La scoperta sulla morte di Arafat: il polonio è di natura ambientale. Sfuma l’ipotesi dell’avvelenamento

di Roberto Zadik

ARAFATA undici anni dalla morte del controverso leader palestinese Yasser Arafat, scomparso a 75 anni nel 2004, riaffiorano misteri, dubbi e ipotesi contrastanti che parlerebbero di cospirazione contro di lui, ipotizzando l’avvelenamento con il polonio, una tossina estremamente radioattiva e tossica. Da anni, infatti, sugli altissimi livelli di polonio ritrovati sul corpo di Arafat aleggiano dubbi sul fatto che si tratti di avvelenamento  da parte israeliana. Una convinzione, questa, profondamente radicata fra i palestinesi, che ritengono che vi sia stato anche l’aiuto di alcuni membri del suo entourage.

Ora, però, gli investigatori del dipartimento di Nanterre, sobborgo a ovest di Parigi, confermano, che i pur alti livelli di polonio ritrovati nella tomba del capo dell’Olp (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) siano di natura “ambientale”, come ha recentemente dichiarato Catherine Denis, procuratore del dipartimento di Nanterre.

Scomparso l’11 novembre del 2004 all’ospedale vicino Parigi Percy del Clamart” Arafat soffriva dal molto tempo di acuti dolori allo stomaco, iniziati, secondo diverse fonti, già quando era nel suo quartiere generale a Ramallah nel 2001 circondato dall’esercito israeliano.

La vedova di Arafat, Nur, appena dopo la dipartita del marito non si era data per vinta e  aveva aperto un’indagine denunciando il fatto che suo marito non fosse morto per cause naturali o fisiche ma assassinato. Lo stesso anno la tomba di Arafat a Ramallah è stata aperta per poche ore permettendo a un team internazionale di ricercatori francesi, svizzeri e russi di analizzare una sessantina di frammenti del suo corpo.

 

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