Salvaguardia del patrimonio ebraico

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La Comunità ebraica di Vercelli continua a stupire, grazie all’energia della sua presidente Rossella Bottini Treves. Mentre procede il restauro graduale della grande sinagoga, sono appena stati inaugurati i due edifici del cimitero fino a un anno fa in completo abbandono. Il restauro, curato dagli architetti Alessandra Bordieri e Andrea Costa, è stato reso possibile da una generosa donazione di una famiglia di origine vercellese, una parte della quale vive ora negli Stati Uniti.
L’inaugurazione si è tenuta il 27 maggio, alla presenza di rav Somekh e di una folta rappresentanza, oltre ai vercellesi, delle Comunità ebraiche di Torino e di Firenze. Il restauro ha riguardato non solo il cimitero ma anche l’aron della sinagoga, grazie al finanziamento della Fondazione Banca Popolare di Novara per il territorio e della Fondazione S. Paolo di Torino.
In questi anni la Fondazione per i Beni culturali ebraici in Italia – Onlus ha seguito tutti gli interventi di recupero del patrimonio artistico della Comunità vercellese.

Il restauro dell’aron

La porta dell’aron ha-Kodesh presentava un notevole stato di degrado e tutte le decorazioni apparivano fortemente ossidate con corrosioni profonde. La parte lignea era annerita da fumi e polveri e danneggiata da approssimative opere di pulitura nel corso degli anni passati. Le due larghe fessure, quasi simmetriche, che si aprivano dall’alto verso il centro testimoniano che le tavole di noce provenivano dallo stesso tronco.
La pulitura dell’ossidazione delle scatole d’ottone, delle formelle e delle decorazioni bronzee, è stata effettuata manualmente. È stata eseguita la doratura galvanica per immersione, con successive tamponature manuali delle parti rimaste in “ombra”, come i particolari molto in rilievo delle fusioni (vasellame, utensili, aste, ecc.). È seguita la brunitura mediante strofinio con ovatta. Nelle parti rimaste in “ombra”, la brunitura è stata eseguita, sempre manualmente, con brunitoio d’acciaio. L’oro in superficie è oro giallo (detto ‘zecchino’) puro, cui non sono state aggiunte sovrapposizioni galvaniche o chimiche. La protezione finale è stata eseguita manualmente, stendendo uno strato di gommalacca decerata.
Sono state inoltre ricostruite alcune decorazioni mancanti: il rosone sinistro, le quattro decorazioni a cuspide ai lati dei rosoni, la decorazione laterale della prima formella destra, la cornice della terza formella destra. Le parti ricostruite, sono state ottenute per fusione dal modello, eseguendo l’impronta fronte e retro di cera e, ottenuta l’impronta definitiva, si sono eseguite le fusioni a cera persa.
Il restauro è stato effettuato da Luigi Nardin Restauri, di Varallo Pombia.
Sulla prima formella in alto a sinistra con la rappresentazione delle Tavole della legge, è emerso chiaramente il nome del fonditore: “A. Galli fece Torino 1878”.

Il restauro del cimitero
Il progetto di restauro, realizzato nel Cimitero Ebraico di Vercelli (1800), ha preso in considerazione i due edifici che sorgono sull’area verde destinata alle sepolture: la Camera mortuaria (1850) e la ex Casa del custode (1920).
Entrambi gli edifici presentavano forti elementi di degrado, le coperture erano sfondate da decenni causando ingenti infiltrazioni d’acqua che hanno lentamente deteriorato gli intonaci.
Il restauro ha perseguito una linea “conservativa”, ovvero si è posto come obiettivo quello di “conservare” gli edifici nella loro forma e nella loro materia, cercando di non demolirne le parti per poi ricostruirle, ma di ripulire e consolidare gli elementi esistenti.
Si è proceduto con il rifacimento delle coperture, delle quali si è mantenuta la struttura portante, per rifare solo l’orditura secondaria e il manto, realizzato in coppi di recupero per la Camera mortuaria e in lastre di ardesia per la Casa del custode.

Gli intonaci delle facciate sono stati ripuliti attraverso impacchi e lavaggi che eliminano i sali emessi dalle murature umide, sono state quindi eliminate tutte le malte cementizie che nel corso degli anni hanno favorito il movimento di sali solubili all’interno della muratura e degli intonaci originari, creando rigonfiamenti e macchie. Le lacune così create sono state risarcite con un rinzaffo di malta a base di calce idraulica e un successivo strato di grassello di calce. Tutti gli intonaci ritrovati sono stati consolidati con più mani di acqua di calce, che serve a restituire vigore al legante originario restituendo compattezza al materiale degradato. Questo procedimento ha permesso di ridare corpo alla materia esistente di avere una base sana per le velature, che hanno ripreso i colori originari delle facciate, compreso la decorazione a fasce rosse e gialle della Casa del custode.
Lo stesso procedimento è stato seguito per pavimenti e serramenti, che sono stati recuperati nella loro interezza, trattati con prodotti antitarlo e finiti con olio di lino.
I due edifici del Cimitero Ebraico di Vercelli vivono così un nuovo periodo della loro esistenza, senza presentarsi con un volto ricostruito dal restauro, ma ritornando a mostrare i loro caratteri originari curati e consolidati.
(a.b.)

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