di Nathan Greppi
L’indagine di NGO Monitor aggiunge ulteriori dettagli, rivelando che la tendenza a promuovere una “narrazione sempre più limitata che critica esclusivamente Israele e cancella Hamas” ha iniziato ad emergere almeno dal 2015. Tuttavia, questa tendenza è accelerata a partire dal 7 ottobre 2023.
Nel corso della guerra a Gaza iniziata dopo i fatti del 7 ottobre 2023, MSF (Medici Senza Frontiere) avrebbe violato i propri principi che prevedono un atteggiamento politicamente neutrale e imparziale in contesti di guerra, prestando il fianco ad una narrazione accondiscendente nei confronti di Hamas. A sostenerlo, un report dell’istituto di ricerca israeliano NGO Monitor.
I precedenti
Come spiega il Jerusalem Post, prima di questo report c’erano già state prese di posizione contro la politica adottata da MSF, giunte persino dal suo ex-segretario generale Alain Destexhe. Questi, nel dicembre 2023, ha pubblicato un resoconto dettagliato di come l’organizzazione avesse violato i propri principi; per esempio, ha rivelato che oltre il 40% del loro personale a Gaza aveva celebrato i massacri del 7 ottobre, e alcuni avevano persino preso parte alla costruzione di tunnel e alla produzione di armi per conto di Hamas.
Il nuovo rapporto
L’indagine di NGO Monitor aggiunge ulteriori dettagli, rivelando che la tendenza a promuovere una “narrazione sempre più limitata che critica esclusivamente Israele e cancella Hamas” ha iniziato ad emergere almeno dal 2015. Tuttavia, questa tendenza è accelerata a partire dal 7 ottobre 2023.
Nello specifico, viene fatto notare che dopo gli attacchi di Hamas in territorio israeliano e il rapimento degli ostaggi, MSF ha impiegato tre giorni per condannare l’accaduto, salvo poi mobilitarsi molto più rapidamente per descrivere la situazione umanitaria a Gaza. Ad esempio, nel riportare la morte di un’infermiera e del conducente di un’ambulanza, le ha attribuite alla “escalation tra Israele e Gaza”, senza mai menzionare Hamas.
MSF ha riconosciuto di “(non) avere l’autorità legale per stabilire l’intenzionalità” di un genocidio. Tuttavia, i suoi funzionari hanno regolarmente descritto come tale l’operato israeliano nella Striscia.
Fake news e mezze verità
Ghassan Abu Sittah, medico di MSF che ha regolarmente visitato Gaza, ha affermato che Israele “prende intenzionalmente di mira i bambini nella sua guerra genocida”, e adotta una “strategia di smantellamento e distruzione intenzionale del settore sanitario palestinese”. Lo stesso medico ha anche sostenuto che Israele fosse responsabile dell’esplosione dell’Ospedale Al-Ahli, quando in realtà è stata opera di un missile della Jihad Islamica.
Medici Senza Frontiere ha incluso tali accuse in un comunicato stampa dell’ottobre 2023, senza ritrattare in seguito nemmeno dopo che Stati Uniti, Canada e Francia hanno confermato che la Jihad Islamica era responsabile dell’accaduto.
NGO Monitor ha osservato che Israele è spesso ritenuto da MSF il solo responsabile della carenza di cibo a Gaza, senza menzionare i furti da parte di Hamas degli aiuti umanitari inviati nella Striscia. Inoltre, l’organizzazione ha condannato regolarmente gli attacchi alle infrastrutture mediche e civili, senza però condannare Hamas per aver utilizzato tali infrastrutture come copertura per le proprie attività terroristiche.
Proprio alcuni medici affiliati a MSF avrebbero avuto legami con organizzazioni terroristiche. Il rapporto cita i casi di Fadi al-Wadiya, per sei anni un fisioterapista di MSF che, come dimostrato dall’IDF, era anche un membro della Jihad Islamica, e Nasser Hamdi al-Shalfouh, un loro autista che si è rivelato essere anche un terrorista di Hamas.
L’uso distorto delle parole
NGO Monitor ha calcolato quante volte la comunicazione online di Medici Senza Frontiere ha utilizzato determinati termini su siti e social media e in quali contesti.
È emerso che dal 7 ottobre 2023 al 14 gennaio 2026, la parola “genocidio” è stata utilizzata in riferimento a Israele 272 volte tra tutte le loro piattaforme, di cui 70 solo su X/Twitter. Di contro, riferimenti agli ostaggi israeliani sono apparsi solo tre volte.
Sebbene MSF operi in oltre 70 paesi, verso la fine del 2023 quasi tutte le loro campagne erano incentrate unicamente su Gaza. Inoltre, dal 2023 al 2026 non hanno mai utilizzato la parola “genocidio” per altre crisi umanitarie come quelle in Myanmar, Siria, Sudan, Ucraina e Yemen.



