Genova onora l’ebreo Janus Korczak, il “santo di Varsavia”

di Laura Quercioli Mincer

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Janus Korczak (al centro) con i ‘suoi’ bambini dell’orfanotrofio di Varsavia

GENOVAIl proletariato dai piccoli piedi: sotto questo titolo forse bizzarro e certo evocativo (ma che forse merita una spiegazione, che seguirà più sotto) l’11 marzo, a Genova, ancora una volta ben dieci enti e associazioni si sono riuniti per presentare al pubblico la figura e l’opera di Janusz Korczak (pseudonimo di Henryk Goldszmit), il grande pedagogo e scrittore ebreo polacco, nato a Varsavia nel 1878 e morto a Treblinka nel 1942.

Ancora una volta: perché già nel 2012 la città dei dogi aveva ospitato un convegno internazionale dedicato a Korczak. Proprio dagli interventi di quel convegno prende le mosse uno dei due volumi presentati nei grandi spazi suggestivi del Museo Luzzatti: Janusz Korczak: un’utopia per il tempo presente, numero monografico della rivista del Dipartimento di Lingue e Culture Moderne dell’Università di Genova, scaricabile gratuitamente all’indirizzo http://www2.lcm.unige.it/ricerca/pub/24.php (ma basta anche digitare su un motore di ricerca “Quaderni di Palazzo Serra 24”). Il volume riunisce 15 contributi di autori italiani, israeliani e polacchi, e presenta anche svariate immagini, alcune inedite in Italia.

Sempre l’Università di Genova ha creato un sito dedicato al Vecchio Dottore (come Korczak amava farsi chiamare), dal titolo La strada di Korczak. Anche qui il lettore troverà informazioni, foto, alcuni testi inediti e potrà scaricare interamente due mostre su Korczak realizzate dal Ministero degli Esteri polacco: Il Re dei bambini e Riformatore del mondo.

Il secondo volume presentato a Genova è Janusz Korczak: l’ultimo viaggio, pubblicato nel gennaio di quest’anno da una delle migliori e più raffinate case editrici italiane di libri per ragazzi, Orecchio Acerbo. Il testo semplice e poetico di Irène Cohen-Janca (già autrice del pluripremiato L’albero di Anne, dedicato agli ultimi giorni di Anna Frank), è qui ancora una volte affiancato alle splendide immagini di Maurizio Quarello, vincitore di un premio Andersen nel 2012.

Gli interventi del Rabbino Capo di Genova, Giuseppe Momigliano (purtroppo malato, ma il testo da lui inviato è stato ben declamato da Miryam Kraus) e di chi scrive si sono incentrati anzitutto sul complesso tema dell’identità ebraica di Korczak, un’identità multipla e certamente scissa fra ebraismo e polonità. Dario Arkel, autore di svariati testi su Korczak, si è concentrato sulla pedagogia rivoluzionaria del “santo di Varsavia”, mentre Luisella Battaglia ha indicato gli aspetti del suo pensiero e della sua prassi educativa ed esistenziale che si direbbero prefigurare molte conquiste della bioetica contemporanea. Infine, l’esperto di storia dell’illustrazione Walter Fochesato si è soffermato sui disegni di Quarello, i cui originali erano esposti al Museo Luzzatti, guidando alla loro interpretazione un gruppo abbastanza numeroso di studenti della Genoa Comics Academy.

korczak2Per concludere, la spiegazione promessa: perché “proletariato dai piccoli piedi”? Korczak, che nel suo Diario aveva scritto “Mi sono scelto per figlio la decisione di diventare un servitore dei bambini e della loro causa”, considerava i bambini come una vera e propria classe sociale, fra le più oppresse: “Se dividiamo l’umanità in adulti e bambini – ha scritto ­- e la vita in infanzia e maturità, dobbiamo ammettere che nel mondo e nella vita il bambino è molto, molto presente. Solo che noi siamo così impegnati dalle nostre lotte e dai nostri crucci non riusciamo a vederlo, così come un tempo non vedevamo la donna, il contadino, le classi e i popoli ridotti in catene”.

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