di Nina Deutsch
Il coordinatore israeliano per i rapiti e i dispersi ricostruisce la strategia di lungo periodo di Hamas, la gestione della crisi degli ostaggi, le operazioni di salvataggio e il ruolo delle mediazioni internazionali. Emergono inoltre il coinvolgimento di Stati Uniti, Qatar ed Egitto, la conclusione del caso Ran Gvili e l’impatto umano, morale e politico di una delle crisi più complesse nella storia recente di Israele. Le sue dichiarazioni hanno però suscitato critiche e difese.
Mondo
Gaza, lo stallo della fase due: Hamas nega il disarmo e rivendica il controllo dell’enclave
di Nina Prenda
L’alto funzionario Moussa Abu Marzouk ha detto che un accordo riguardo alla consegna delle armi da parte di Hamas “non è mai successo, neanche per un solo momento abbiamo parlato della consegna delle armi, o di qualsiasi formula di resa o di disarmo”.
Gaza, la guerra fredda del Golfo e il crollo dell’asse sunnita
di Anna Balestrieri
La competizione tra Riyad e Abu Dhabi non è frutto di incomprensioni diplomatiche o di rivalità personali, ma di visioni profondamente divergenti dell’ordine mediorientale.
Dal Pakistan a Gaza: il possibile asse tra Hamas e Lashkar-e-Taiba
di Davide Cucciati
Se il legame fra le due organizzazioni avesse ulteriori riscontri, per Israle qualsiasi rafforzamento esterno di Hamas inciderebbe sulla già fragile prospettiva di demilitarizzazione e di ricostruzione. Mentre per l’Europa è un problema di sicurezza e di politica estera.
Iran International: oltre 36.500 morti nel massacro più mortale dell’Iran, rivelano i documenti
di Nina Prenda
I numeri rendono il fatto il “massacro più sanguinoso di civili durante le proteste di strada, per un periodo di due giorni, della storia”. Oltre agli omicidi di massa durante le proteste, il sito dice di aver ricevuto prove, comprese foto, che alcune persone sono state giustiziate dalle forze di sicurezza mentre ricevevano cure per lesioni negli ospedali.
Abbas firma un decreto per vietare a Hamas di partecipare alle elezioni locali
di Nina Prenda
L’emendamento alla legge elettorale annunciato dal comitato elettorale centrale dell’AP richiederà a tutti i candidati di firmare una dichiarazione che accetta il “programma nazionale” dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, che include il riconoscimento di Israele, la rinuncia al terrorismo e la ricerca di una soluzione a due Stati.
Rapporto UE: l’Europa è troppo lenta nella lotta contro l’antisemitismo
di Nina Prenda
Un rapporto dell’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali (FRA) richiede linee guida e formazione per consentire alla polizia di identificare motivi antisemiti e una maggiore cooperazione con la società civile per ridurre la sottostima.
Il Guinness World Record fa marcia indietro: riaperte le candidature da Israele
di Pietro Baragiola
L’associazione di avvocati britannici UK Lawyers for Israel aveva duramente contestato la politica della giuria, definendola “discriminatoria e potenzialmente nociva”, convincendo così i suoi membri a ritrattare la decisione. La giuria partire dal 15 gennaio riaccetterà le candidature provenienti da Israele.
Sorry not sorry: la BBC dimentica gli ebrei nelle commemorazioni del Giorno della Memoria
di Anna Balestrieri
“Sei milioni di persone uccise dal regime nazista” la formula usata in tre programmi diversi. Nessun riferimento esplicito agli ebrei. Una frase neutra, apparentemente inclusiva, che però — nel contesto della Shoah — cancella la vittima storica e svuota il significato stesso della memoria.
Quando l’odio diventa business: l’antisemitismo nell’economia dell’attenzione
di Anna Balestrieri
Nel cuore dell’economia digitale, l’odio antiebraico è diventato contenuto monetizzabile, sostenuto da algoritmi che li premiano. Ma se l’antisemitismo diventa una fonte di reddito, è il funzionamento stesso dello spazio digitale a essere in discussione. E quando tutto è in vendita, anche la democrazia diventa fragile.
Una scuola UNRWA in Cisgiordania sarà chiusa da Israele entro pochi giorni, dice l’agenzia
di Nina Prenda
Il Qalandiya Training Center potrebbe essere chiuso. Ma la collusisone dell’agenzia con il terrorismo è ormai emersa in molti report, nonchè dalle testimonianze di alcuni ostaggi israeliani a Gaza. E poi, perché continua a conferire lo status di rifugiato ai palestinesi piuttosto che reinsediarli, come fa invece l’UNHCR, l’agenzia Onu per tutti gli altri?
Disarmo in cambio di legittimazione? Le indiscrezioni su un piano USA – Hamas
di Davide Cucciati
Hamas accetterebbe di disarmare e di consegnare le mappe dettagliate dell’infrastruttura sotterranea, ottenendo in cambio “legittimazione internazionale” come forza politica. La stessa fonte sostiene che l’intesa includerebbe anche la possibilità, per componenti della leadership politica e militare che lo desiderino, di lasciare Gaza, con un impegno americano perché Israele non li colpisca in futuro. Mentre si parla di integrazione di alcuni ex funzionari nella nuova amministrazione.














