Fiyaz Mughal

Una voce contro l’antisemitismo tra i musulmani inglesi

Personaggi e Storie

di Nathan Greppi
Fiyaz Mughal, fondatore dell’associazione Muslims Against Antisemitism, è stato anche uno dei leader musulmani britannici che hanno firmato una lettera aperta per chiedere una maggiore fermezza nel combattere l’antisemitismo. “Difendo fermamente la mia posizione secondo cui la negazione totale dello Stato d’Israele fa parte della retorica antisemita”, afferma.

Quando migliaia di persone si sono radunate nel centro di Londra in primavera per protestare contro l’antisemitismo, tra di loro c’era anche Fiyaz Mughal, fondatore dell’associazione Muslims Against Antisemitism. A maggio, è stato anche uno dei leader musulmani britannici che hanno firmato una lettera aperta per chiedere una maggiore fermezza nel combattere l’antisemitismo.

Il contesto

Il suo impegno giunge in un periodo in cui il Regno Unito sta assistendo ad un’impennata senza precedenti della violenza antiebraica. Ad aprile, due ebrei sono stati accoltellati a Golders Green, quartiere nel nord di Londra con una forte presenza ebraica. Prima ancora, c’era stato l’incendio doloso di quattro ambulanze dell’ente no profit ebraico Hatzola, sempre a Golders Green. E nell’ottobre 2025, due persone erano state uccise in un attentato terroristico contro una sinagoga a Manchester, nel giorno di Yom Kippur.

“Ho deciso di partecipare e parlare a quel raduno perché mi ha piuttosto demoralizzato il fatto che alcuni all’interno della mia comunità non abbiano tentato in alcun modo di empatizzare profondamente o di schierarsi pubblicamente con le comunità ebraiche quando era necessario”, ha raccontato recentemente Mughal in un’intervista al Times of Israel. “Alcuni all’interno della mia comunità telefonano ai membri delle comunità ebraiche ed esprimono loro simpatia al telefono, ma non sono disposti ad esporsi pubblicamente né a creare un precedente”.

Oltre a Muslims Against Antisemitism, nata per svolgere attività educative all’interno delle comunità musulmane britanniche sull’antisemitismo e la Shoah, Mughal ha fondato anche un’altra organizzazione, Tell MAMA, che registra e denuncia i crimini d’odio nei confronti dei musulmani e fornisce sostegno alle vittime.

 

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La necessità di riformarsi

Mughal accusa certi leader musulmani di non condannare con sufficiente fermezza l’antisemitismo e di negare che esso sia legato all’attivismo antisraeliano. “Sono totalmente solidale con la comunità ebraica, e difendo fermamente la mia posizione secondo cui la negazione totale dello Stato d’Israele fa parte della retorica antisemita”, ha detto Mughal, aggiungendo che al tempo stesso è comunque favorevole alla creazione di uno Stato palestinese.

Ha altresì sottolineato la necessità di una “reinterpretazione delle scritture islamiche”. Sin dai massacri compiuti da Hamas il 7 ottobre 2023, troppe moschee hanno avuto “predicatori che hanno usato alcune interpretazioni degli Hadith e alcune caricature che si sono insinuate religiosamente nell’Islam come mezzo per sostenere le azioni di Hamas o attacchi contro gli ebrei”, ha detto Mughal.

Mentre l’11 settembre e l’attentato del 7 luglio 2005 a Londra avrebbero dovuto portare a “una reinterpretazione fondamentale delle scritture”, la “stragrande e schiacciante maggioranza” degli imam britannici “non ha fatto nulla al riguardo. Se non lo facciamo ora, non succederà mai”.

Mughal non è estraneo a problemi di razzismo. Quand’era bambino, la sua famiglia venne cacciata dall’Uganda dopo che il dittatore Idi Amin Dada decise di espellere la minoranza indiana dal paese negli anni ‘70. Essendo successivamente cresciuto in Gran Bretagna, ha subito anche il razzismo nei confronti degli indiani. Al tempo stesso, ritiene che gli atteggiamenti alla base di tale razzismo siano “esattamente gli stessi” di quelli mostrati dagli islamisti. “Le persone abusano della mia religione per imporre la loro brutalità, la loro superiorità, il loro senso del diritto”.

La normalizzazione dell’antisemitismo e le colpe dei politici

Se gli ebrei britannici non hanno ricevuto la giusta solidarietà da parte dei loro connazionali, secondo Mughal, è colpa delle “percezioni innate” radicate all’interno dei movimenti antirazzisti, secondo le quali Israele è onnipotente e gli ebrei sarebbero tutti ricchi e pieni di agganci politici. Queste percezioni “sfiorano il limite della retorica antisemita e in molti modi lo superano”. C’è qualcosa di sconvolgente, ha aggiunto, nel fatto che un movimento antirazzista che sostiene di difendere le minoranze ignori gli attacchi nei confronti degli ebrei britannici.

Mughal ha puntato il dito in particolare contro il Partito dei Verdi, che oggi rappresenta l’alleanza più significativa in termini di riscontro elettorale tra l’estrema sinistra e gli islamisti. Sotto il loro attuale leader, l’ebreo antisionista Zack Polanski, i Verdi hanno fatto della questione di Gaza il fulcro della loro campagna alle elezioni locali dello scorso maggio.

Diversi loro candidati sono stati accusati di aver rilasciato esternazioni antisemite. Mughal afferma che il Partito Verde “ha preso una decisione strategica”, adottando una posizione fortemente critica dell’operato d’Israele a Gaza per attingere a nuovi bacini di voti.

Mughal non è impressionato dalla risposta del Labour alla sfida del crescente estremismo. Riconosce che alcuni dei suoi ministri hanno dimostrato una buona comprensione dell’impatto sulla comunità ebraica e riconosce che il governo ha investito molto in misure di sicurezza rafforzate. Tuttavia, ha anche detto: “Credo che gli ebrei non vogliano stare dietro grandi muri […] con telecamere e guardie di sicurezza. Questa non è vita”. Secondo lui, per combattere l’antisemitismo serve un “vero cambiamento sociale”, che il governo non sa come raggiungere.