura scomparsa probabilmente per suicidio il 29 luglio 1890  ma anche perché pare che egli fosse attratto da personaggi appartenenti al mondo ebraico olandese. Secondo l’articolo uscito domenica 24 ottobre e firmato da Matt Lebovic, pioniere nella diffusione dell‘opera di Vincent fu il collezionista ebreo tedesco Paul Cassirer che 120 anni fa,  nel 1901, undici anni dopo la scomparsa del grande artista olandese,  organizzò a Berlino la prima esposizione di lancio dei suoi quadri in Germania.

Fu una mossa fondamentale che fece conoscere al grande pubblico prima tedesco e poi europeo  l’acclamato autore di capolavori come  I Girasoli o Notte stellata.  Secondo l’intervista  del sito allo storico Charles Dellheim da quel momento la fama di Van Gogh esplose legandosi  indissolubilmente ai destini degli ebrei europei e americani. Dellheim, docente dal 2001 all’Università di Boston, ha evidenziato il contributo di Cassirer e degli ebrei europei all’arte, nel suo nuovo libro uscito lo scorso 21 settembre Appartenenza e tradimento, come gli ebrei hanno modernizzato il mondo artistico. Ebbene proprio nelle pagine del testo egli ha sottolineato come i mercanti ebrei abbiano contribuito alla commercializzazione di vari autori, da Cezanne, Monet e Picasso e soprattutto Van Gogh che sembrerebbe aver ispirato particolarmente storici, critici e pittori di religione ebraica.

Ma quali erano invece i sentimenti del pittore olandese verso gli ebrei? Nato in una famiglia profondamente religiosa, il 30 marzo 1853 a Zundert, paesino del sud dell’Olanda e vicino al confine con il Belgio, il Times of Israel rivela che Van Gogh spesso dipinse luoghi ebraici e personaggi ebrei come il libraio Blok oggetto di uno dei suoi ritratti, noti per la loro espressività. In cerca di una occupazione che stabilizzasse la sua inquieta e ipersensibile personalità, sembra che l’artista de I girasoli  e Notte stellata  fosse molto attratto dai quartiere ebraici delle città olandesi di Hague e di Amsterdam in cui ritraeva atmosfere e passanti. Citando l’esposizione newyorkese Van Gogh an Immersive experience tenutasi quest’estate a New York, il sito sottolinea come l’artista amasse i luoghi solitari e i paesaggi di campagna, come dimostra il suo “testamento artistico” Campo di grano con volo di corvi che fu dipinto dall’artista tre settimane prima di morire l’8 luglio del 1890.

Personalità magnetica, schiva e perennemente insoddisfatta Van Gogh ha  ispirato vari film, da Brama di vivere interpretato magistralmente dal grande attore ebreo americano Kirk Douglas a uno degli episodi del film Sogni di Akira Kurosawa. A proposito del suo legame con il mondo ebraico, il sito evidenzia gli sforzi del collezionista Cassirer (definito da Dellheim “intellettuale coraggioso e innovativo”)   che dovette implorare Johanna Van Gogh, vedova di Theo – adorato fratello di Vincent e curatore della sua opera dopo la sua scomparsa, di dare il permesso di esporre alcuni dipinti da lui firmati. Finalmente dopo vari tentativi, Cassirer riuscì a mostrare al pubblico cinque opere di Van Gogh, durante l’esposizione annuale a Berlino Secessione Berlinese. Ma Cassirer non si fermò qui.  Nella sua tenacia e con grande intuito non si limitò alla propria attività ma creò un circolo di collezionisti estremamente esperti a cui vendere i suoi quadri e nelle sue esposizioni mischiava classici come El Greco e autori all’avanguardia dell’epoca come Renoir e lo stesso Van Gogh.

In seguito, come ha sottolineato Dellheim nel suo testo, “Van Gogh, artista intenso ed estetico, e quell’esposizione stimolarono alcune gallerie e musei tedeschi che cominciarono a richiedere le sue opere”. Purtroppo le devastanti conseguenze della propaganda antisemita degli anni ’20 e del nazismo  hanno radicalmente stravolto la situazione già dalla fine della Prima Guerra Mondiale. Nonostante tutto quello che accadde, però, quella spinta data da Cassirer, scomparso anche lui tragicamente per suicidio a quasi 56 anni nel gennaio 1926,  conservò la sua forza innovatrice e tutto continuò negli Stati Uniti. E lo dimostra l’esposizione su Van Gogh a New York e la tormentata vivacità delle sue opere, capaci di attraversare le epoche, la storia e di arrivare fino ad oggi, anche grazie al lavoro dei collezionisti ebrei come Cassirer che fecero conoscere e apprezzare la sua arte inimitabile  al mondo intero.

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