I giocatori di football di Henri Rousseau

Arte “degenerata”. Dipinti e sculture dal Guggenheim di New York in mostra a Milano fino al 1 marzo 2020 

Arte

di Michael Soncin
La mostra dal titolo “ Guggenheim – La collezione Thannhauser – Da Van Gogh a Picasso”, curata da Megan Fontanella, offre la possibilità di ammirare presso Palazzo Reale a Milano fino al 1 marzo 2020 artisti del calibro di Cézanne, Degas, Gauguin, Manet, Monet, Kandinskij e tanti altri ancora. 

Tutte o quasi tutte le opere degli artisti in esposizione erano classificate dai nazisti come arte degenerata, in tedesco entartete Kunst, poiché esse non erano in linea con i canoni estetici ed i principi tipici della razza ariana, motivo per il quale essi ripudiavano le diverse forme d’arte contemporanea in quanto percepite come una minaccia per la sopravvivenza dei valori stessi dal nazi-fascismo.

Furono molti i capolavori sottratti ai proprietari durante la seconda guerra mondiale da Hitler e poi in seguito nuovamente saccheggiati. 

“Palazzo Reale – ha affermato il Sindaco di Milano Giuseppe Sala all’inaugurazione della mostra il 17 ottobre – apre la stagione espositiva con la proposta dei meravigliosi capolavori d’arte della collezione Thannhauser, donati da Justin K. Thannhauser alla Solomon R. Guggenheim Foundation in New York. Esposti per la prima volta in Europa in esclusiva, le opere hanno viaggiato in soli due altri prestigiosi musei oltre Milano per questo tour espositivo: il Guggenheim Bilbao e l’Hôtel de Caumont di Aix-en Provence”. 

Pablo Picasso "Donna dai capelli gialli"

Pablo Picasso “Donna dai capelli biondi” (1931)

Chi erano i Thannhauser

Justin K. Thannhauser (1892-1976) è stato un mercante e gallerista d’arte tedesco – figlio di Heinrich Thannhauser, anch’egli commerciante d’opere d’arte –  a cui va il merito di aver diffuso e sviluppato l’arte moderna in Europa.

Durante i primi anni del novecento venne mandato dal padre i giro per l’Europa per apprendere la storia dell’arte la psicologia e la filosofia, studiando a Parigi, Firenze e Berlino. In quegli anni venne a contatto con studiosi come il filosofo francese Henry Louis Bergson, premio Nobel per la letteratura nel 1927 e lo storico d’arte svizzero Heinrich Wölfflin.

“Sono i Thannhauser – spiega Domenico Piraina, Direttore del Palazzo Reale – che aiutarono a far conoscere artisti precedentemente poco conosciuti come Vincent Van Gogh ed Henry Rousseau. Sono sempre loro ad ospitare nel 1913 la prima mostra in Germania dei nostri Futuristi e furono sempre loro che, partecipando nello stesso anno, al celeberrimo Armory Show di New York, ebbero il merito di introdurre l’arte moderna europea negli Stati Uniti. Si calcola che passarono nelle mani un centinaio di dipinti di Van Gogh e quindi il loro contributo nella promozione dell’artista olandese fu assolutamente decisivo. Lo scoppio della seconda guerra mondiale costrinse poi la famiglia Thannhauser a lasciare la Germania e a rifugiarsi prima a Parigi e poi a New York. Successivamente Justin Thannhauser perse il primo figlio ucciso in guerra proprio in Italia nel 1944, il secondo morì suicida nel 1952, la sua adorata moglie Kate morì nel 1960. Nonostante la sofferenza provocata da queste tragedie, egli procedette con il gesto di civiltà e di altruismo di donare le sue opere al Guggenheim”.

“Dopo aver vissuto per cinquecento anni in Germania – dichiarò Justin Thannhauser dopo aver perso moglie e figli – la mia famiglia è ora estinta. Per questo desidero donare la mia collezione”. Ed è attraverso tale donazione che dirà “l’opera di tutta la mia vita trova infine il suo significato”.

