Gli ebrei vengono presi di mira ovunque. La risposta? Essere solidali l’uno con l’altro, lasciando da parte le polemiche

Taccuino

di Paolo Salom

[Voci dal lontano Occidente] Un altro anno civile è finito. Se ne apre uno nuovo. Che cosa ci aspetta in questo 2022? Già Leopardi, meno di tre secoli fa, aveva capito che l’idea di un futuro migliore rispetto al passato appena trascorso era più che altro un’illusione, una speranza basata sul nulla. Certo il Poeta era un pessimista cosmico, un uomo segnato dalla propria condizione. Noi ebrei, usciti dalla schiavitù in Egitto, sopravvissuti a invasioni, diaspore e multipli tentativi di distruzione, abbiamo il diritto-dovere di essere positivi: in fin dei conti, con la rinascita di Israele abbiamo dimostrato al mondo la vitalità di un popolo capace di rimanere fedele a se stesso nonostante tutto.

E tuttavia, non possiamo ignorare l’antisemitismo diffuso ovunque e ovunque in crescita. Nel lontano Occidente mostrarsi in strada per quello che si è, per un ebreo, è sempre più un rischio. A Londra una masnada di facinorosi prende di mira un autobus noleggiato da un gruppo di israeliani desiderosi di festeggiare Chanukkà. Negli Stati Uniti, Zahra Billoo, esponente del Cair (Council on American-Islamic Relations), “avvocato dei diritti civili”, mette in guardia, dal podio congressuale dell’associazione, dal considerare “i sionisti, anche quelli aperti al dialogo, come amici: state bene attenti, sono tutti nostri nemici”. E poi, a casa nostra, i no vax che si vestono da internati nei campi di concentramento, i politici che insultano la senatrice Liliana Segre riferendosi a lei con il numero tatuato sull’avanbraccio.

Di esempi se ne possono fare tanti. Ma tutti ci riportano allo stesso problema: gli ebrei presi di mira nella migliore tradizione, come è accaduto per secoli. Ora, lungi da me l’idea di sfruttare questa situazione per piangersi addosso. Non è questo che va fatto. Dobbiamo tuttavia essere consapevoli di quello che accade nel mondo, vicino e lontano. Perché è importante sapere che oggi è possibile reagire. Che la paura non è il sentimento prevalente. Perché c’è Israele, naturalmente. Ma non solo. In verità, quello che più emerge da tutti questi osceni esempi di odio antiebraico è la miseria umana e morale delle persone che non sanno trattenere questo orrido fantasma nei recessi delle loro menti. Persone che non sanno (molti almeno) di essere nient’altro che utili idioti a disposizione dei programmi studiati altrove, per fini diversissimi tra loro.
Quello che conta insomma è la capacità di essere solidali a prescindere dalle posizioni politiche o religiose che spesso spingono polemiche capaci di allontanarci l’uno dall’altro.

Per “loro”, per chi si serve delle vetuste teorie del complotto, per chi accusa gli ebrei di essere la causa di ogni nefandezza, non ha importanza capire se tra di noi ci siano o meno differenze. Secolari o religiosi, ortodossi o riformati, uomini e donne: per tutti questi figuri, come ha ben spiegato Zahra Billoo, siamo solo e soltanto “nemici”. Teniamolo presente. Confidiamo nelle autorità e nella capacità delle istituzioni di isolare i violenti. Ma cerchiamo soprattutto di essere tra noi (e nei confronti di Israele) solidali.

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