Al Ken dell’Hashomer Hatzair un incontro appassionante con Ayelet Gundar Goshen

di Riccardo Correggia, shaliach Ken Milano
Il significato stesso di “ken” rimanda a un posto aperto, accogliente e vitale ed è così che noi dell’Hashomer Hatzair abbiamo intenzione di viverlo, a maggior ragione che quest’anno si stanno tenendo le celebrazioni per il centodecimo anniversario e a presto inizieranno le commemorazioni per l’ottantesimo anniversario della rivolta del Ghetto di Varsavia. Insomma, quello che si è inaugurato con questo Rosh Hashana non è un anno casuale e ci teniamo a dimostrarlo.

Ma come rendere il ken un luogo ancora più vitale, ancora più aperto e ancora più accogliente? E come fare in modo che ciò non sia solo per gli iscritti al movimento, ma per tutti e tutte coloro che nella comunità abbiano piacere a condividere emozioni, passare insieme il tempo e a scambiare idee?

La risposta giuntaci dopo molteplici discussioni sta nel riproporre il ken come luogo di aggregazione e di cultura. Questi due aspetti sono stati, sono e saranno motore immobile del nostro pensiero di attivismo comunitario. Gli eventi che abbiamo proposto negli ultimi mesi vanno letti anche in quest’ottica.

Non vorrei fare un sunto celebrativo dei nostri ultimi eventi, ma soffermarmi su un punto. Quanto è bella l’idea che libri di importantissimi scrittori, israeliani e non, possano essere presentati in un luogo di attivismo e di educazione? A me piace tantissimo, e in questo senso assume importanza ulteriore l’incontro, già di per sé speciale, con la scrittrice Ayelet Gundar-Goshen (al centro) e la traduttrice Raffaella Scardi (a sinistra), accompagnate e guidate da Ilaria Myr, tenutosi nel ken dell’Hashomer Hatzair il 19 novembre. In questa occasione è stato presentato l’ultimo libro della scrittrice “Dove si nasconde il lupo”, libro che spicca per la capacità dell’autrice di produrre un processo di autoanalisi nel lettore e nella lettrice, uno di quei libri che crea domande scomode, che spinge alla ricerca di un lupo che talvolta si trova molto più vicino di quanto non possiamo immaginare. Domande scomode che sono state poste dalla scrittrice al pubblico; è stato un incontro appassionante, durato quasi due ore con domande sul libro, sui libri passati, sulla politica israeliana attuale e di un tempo, sul modo di pensare la vita, due ore di scambio – la stessa scrittrice si è detta sorpresa della capacità del pubblico di voler continuare l’incontro così a lungo – precedute e seguite da chiacchiere e convivialità.

La comunità ha uno spazio, uno spazio giovanile che promuove cultura, educazione, senso politico e civico, e che pone interrogativi. Questo è già un bel punto di partenza per festeggiare e omaggiare coloro che ottanta anni fa hanno resistito a tutto e tutti pur di mantenere viva la luce del popolo ebraico.

I bogrim e shlichonim dell’Hahsomer Hatzair Milano con la scrittrice Ayelet Gundar Goshen (al centro)