di Nina Deutsch
Intervista alla prozia, Elizabeth Hirsh Naftali, che racconta la battaglia bipartisan per riportare a casa Abigail, rapita a tre anni dopo l’uccisione dei genitori. «Non avevo una strategia: ho mostrato il suo volto a Democratici e Repubblicani, conservatori e progressisti, ebrei, cristiani e musulmani». Dopo la liberazione, il 26 novembre 2023, Naftali ha continuato a battersi per riportare a casa gli altri ostaggi, scegliendo al tempo stesso di proteggere la privacy della bambina. E oggi rilancia la sua sfida: «Sinwar ha scritto il copione della guerra. Ora dobbiamo scrivere quello della pace».
Personaggi e Storie
Anne Carson, il Nobel possibile e la lingua dell’esilio
di Anna Balestrieri
Se il nome di Anne Carson (data per favorita) dovesse uscire dall’Accademia svedese l’8 ottobre, sarebbe dunque possibile leggerne l’opera anche da questa prospettiva: non cercando un’inesistente «Carson ebrea», ma osservando come la Bibbia ebraica, la memoria della Shoah e la figura di un poeta ebreo come Celan entrino nel laboratorio di una classicista che ha fatto della distanza fra le culture uno dei propri principali oggetti poetici.
Il racconto di un ex ostaggio a Gaza. Sei mesi a scavare nel buio per tentare la fuga
di Anna Balestrieri
Per sei mesi, scavare nella parete di una cella è diventato per lui un modo concreto di opporsi alla condizione di prigioniero e di mantenere aperta una possibilità di sopravvivenza. Ma scoperto dai suoi carcerieri è stato catturato nuovamente.
“Ricorda le uniformi dei campi di concentramento”: Zara ritira il costume “Sposo Bambino” dal catalogo di Halloween
di Pietro Baragiola
A suscitare scalpore sono state soprattutto la combinazione di colori, le righe verticali e l’aspetto scolorito del tessuto che hanno portato molti utenti ad associarlo alle divise dei prigionieri ebrei della Seconda Guerra Mondiale. Alcuni hanno persino interpretato le cuciture incrociate presenti sul completo come un richiamo al filo spinato che circondava i lager.
“Through the Lens”: Ziv Koren porta i primi scatti del 7 ottobre in una nuova esposizione a Londra
di Pietro Baragiola
Koren è stato tra i primi fotoreporter a raggiungere il sud di Israele la mattina del 7 ottobre. Alle prime sirene aveva capito che non si trattava di un normale attacco missilistico e, dopo essersi assicurato che la figlia di sette anni potesse tornare dalla madre, ha preso la macchina fotografica, il casco e il giubbotto antiproiettile ed è partito in moto verso i luoghi del massacro.
Le mani del Qatar sull’industria del cinema
di Nathan Greppi
All’edizione 2026 della Biennale, ben otto film erano finanziati dal Doha Film Institute (DFI), ente culturale per volere di Al-Mayassa bint Hamad bin Khalifa Al Thani, sorella dell’emiro e sovrano del Qatar Tamim bin Hamad Al Thani. Inoltre, solo nei primi sei mesi del 2026, il DFI risultava aver sostenuto almeno 48 progetti cinematografici provenienti da 39 paesi diversi. Prima ancora, nel 2025, era presente con altri otto film sostenuti al Festival di Cannes.
“NAZA: The Real Story”: il controdocumentario israeliano che risponde al film su Gaza
di Pietro Baragiola
Come NAZA, anche il nuovo documentario porta gli intervistati sui tetti di Tel Aviv, ma sostituisce le testimonianze anonime raccolte nel primo film con quelle di comandanti dell’IDF, ufficiali dell’intelligence e soldati che affermano di avere partecipato direttamente alle operazioni nella Striscia. Il film è distribuito gratuitamente sul proprio sito con sottotitoli in inglese, in modo da “rendere la verità accessibile a tutti”.
«Per motivi di sicurezza»: escluso un fondatore israeliano da un hackathon a San Francisco
di Anna Balestrieri
La motivazione addotta per il rifiuto è stata la «sicurezza» dei partecipanti, ma nei messaggi scambiati con l’organizzatore il riferimento è esplicitamente alla vicenda dei cercapersone esplosi in Libano nel settembre 2024. La San Francisco Tech Week ha successivamente rimosso l’hackathon dal proprio calendario ufficiale, indicando una violazione dei propri termini di utilizzo.
“Distorto, fuorviante e insincero”: Tzahal pubblica la risposta completa al film “NAZA”
di Nina Prenda
Nella sua risposta, l’esercito ha detto che il film “presenta un quadro distorto, fuorviante e insincero della pianificazione degli obiettivi e del processo delle operazioni dell’IDF” e che la narrazione del film è “basata su sostanziali errori fattuali derivanti da false dichiarazioni manipolative della realtà”.
Genocidio, apartheid e colonialismo: quando le categorie precedono i fatti
di Anna Balestrieri
Due studi recenti rimettono sotto esame tre parole diventate centrali nel dibattito su Israele e pongono una questione che riguarda anche il modo in cui l’informazione contemporanea costruisce le proprie certezze. Il rischio, quando le categorie precedono i fatti, non è soltanto sbagliare la definizione di una guerra. È perdere progressivamente la capacità di distinguere fra ciò che sappiamo, ciò che inferiamo e ciò che, per quanto moralmente persuasivo, resta ancora da dimostrare.
Houellebecq aveva visto tutto. Tranne l’antisemitismo
di Davide Cucciati
Dopo il 7 ottobre 2023, lo scrittore francese aveva confessato a una radio israeliana di trovarsi davanti a “una specie di cosa mostruosa” che non riusciva a mettere pienamente a fuoco. Si era detto sorpreso soprattutto dalla reazione delle giovani generazioni e degli ambienti universitari. Poche settimane dopo era tornato sulla questione in termini ancora più espliciti: “Ho un vero problema di comprensione con l’antisemitismo”.
Gaza GenoLIE: la campagna internazionale contro l’accusa di genocidio a Israele
di Pietro Baragiola
La campagna, il cui nome unisce le parole inglesi “genocide” e “lie” (“genocidio” e “menzogna”), parte da una data precisa: l’8 ottobre 2023, quando, appena un giorno dopo il massacro compiuto da Hamas, l’accusa di genocidio allo Stato ebraico era già iniziata a comparire sui social network.














