Mohammed Dajani ad Auschwitz

Dall’estremismo al dialogo. La storia del palestinese Mohammed Dajani Daoudi

Personaggi e Storie

di Nathan Greppi
Nato in un’importante famiglia, da giovane è stato un combattente di Fatah, salvo poi diventare maggiormente moderato con l’avanzare degli anni, tanto che nel marzo 2014, ha portato 30 studenti dell’Università al-Quds di Gerusalemme in visita ad Auschwitz. Costretto a lasciare l’insegnamento per le minacce ricevute, continua ad esporsi pubblicamente a favore della convivenza e della comprensione reciproca.

 

Quando, nel marzo 2014, l’accademico palestinese Mohammed Dajani Daoudi ha portato 30 studenti dell’Università al-Quds di Gerusalemme in visita ad Auschwitz guidati da due superstiti della Shoah, ciò ha avuto un impatto significativo su di loro.

“Le opinioni degli studenti palestinesi sono cambiate dopo la visita ad Auschwitz. Si sono resi conto che non avevano nulla da temere aprendo gli occhi su questi capitoli della tragica storia umana”, ha dichiarato Dajani nel settembre 2023, in un’intervista al Times of Israel. “A scuola, i palestinesi imparano: il nemico del mio nemico è mio amico; ad Auschwitz hanno imparato: il nemico del mio nemico non è necessariamente mio amico”.

Chi è

80 anni, è nato in un’importante famiglia, i Dajani, che per secoli sono stati i custodi della tomba di Re Davide sul Monte Sion a Gerusalemme. Da giovane è stato un combattente di Fatah, salvo poi diventare maggiormente moderato con l’avanzare degli anni.

Già leader studentesco all’Università Americana di Beirut, passato alla carriera accademica negli anni ’80 dopo un master e due dottorati, negli anni ’90 ha lavorato come consulente per l’Autorità Nazionale Palestinese. È tornato alla vita accademica nel 2002, quando ha fondato il programma di studi americani dell’Università al-Quds. E nel 2007 ha fondato Wasatia, un movimento impegnato nella riconciliazione tra israeliani e palestinesi.

La visita ad Auschwitz

La macchina di Dajani distrutta

Dopo aver portato i suoi studenti a vedere il campo di concentramento e sterminio per comprendere cos’è stata la Shoah, Dajani ha subito numerose minacce e pressioni da parte dei suoi colleghi. A causa di queste pressioni, meno di due mesi dopo la visita ha rassegnato le dimissioni dall’università. Infatti, la sua decisione è stata accolta prevalentemente con favore in Israele, ma è stata osteggiata da diversi palestinesi che lo hanno accusato di essere un traditore.

Come riportato da Algemeiner, prima di dimettersi, Dajani ha raccontato: “Nove organizzazioni studentesche politiche nel campus hanno rilasciato una dichiarazione pubblica contro di me intitolata Normalizzazione = Tradimento. Gli studenti hanno manifestato contro di me nel campus e hanno consegnato una lettera alla mia segretaria minacciando di uccidermi se fossi tornato a insegnare all’università.”

Gli attacchi nei suoi confronti sono arrivati al punto che, nel gennaio 2015, la sua macchina è stata bruciata davanti a casa sua a Gerusalemme Est.

Per le sue posizioni, è stato preso di mira anche all’estero: nel 2018, a lui e a degli accademici israeliani sono stati cancellati gli inviti per una conferenza alla quale avrebbero dovuto partecipare all’Università di Stellenbosch, in Sudafrica. Secondo il giornale South African Jewish Report, l’annullamento degli inviti era avvenuto dopo che l’università ha ceduto alle pressioni di sigle propal contrarie alla presenza di israeliani.

Impegno per la pace

La fine della carriera universitaria e le minacce non hanno impedito a Dajani di continuare ad esporsi pubblicamente a favore della convivenza e della comprensione reciproca: nell’agosto 2020, ha criticato la dirigenza dell’Autorità Nazionale Palestinese quando questa si è opposta all’instaurazione di relazioni diplomatiche tra Israele e gli Emirati Arabi Uniti.

In quell’occasione, ha detto al Jerusalem Post che “sono fortemente favorevole a questa iniziativa di Abu Dhabi, perché sento che è un passo in avanti verso la riconciliazione. È importante avere sempre più paesi arabi coinvolti nel processo di pace”.

Questo non significa che non ci siano stati casi in cui ha difeso la propria parte. Nel dicembre 2013, ha contestato la decisione della Brandeis University di tagliare i rapporti con l’Università al-Quds, avvenuta dopo che un mese prima, studenti dell’ateneo palestinese avevano inscenato una manifestazione in cui portavano armi fasulle e facevano il saluto nazista. Dajani ha scritto in un’email che “questo attacco minerà tutto il lavoro che facciamo per promuovere una cultura moderata all’interno della comunità palestinese e darà potere alle forze radicali. Questa è la motivazione dietro la manifestazione”.

Dopo il 7 ottobre

Intervistato il 26 ottobre 2023 dal quotidiano Avvenire, Dajani ha dichiarato: “Condanno con fermezza l’orribile massacro del 7 ottobre da parte di Hamas. Ma condanno anche la vendetta su Gaza. Se non lavoriamo per la pace, entrambi, […] il nostro futuro sarà la guerra”.