Intervista a Daniele Nahum

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Nel Congresso Ugei di fine ottobre Nahum rimetterà il mandato dopo tre anni. La sua presidenza è stata caratterizzata dall’apertura verso la società italiana e i grandi temi etici

A fine ottobre i giovani ebrei italiani torneranno a riunirsi a Congresso; questa volta la città ospite è Milano e l’Ugei sta curando in questi giorni la preparazione dell’evento. Sarà esaminato il lavoro svolto durante l’ultimo anno e saranno presentate mozioni che impegneranno per l’anno prossimo il Consiglio Esecutivo. (info: www.ugei.it).
Il Bollettino ha incontrato il presidente uscente Daniele Nahum, che ha ricoperto il mandato negli ultimi tre anni, per parlare delle realizzazioni e dell’evoluzione che ha avuto l’Ugei e delle prospettive future dell’organizzazione giovanile ebraica italiana.

Come sono stati quesi tuoi tre anni da presidente Ugei ?
Sotto la mia presidenza e con il contributo del Consiglio, i numeri che segnalano la partecipazione dei giovani agli eventi e agli appuntamenti importanti sono aumentati in maniera consistente. Al congresso di Livorno, nel 2006, eravamo in 45 votanti. L’anno dopo a Bologna i votanti erano 80 e l’anno scorso a Firenze, siamo saliti a 110 con una presenza di 150 ragazzi da tutta Italia; venti ragazzi si erano candidati per entrare nel consiglio esecutivo. Abbiamo realizzato due importanti feste di Purim a Milano, in collaborazione con i giovani Chabad di Rav Levi Hazan e Efes2 che hanno avuto la partecipazione di 700 ragazzi il primo anno e di oltre 1100 persone provenienti da tutta Europa nel 2008.
Abbiamo creato gruppi locali dell’Ugei a Firenze, Livorno, Genova e Milano che hanno svolto attività sul territorio e che hanno contribuito a tenere in contatto i giovani ebrei delle piccole comunità.

La caratteristica che più colpisce della tua presidenza è la volonta e la capacità che hai avuto di portare verso l’esterno l’Ugei, rendendola protagonista della vita pubblica, dai temi dell’integrazione alle questioni umanitarie.
Io credo sia importante, per l’ebraismo italiano, essere protagonista attivo della vita pubblica del nostro Paese. In questi tre anni ci siamo concentrati sul problema dell’integrazione delle minoranze nel nostro Paese e sulla causa dei diritti umani. Dal 2007 siamo tra i promotori del Global Day For Darfur e siamo in prima fila per la difesa dei diritti degli studenti iraniani. Una nostra proposta lanciata a tutti i Sindaci di Italia, di intitolare una strada al 9 luglio 1999, che ricorda il giorno della più grande rivolta degli studenti contro il regime, è stata votata, lo scorso luglio, all’unanimità dal Consiglio Comunale di Milano. Abbiamo inoltre affrontato il tema dell’integrazione delle minoranze, ivi comprese le minoranze religiose e culturali presenti nel nostro Paese, perché crediamo che questo sia un tema che riguarda anche noi e non è ancora affrontato con la dovuta attenzione. Una recente ricerca del Censis ha restituito l’immagine di un Paese in cui sono presenti quasi quattro milioni di immigrati, in cui si parlano 150 lingue. In questo quadro inedito della realtà sociale italiana, si registrano il riemergere di uno strisciante antisemitismo e preoccupanti episodi di islamofobia.
Per ostacolare queste tendenze, pensiamo che l’Italia debba dotarsi al più presto di un modello di integrazione vincente.
Un famoso scrittore indiano di religione Musulmana, Fareed Zakaria, in un suo celebre libro intitolato Democrazia senza libertà, ci spiega che i Paesi che sono riusciti ad integrare meglio i differenti gruppi etnici si sono maggiormente sviluppati a livello economico e culturale, rispetto alle società che non l’hanno fatto.
Per questo crediamo che il nostro Paese debba affrontare con urgenza questo tema, che riguarda il futuro dell’intera Nazione e sicuramente (ed anche in maniera significativa!) il futuro dell’ebraismo italiano.
Nel trattare il tema abbiamo però sempre tenuto presente la massima di Anthony Giddens secondo cui “non ci sono diritti senza responsabilità”, credendo che i doveri che un cittadino ha nei confronti della società non vadano assolutamente dimenticati.
Grazie a questa visibilità verso l’esterno, abbiamo instaurato importanti relazioni con le Istituzioni. Con il presidente del Consiglio Comunale di Milano, Manfredi Palmeri abbiamo avuto un rapporto molto proficuo dal punto di vista politico e culturale e umano. Alla recente giornata europea della cultura ebraica, Piero Fassino ha scelto di incontrare l’Ugei e Pierluigi Bersani si è rivolto a noi per organizzare un incontro privato con la Comunità Ebraica di Milano. Aggiungo con soddisfazione che il rapporto instaurato con la Provincia di Milano e con l’allora presidente Filippo Penati, ha fatto sì che il Progetto per uno spazio per i giovani presentato da Leone Soued, da Daniele Schwarz e da me, andasse in porto. A breve, la Provincia di Milano darà alla Comunità Ebraica questo spazio.

Che cosa c’è nel tuo futuro?
Come tutte le esperienze anche questa è giunta al termine e credo che sia giusto passare la mano ad un’altra generazione. Indubbiamente è stata l’esperienza umana e politica più bella della mia vita che mi ha dato tanto e non posso fare altro che ringraziare tutti gli amici che mi hanno aiutato in questi anni. Sono stati tre anni che mi hanno coinvolto totalmente. In futuro vorrei mettere a disposizione delle Istituzioni ebraiche il patrimonio di esperienza ed umano che ho avuto la possibilità di accumulare grazie a questa importante responsabilità, che ho avuto il privilegio di condividere con moltissimi amici. Spero di averne l’opportunità.

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