Martin Luther King all'Assemblea Rabbinica conservative del 1968

Voci afroamericane in difesa d’Israele

Personaggi e Storie

di Nathan Greppi
Secondo un sondaggio del Pew Research Center, negli Stati Uniti solo il 33% dei neri protestanti ha un’opinione positiva d’Israele. Eppure, nel corso della storia non sono mancati gli esponenti di questa comunità che hanno difeso lo Stato Ebraico, sfidando la narrazione dominante. E anche oggi ce ne sono. (Nella foto Martin Luther King all’Assemblea Rabbinica conservative del 1968)

Il 25 marzo 1968, appena dieci giorni prima di venire assassinato, Martin Luther King tenne un discorso presso la convention dell’Assemblea Rabbinica del movimento ebraico conservative, tenutosi al Concord Hotel di Kiamesha Lake (nello Stato di New York).

“La pace per Israele significa sicurezza, e dobbiamo impegnarci con tutte le nostre forze per proteggere il suo diritto di esistere, la sua integrità territoriale”, disse King. “Vedo Israele come uno dei grandi avamposti della democrazia nel mondo, e un esempio meraviglioso di ciò che si può fare, di come un deserto possa trasformarsi in un’oasi di fratellanza e democrazia. La pace per Israele significa sicurezza e quella sicurezza deve essere una realtà”.

Purtroppo, oggi molti afroamericani sembrano aver dimenticato la volontà di King. Secondo un sondaggio condotto nel marzo 2026 dal Pew Research Center, negli Stati Uniti solo il 33% dei neri protestanti aveva un’opinione positiva d’Israele. Eppure, nel corso della storia non sono mancati gli esponenti di questa comunità che hanno difeso lo Stato Ebraico, sfidando la narrazione dominante.

Il movimento per i diritti civili

Bayard Rustin,
Bayard Rustin

Un altro rappresentante di spicco del movimento per i diritti civili ad essersi schierato con Israele fu Bayard Rustin, tra gli organizzatori della Marcia su Washington del 1963 e uno dei primi afroamericani a dichiarare pubblicamente la propria omosessualità.

Come ha ricordato il Times of Israel, nel 1975 Rustin fondò il BASIC (Black Americans to Support Israel Committee), di cui divenne il direttore. Il gruppo aveva come obiettivo quello di contrastare la narrazione dell’ONU, che quell’anno aveva emanato una risoluzione per equiparare il sionismo al razzismo, nonché di “promuovere una migliore comprensione della natura della società israeliana” e “contrastare la propaganda antisraeliana, che caratterizza il popolo israeliano e il suo governo come razzisti, fascisti, imperialisti e simili”. Inoltre, nel 1966 Rustin presiedette una commissione istituita per denunciare le discriminazioni degli ebrei in Unione Sovietica e chiedere che fosse loro concesso il diritto di emigrare in Israele.

In un appello pubblicato sul New York Times il 23 novembre 1975, firmato tra gli altri dalla celebre attivista per i diritti degli afroamericani Rosa Parks, il BASIC espresse la convinzione che ebrei e neri avevano interessi comuni, in quanto i primi “sono stati tra i più stretti alleati nella lotta per la giustizia razziale, condividendo con noi la convinzione che l’uguaglianza sia indivisibile e che i diritti di nessuna minoranza sono al sicuro se quelli di qualcun altro sono compromessi”. Sostenevano inoltre il diritto d’Israele a esistere, e denunciavano il tentativo degli Stati arabi di spingere governi e aziende ad adottare politiche antisraeliane ricattandoli attraverso il petrolio.

La pantera nera redenta

Eldridge Cleaver
Eldridge Cleaver

Un percorso peculiare fu quello di Eldridge Cleaver, che negli anni ’60 fu un importante portavoce delle Pantere Nere. In questa veste, come ricorda il sito VOZ, durante un periodo trascorso in esilio in Algeria in quanto era ricercato negli Stati Uniti, inizialmente strinse un’alleanza con l’OLP di Yasser Arafat e assunse posizioni fortemente filopalestinesi e antisioniste. Tuttavia, la sua percezione cambiò quando scoprì che nel mondo arabo i neri venivano trattati come inferiori.

