Dove va la Comunità

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Assimilazione e deficit i grandi problemi.

L’associazione Bené Berith di Milano ha invitato la Giunta della Comunità ad una serata di confronto sulla situazione dell’ebraismo milanese, dopo due anni di attività di questo Consiglio. Molti i temi affrontati grazie alle domande di un pubblico partecipe e numeroso. La serata, moderata dal presidente del Bené Berith Joseph Bali, è stata aperta dalle parole del presidente della Comunità Leone Soued, che ha subito invitato gli intervenuti a porre le loro domande.

La prima, di Raffaele Picciotto, ha toccato il tema demografico: qual è l’esatta consistenza della Comunità e quali politiche sono attivate per “avvicinare i lontani”?

Questo è il problema più drammatico dell’ebraismo italiano, ha risposto Soued. I dati dell’Ucei sono preoccupanti: solo 15 anni fa erano censiti 35.000 ebrei in Italia. Oggi sono 23.000. Escluse Roma e Milano, le altre comunità italiane contano in poche centinaia se non in decine i propri iscritti. L’assimilazione e i matrimoni con non ebrei si stanno moltiplicando, tanto che in alcune comunità si arriva al 90 per cento. “L’unica barriera reale all’assimilazione”, ha detto Soued, “è la cultura, la tradizione ebraica che per prima la famiglia deve trasmettere, poi la Comunità deve assicurare”. Importanti sono anche le associazioni che riuniscono ebrei con storie personali diverse. “L’unica vera sfida è l’educazione ebraica ed è per questo che la Comunità investe tanto nella sua Scuola”. Non ci si deve nascondere che l’ebraismo italiano è a forte rischio.

A questo proposito, l’assessore ai Servizi sociali Avram Hason ha sottolineato come sia importante formare nuovi maestri ed educatori per la Scuola e sostenere i movimenti giovanili, Bené Akiva e Hashomer Hatzair che a Milano coinvolgono circa 300 ragazzi.

Michele Arditi ha posto il problema degli iscritti che restano formalmente all’interno della Comunità ma non partecipano con un contributo economico al suo sostentamento: una percentuale importante che va assolutamente coinvolta.



Michele Sciama, a questo proposito, ha proposto di realizzare il progetto dell’inchiesta sulla Comunità, che avrebbe dovuto essere condotta già qualche anno fa, per sapere quali siano i motivi dell’allontanamento di molti dalla Comunità, quali siano le reali esigenze cui dare una risposta concreta.

Il tema dell’assimilazione è stato invece ripreso da Dolfi Diwald, che ha ricordato le tappe che negli anni Settanta avevano portato all’apertura del Centro Sociale Maurizio Levi, proprio come risposta all’allontanamento dei giovani nell’età postscolare. 100 famiglie ebraiche si formarono in quegli anni, in cui i giovani avevano una loro sede prestigiosa e centrale a Milano, per incontri quotidiani, feste, balli israeliani, conferenze, proiezioni di film o partite di calcio. “Oggi la Comunità dovrebbe dare ai giovani un luogo in cui potersi organizzare autonomamente, secondo le esigenze e i gusti che sono senz’altro diversi ma hanno sempre bisogno di un luogo dove realizzasi”. “Il problema dell’assimilazione riguarda i giovani che sono usciti dalla Scuola e non hanno più l’età per frequentare i movimenti Bené Akiva e Hashomer”.

A Diwald ha risposto l’assessore ai giovani David Piazza. Secondo lui oggi i giovani non sentono l’attaccamento a un luogo specifico ma preferiscono organizzare incontri in locali trendy e “vedersi” e comunicare su internet. La Comunità attraverso l’ufficio giovani e l’etichetta Efes2 promuove serate a tema periodiche che riscuotono un buon successo.

Rosanna Bauer Biazzi ha chiesto chiarimenti sulla vendita della vecchia sede della Casa di Riposo, che avrebbe già dovuto essere perfezionata. Il presidente Soued ha informato sui problemi burocratici che si sono frapposti alla conclusione di questa pratica che ovviamente è di importanza cruciale per le gestione economica della Comunità e che si spera giunga al più presto in porto.
Un altro progetto in cantiere è quello di un consultorio familiare che la Comunità dovrebbe aprire e gestire a favore di tutta la cittadinanza milanese, e quindi non solo per gli iscritti. “Gli ebrei di Milano”, ha detto Avram Hason, “ricevono tanto da Milano ed è giunto il momento di dare qualcosa in cambio. Il consultorio avrà assistenti sociali, un ginecologo, uno psicologo, una infermiera. L’Ucei finanzierà una parte dell’affitto dei locali, poi dopo un certo periodo potremo ottenere un finanziamento regionale”.

L’assessore Michele Boccia ha parlato poi della situazione della Scuola della Comunità, che si sta rinnovando nelle sue strutture, il giardino in particolare, e nei programmi seguendo le direttive ministeriali. Una Scuola che dà un insegnamento di qualità ma che cerca “di non lasciare indietro nessuno”. La forza della Scuola della Comunità è di essere “onnicomprensiva”, di seguire i bambini dal nido fino ai licei.

Giordana Mosseri è intervenuta per sottolineare come una parte consistente della Comunità, rappresentata dalle diverse edòt, non partecipa ad incontri aperti come questa stessa serata. L’integrazione dei vari gruppi a tanti anni dall’arrivo a Milano sembra ancora un problema. Anche su questo tema il pubblico è intervenuto con diversi pareri e proposte, nel corso di una serata che, oltre a far luce su diversi aspetti della gestione ordinaria della Comunità, ha rappresentato un momento di confronto utile e significativo, anche per il modo positivo e privo di aggressività in cui si è svolto, nello stile del Bené Berith.

Il presidente Bali, in conclusione della serata, ha ricordato gli scopi dell’associazione e in particolare i progetti di assistenza in corso: borse di studio, sostegno ai ragazzi dislessici della Scuola ebraica, copertura del costo dei campeggi estivi e invernali di BA e HH per i ragazzi.

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