I Guggenheim

Era il 1963 quando Thannhauser decise di voler donare le sue opere, che comprendevano numerosi dipinti, disegni e sculture alla Solomon R. Guggenheim Foundation. È un cognome che tutti noi conosciamo, ma chi erano quindi i Guggenheim?

Ebrei originari dalla Svizzera furono una famiglia di finanzieri americani, dediti alla promozione di svariate attività culturali e filantropiche. Solomon R. (1861-1949) acquistò diverse opere d’arte verso la fine del diciannovesimo secolo, mostrando particolare interesse verso l’arte contemporanea, finendo poi col mettere in piedi una delle più importanti raccolte al mondo che trovano oggi spazio nel famosissimo museo Newyorkese a forma di chiocciola che prende il suo nome. Peggy invece era la nipote di Solomon R, ed è a lei che va riconosciuto il merito di aver fatto conoscere al mondo intero artisti rivoluzionari come Jackson Pollock e Mark Rothko. Tappa d’obbligo per ogni turista a Venezia a Palazzo Venier è il museo che raccoglie la sua collezione. 

In fuga dall’Europa nazista

“La storia personale di Justin Thannhauser – dalle parole di Richard Armstrong, Direttore del Solomon R. Guggenheim Museum and Foundation – rispecchia quella drammatica della sua generazione. Il collezionista ebreo tedesco, fuggi dell’Europa occupata dai nazisti durante la seconda guerra mondiale e all’inizio degli anni quaranta si trasferì a New York. Justin istituì la Thannhauser collection, che ufficialmente entrò a far parte del patrimonio del Guggenheim nel 1978 come donazione effettuata a suo nome, anche per rendere omaggio alla sua famiglia, in particolare al padre Heinrich e alla prima moglie e collezionista Käthe. Il generoso gesto segnava l’apice dell’incessante impegno di Thannhauser nel promuovere artisti, in particolare impressionisti, postimpressionisti e altri primi modernisti. Queste opere ci consentono di risalire alle origini del modernismo, alla fine dell’Ottocento, rivelando le sperimentazioni formali e tecniche che caratterizzarono la produzione delle avanguardie di quel periodo e degli anni immediatamente successivi”.

È bene ricordare che alcune delle opere appartenenti ai Thannhauser rimaste in Germania furono distrutte in un raid areo, altre invece rimaste a Parigi furono trafugate quando la Francia era sotto l’occupazione dei tedeschi. 

La sua abitazione di New York diventerà il luogo dove, nell’arco di due decenni avrà modo d’incontrare grandi personalità del mondo della cultura, dell’arte, della musica, e della fotografia come Henri Cartier-Bresson, Leonard Bernstein, Arturo Toscanini e Marcel Duchamp.

 

Van Gogh "Montagne a saint-Remy"

Vincent Van Gogh “Montagne a saint-Remy”

Picasso, Van Gogh, Rousseau, Degas e gli altri

Nella mostra, ritroviamo ben tredici opere di Pablo Picasso il quale strinse una grande amicizia con Justin Thannhauser. L’Aragosta e il gatto del 1965, fu il regalo di nozze che fece l’artista spagnolo ai coniugi Thannhauser; quadro che riporta una dedica all’amico collezionista piena d’affetto. Tra i diversi dipinti del genio spagnolo spicca per la sua vivacità cromatica Donna dai capelli gialli, un olio su tela e ripolin del 1931, in cui ritrae Marie-Thérèse Walter, una delle sue muse; oltre (per gli amanti del genere) ad un pastello su carta di piccole dimensioni dal titolo Il picador. Attraverso i tre ritratti di donna presenti nella sala possiamo distinguere pienamente le varie fasi dell’evoluzione del suo complesso percorso. 

Il quadro, I giocatori di football, è la copertina-manifesto della mostra. Fu dipinto da Henri Rousseau nel 1908, artista francese che iniziò a dipingere attorno all’età di quarant’anni. 

