La Scuola e la Comunità abbracciano Or Lamishpahot

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di Natalia Flom

Anche quest’anno la comunità ha ospitato il gruppo Or LaMishpaot — “luce per le famiglie” — un’associazione che riunisce genitori accomunati dal dolore più grande: la perdita di un figlio, caduto in un attacco terroristico o sul fronte. Il Noam accoglie queste famiglie ogni anno per offrire loro calore, vicinanza e un momento di condivisione. L’incontro si è svolto nel contesto della celebrazione di Lag Ba’Omer.

La serata, nell’Aula Magna Aron Benatoff della Scuola,  alla presenza di rav Arbib, rabbino capo di Milano, di assessori e consiglieri, si è aperta con il coro dei bambini del Talmud Torah del Noam, preparato con settimane di lavoro da Rachel Nassimiha, che ha curato l’evento con grande dedizione.
Rav Simantov ha dato il benvenuto alle famiglie presenti, esprimendo la vicinanza della comunità e rendendo omaggio al loro eroismo. Ha ricordato come, nonostante il dolore, sia necessario andare sempre avanti e onorare la vita come un dono prezioso.

Ha poi preso la parola, in ebraico, Irit, rappresentante del gruppo Or LaMishpahot, la cui testimonianza è stata tradotta in italiano da Alfonso Sassun affinché tutti potessero cogliere la profondità delle sue parole. Irit ha ribadito come il popolo ebraico sia una grande famiglia, e come i ragazzi caduti siano stati educati a donare — anche a costo della vita — per un ideale più grande.
È intervenuto successivamente Rav Pérez, presidente del Congresso Sionista Mondiale, che ha parlato nelle vesti di padre: suo figlio è morto tragicamente il 7 ottobre, e solo dopo due anni la sua salma ha potuto fare ritorno in patria. Ha ricordato come tutti questi ragazzi siano caduti per difendere Israele e l’intero popolo ebraico — perché questo è ciò che si fa in una famiglia: aiutarsi e proteggersi sempre.
Ha concluso gli interventi Walker Meghnagi, che ha ringraziato le famiglie e ribadito come anche la diaspora abbia sofferto profondamente per i tragici eventi del 7 ottobre e per il calvario degli ostaggi. Il popolo di Israele deve restare unito, nella speranza che un giorno arrivi la pace.

La novità più significativa di quest’anno è stata la partecipazione non solo del Noam e della Comunità, ma anche del Tempio Joseph Tehillot, Beit Chabad, enti e di tutti i movimenti giovanili. In una comunità spesso criticata per la sua frammentarietà, è stato profondamente significativo vedere i membri di ogni kehilà seduti fianco a fianco, per rendere onore — kavod — a queste famiglie. Perché, alla fine, siamo davvero una grande famiglia. Nonostante tutto.