Questo fattore, unito alla crescente disillusione nei confronti del comunismo, spinse Cleaver a mettere in discussione le proprie certezze e a diventare negli anni ‘70 un convinto sostenitore d’Israele e del sionismo. Ciò lo fece apparire come un traditore agli occhi dei suoi ex-compagni delle Pantere Nere, spingendolo ad avvicinarsi ai conservatori e al Partito Repubblicano.

Atleti e artisti solidali

In anni recenti, un afroamericano che si è contraddistinto per la sua vicinanza alle vittime del 7 ottobre è il pugile Floyd Mayweather, che subito dopo i massacri compiuti da Hamas ha inviato in Israele il suo jet privato pieno di forniture mediche e giubbotti antiproiettile. Oltre a fare ingenti donazioni ad organizzazioni no profit di pronto soccorso come la United Hatzalah e il Magen David Adom, ha fondato la Mayweather Israel Initiative, per portare regali ai bambini israeliani rimasti orfani negli attacchi del 7 ottobre.

Floyd Mayweather

 

Ad un evento di gala a Miami, come riportato da Ynetnews, il pugile ha detto: “Non hai bisogno di essere ebreo per stare dalla parte della giustizia”. E quando è stato attaccato da manifestanti propal a Londra per le sue posizioni, ha ribadito che “non mi scuso per aver aiutato persone che soffrono”.

Passando dal mondo dello sport a quello dello spettacolo, nel maggio 2025 l’attrice nigeriano-americana Uzo Aduba, nota in particolare per il suo ruolo nella serie televisiva Orange Is the New Black, è stata tra i 400 artisti che hanno firmato una lettera aperta dell’organizzazione no profit Creative Community for Peace per denunciare la disinformazione e l’istigazione all’odio delle proteste antisraeliane. Prima ancora, dopo il 7 ottobre aveva già chiesto la liberazione degli ostaggi israeliani.

 

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Il deputato del Bronx

Nonostante il Partito Democratico americano sia sempre più orientato su posizioni filopalestinesi, include tuttora accesi sostenitori d’Israele come il deputato Ritchie Torres, di origini afroamericane e portoricane.

Intervistato nel febbraio 2024 dall’agenzia di stampa JNS, Torres ha raccontato che il suo interesse è nato dopo aver visitato Israele nel 2014 su invito di una delegazione della comunità ebraica, quando era stato appena eletto consigliere comunale a New York. Visitando le comunità israeliane al confine con Gaza, in particolare, rimase toccato scoprendo che i bambini del posto avevano sviluppato la sindrome da stress post-traumatico vivendo nella costante paura dei missili di Hamas.

“Sono cresciuto nel Bronx dove la gente vive nella paura dei proiettili, della violenza armata, ma nessuno negli Stati Uniti vive nella paura dei missili”, ha spiegato Torres. “Ho sviluppato una profonda empatia per la situazione non solo del popolo ebraico, ma anche per la complessa situazione della sicurezza che deve affrontare Israele come Stato Ebraico, circondato da avversari”.

 

Un’eredità ancora viva

Oggi la principale organizzazione che porta avanti le relazioni degli afroamericani con il mondo ebraico e Israele è l’IBSI (Institute for Black Solidarity with Israel). Il suo presidente, il pastore protestante Dumisani Washington, è anche un musicista che ha creato The Hebrew Project, un gruppo artistico che combina la musica gospel con testi in ebraico e in inglese.

Denunciando coloro che diffondono odio antiebraico e antisraeliano, che provengano dall’estrema sinistra come lo scrittore Ta-Nehisi Coates o dall’estrema destra come il giornalista Tucker Carlson, Washington dimostra di portare avanti l’eredità di King, Rustin e di tutti coloro che si sono battuti per preservare la fratellanza tra due minoranze, aventi entrambe una storia burrascosa.