“Dipingeva – così scrisse il grande critico d’arte ebreo Ernst Gombrich – con colori semplici, pure e a contorni nitidi, ogni singola foglia su di un albero e ogni stelo d’erba su un prato. Eppure nei suoi quadri, per goffi che possano apparire a un raffinito, c’è qualcosa di così vigoroso, semplice e poetico che si deve riconoscere in lui un mastro”. 

Di Edgar Degas sono esposte delle sculture in bronzo, tra le quali delle ballerine, soggetto che più lo rese famoso, tema spesso rappresentato anche attraverso la tecnica del pastello su carta. 

Del pittore olandese Vincent Van Gogh sono presenti tre opere, tra cui Montagne a Saint-Rémy, olio su tela dipinto nel 1889. E forse se non fosse per il gallerista Heinrich Thannhauser padre di Justin, oggi Van Gogh non sarebbe così famoso com’è oggi, il quale contribuì com’è già stato detto a farlo conoscere al grande pubblico, presentando nel 1908 una delle più grandi retrospettive dedicata a Van Gogh in Germania, dove aprì a Monaco nel 1905 la prima galleria.

Un percorso unico e affascinante che Bet Magazine ha visitato per voi in questi giorni tra le opere del maestro del puntinismo Georges Seurat, la Montagna Blu olio su tela di Kandinskij, fino al Ritratto di Mistinguett del pittore e scrittore francese Francis Picabia

Rubate da Hitler e depredate di nuovo

Durante il secondo conflitto mondiale le opere d’arte saccheggiate di Hitler, finirono per essere nuovamente depredate durante gli ultimi giorni della guerra da una parte disperata della popolazione tedesca. Una nuova ricerca sta aiutando a ritrovare quanto andato perso.  È quanto riporta Catherine Hickley in un suo articolo uscito il 29 Luglio del 2019 sul The New York Times – International Edition. 

Era il 29 aprile del 1945, nelle strade di Monaco regnava il caos, era anche il giorno prima del suicidio di Hitler nel suo bunker a Berlino, avvenuto il 30 aprile, mentre le truppe americane si stavano avvicinando folle di persone assaltarono l’edificio del Führer, portando via oltre al cibo numerosi dipinti. 

“I ricercatori hanno scoperto che gli edifici di Monaco contenevano ancora circa 1.500 opere, e almeno 700 sono state saccheggiate in due giorni – molti più di quanto si pensasse”. 

In passato non era stato fatto molto dai funzionari tedeschi per recuperare le oltre 400 opere ancor oggi mancanti dell’edificio assalito nel 1945, ma ora il governo tedesco sta facendo degli sforzi concreti per ritrovare quanto andato perduto. 

“Un ostacolo alla piena restituzione delle opere, anche quando vengono ritrovate – scrive la Hickley -, è un principio della legge tedesca noto come Ersitzung. Stabilisce che chi acquista un oggetto in buona fede e lo possiede da 10 anni diventa il legittimo proprietario, perciò in Germania, anche nei casi in cui il governo cerca di restituire un’opera che ha trovato, può essere difficile rimuoverla legalmente da un collezionista che l’ha acquistata senza sapere che è stato rubata”.

Lo storico dell’arte Stephen Klingen, coinvolto nel progetto, ritiene che in determinate situazioni il governo dovrebbe prenderne in considerazione l’acquisto. 

“Questi lavori affiorano sporadicamente all’asta, ed è probabile che ne verranno fuori altri – ha dichiarato Klingen-; pensiamo che sia importante sensibilizzare sulla loro storia e sviluppare una politica per affrontarli invece di ricominciare da capo ogni volta che un nuovo caso riaffiora. L’ambiente legale non è favorevole alla restituzione agli eredi dei proprietari originali”. 

Fino al 1 marzo 2020 in mostra a Palazzo Reale a Milano

Catalogo della mostra: “Guggenheim. La collezione Thannhauser. Da Van Gogh a Picasso”, Skira Editore, pp. 128; euro 29,00. 

 

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