A cento anni dalla Dichiarazione Balfour, c’è chi ancora nega la legittimità dello Stato d’Israele

Taccuino

di Paolo Salom

Dunque è arrivato (e trascorso) anche il centenario della Dichiarazione Balfour (2 novembre 1917), primo passo diplomatico – e legale – nella costruzione dello Stato di Israele. Vediamo di ricordare alcuni aspetti che oggi sono del tutto ignorati nel lontano Occidente.

Primo, la lettera a Lord Rothschild, referente del movimento sionista, firmata dall’allora ministro degli Esteri britannico Arthur Balfour era un atto del governo, dunque ufficiale, che assunse carattere di legalità internazionale perché inserita nel Trattato di Sanremo (1920, portò all’istituzione dei “Mandati” su Palestina e Siria) e, quindi, confermata dal Consiglio della Società delle Nazioni nel 1922.

Secondo, l’idea di garantire un “focolare nazionale ebraico” in Palestina non ha mai alterato (né avrebbe mai potuto) le condizioni politiche preesistenti dal momento che, nella Storia, non è mai esistito uno Stato, né una nazione arabo-palestinese in quel territorio. Che, dopo secoli di occupazione ottomana, era conosciuto tutt’al più come “Siria meridionale”.

Terzo, il Mandato britannico sulla Palestina, nella carte del 1920, comprendeva un’estensione di territorio equivalente all’unione di Israele (comprese le Alture del Golan) e Giordania, soltanto più tardi l’area a Est del Giordano fu separata (per dare un trono agli Hascemiti scacciati dalla Mecca) mentre il Golan fu unito al Mandato sulla Siria amministrato dai francesi.

Questo per la Storia. Naturalmente, il fatto che non sia mai esistita una Palestina araba indipendente non sfiora nemmeno per un attimo i tanti che nei giorni scorsi hanno manifestato (soprattutto a Londra, e non è un caso) contro la celebrazione della Dichiarazione di Balfour al canto “Dal fiume al mare la Palestina sarà libera”. Ora, sto scrivendo questo post da Gerusalemme, capitale di uno Stato di Israele che proprio in quegli atti di diritto internazionale vede la propria legittimità indiscutibile e tuttavia si è guadagnato l’indipendenza e il carattere di Stato degli ebrei anche soprattutto attraverso le durissime prove di ripetute guerre e aggressioni terroristiche che avevano lo scopo di distruggerlo. Visto da qui, l’atteggiamento del lontano Occidente, la sua continua e ambigua ostilità, assume i contorni di un’opera del teatro dell’assurdo.

Siamo nel cuore della Terra che gli ebrei hanno abitato dagli albori della Storia. Tremila anni di presenza non sono sufficienti per garantire il riconoscimento (morale, quanto meno!) di una nazione che si è sempre conservata tramandando religione, cultura, lingua e mores? Perché nessuno, nel lontano Occidente, alza la voce per dire senza mezze parole o infingimenti ai leader del mondo arabo che è Israele l’unica nazione legittima in quel territorio? Certo, la Dichiarazione di Balfour chiede anche di non alterare i diritti civili e religiosi delle differenti popolazioni presenti nel territorio del Mandato. Ma quando mai Israele lo ha fatto? Ricordo che, nel 1948, i giordani, conquistando la Città Vecchia di Gerusalemme, fecero saltare in aria l’intero quartiere ebraico: casa dopo casa, sinagoga dopo sinagoga. Forse gli israeliani hanno restituito la cortesia nel 1967, quando finalmente Gerusalemme è stata riunificata? Hanno forse alterato i diritti religiosi dei musulmani (o dei cristiani) negando l’accesso ai loro luoghi santi?

Sapete bene quale sia la risposta. Certo, un modus vivendi deve essere trovato con gli arabi che si definiscono palestinesi e che vivono in Giudea e Samaria. Nessuno in Israele, né a destra né tanto meno a sinistra dello spettro politico, si sentirebbe di negarlo. Ma smettiamola una volta per tutte di parlare come se anche noi facessimo parte di un teatro dell’assurdo: quanto prima il lontano Occidente lo capirà tanto più vicina sarà la pace.

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