Ucraina. Occidente miope, Oriente all’arrembaggio: che fare? Una riflessione

di Vittorio Robiati Bendaud

Non capita a tutti di assistere personalmente al collasso di un sistema, che peraltro si considerava dalle sorti magnifiche e progressive, più per narcisismo e per ideologia che per lucida analisi del reale. Quello che l’altro giorno è collassato definitivamente è il sistema geopolitico successivo alla conclusione della Seconda Guerra Mondiale. E quel mondo, cancellato con un colpo di spugna, pur con luci e ombre, è perduto.

Quando si afferma da altissimo scranno che non si lotterà per Danzica, significa rendere attuabile, per altri, l’aggressione a Danzica. Quando si afferma una cosa simile riguardo all’Ucraina, significa lasciar via libera all’aggressione dell’Ucraina. E significa anche, ahinoi, che chi ha in mano il potere, che nella politica è potere della parola, non sa disporre delle parole, e dunque del potere. Quando si afferma che si continuerà comunque con l’accordo (folle) per il nucleare iraniano, significa che si siglerà un accordo con Russia e Cina (ossia con chi sta dietro all’Iran), nonostante il deflagrare dell’attuale crisi tra USA, UE e NATO e Russia.

Quando si permette, senza salvarlo, indipendentemente dagli effetti (certamente più che preventivati da Putin) di qualsivoglia sanzione, la clamorosa invasione di uno Stato sovrano, orbitante per interessi strategici alla compagine occidentale, si crea un immenso precedente per altre annessioni epocali: come nel caso della Cina con Taiwan, per fare un esempio inquietante e drammaticamente altamente probabile. E che dire della Corea del Nord?

Le parole di Putin entreranno nei libri di Storia, ma chissà chi li scriverà e come verranno presentate. La sindrome da accerchiamento da parte dei nemici; la rivendicazione di uno “spirito” etnocultural-spirituale; la liberazione di altri russi, in altre terre, dall’affrancamento da straniere sovranità aguzzine costituiscono un “capolavoro” retorico neo-nazista, da far invidia alla presa dei Sudeti o alle rivendicazioni dell’integrità del favoleggiato, mistico Vatan transcaucasico dei Giovani Turchi. E non è un caso che in tale architettura retorica l’antisemita, il nazista, il genocida lesivo degli interessi e dello spirito russo sia un presidente, regolarmente eletto, ebreo, come nel caso dell’Ucraina. Una riedizione 3.0, dopo la caduta degli zar e dell’URSS, del caro vecchio mito complottista antisemita dei Savi di Sion.

Con questa retorica “irredentista” russa hanno ben ragione a tremare i polacchi e le repubbliche baltiche: un ulteriore fronte apribile sul confine occidentale. E che dire dello spirito europeo, ben incarnato da Macron, novello Chamberlain, che con l’infamia ha ottenuto anche la guerra, per parafrasare Churchill?
Genocidio, quanto questa parola è stata abusata in Occidente, con discorsi triti, inutili e retorici, quindi, alla fine, idioti e, dunque, in certo senso, pericolosi. Ed è notevole, dopo sì tante slabbrature e abusi, assistere a come ora possa essere impiegata da un gangster sì, eppur geniale stratega. E così la Siria riconosce subito le Repubbliche “putiniane” e oggi Putin riconosce la sovranità del Golàn alla Siria, aprendo un altro fronte di guerra, laddove la Siria si salda all’Iran, che si salda alla Russia (assieme alla retorica dell’ebreo nemico e nazista). Non c’è nulla di sorprendente: bastava, e da anni, leggere il reale.

Una delle tante domande angosciose è che cosa farà Erdogan, il nuovo, vero signore del Mediterraneo (reso tale dalla miope e corrotta idiozia europea – e, come nel caso russo e iraniano, ancora una volta, in primo luogo, tedesca -). Resterà nella NATO, come sembrerebbe attestare il recente tentativo di riavvicinamento a Israele, perché il vicino iraniano e russo (anche se con quest’ultimo si è da poco spartito i territori armeni, altro fronte drammaticamente più che aperto) inquieta anche lui, oppure verrà a patti (e come) con l’orso degli Urali? Fino a quanto sarà affidabile e, specialmente, che vorrà in cambio? I greci sono preoccupati, e l’unica vera solidarietà, più che da un’UE titubante e demente, l’hanno ricevuta da Israele.

Bisogna riconoscerlo: da un punto di vista strategico costoro sono stati tutti molto, molto bravi. Cinesi, russi, ayatollah e, a suo modo, Erdogan (e dunque i Fratelli Musulmani a lui legati) sono uomini di genio, grandi strateghi, lungimiranti e intelligenti. Hanno scuola, formazione, selezione, strategia. Non hanno libertà, ed è la loro vera, fondamentale, debolezza, ma è una “debolezza” strana. E hanno tutti un’idea ben chiara, mitica e secolare, seppur diversamente declinata – il che in un futuro li farà inevitabilmente cozzare tra loro, ma forse sarà già troppo tardi per noi -, di impero: l’impero russo e poi sovietico; quello persiano e poi islamico; l’impero cinese e poi della Repubblica Comunista; quello bizantino divenuto poi ottomano.

Il nazionalismo panrusso, come direbbe oggi Yoram Hazony, è quella forma malata ed erronea di nazione che sogna l’impero e che diviene tale. Non a caso Hitler aveva anch’egli questo archetipo in mente: il Reich, l’impero, prima carolingio poi guglielmino. È il vecchio sogno di Roma (della seconda, Costantinopoli-Istanbul; e della terza, Mosca): una Repubblica che divenne Impero, potenzialmente senza confini, capace di imporre la sua “pace” (con crocifissioni a gogò), con un “corpo dominante” e le moltissime altre membra assoggettate.

Il vaso di Pandora è stato scoperchiato, e Putin (e i suoi sodali) hanno trovato il momento giusto, tra l’ubiquo shock e l’ossessione del COVID; le elezioni di midterm americane, in un Paese in piena crisi identitaria e culturale interna; la Francia al voto tra pochissimo. Le responsabilità occidentali, americane ed europee, per arrivare a questo momento terribile ed epocale sono infinite, tra spocchia, miopia e manifesta incapacità. E, scoperchiato il vaso di Pandora, gli equilibri saltano e le conseguenze sono e saranno imprevedibili.

Non ci si può riempire di potenziali cavalli di Troia (di dipendenza energetica, demografici e di molti altri generi) e presumere che essi rimarranno a lungo quiescenti, inattivi o addirittura virtuosi. Non si può culturalmente nutrirsi di deliri narcisistici e suicidari al contempo, perdendosi in queste deliquescenze, e non pensare che, presto o tardi, qualcuno accosterà una mannaia a una giugulare più che scoperta. Non si può, e da decenni, abbeverarsi di un demenziale wishful thinking, tra irenismi fasulli, pacifismi ideologici e a senso unico, melliflui e stolidi progressismi, senza cessare ipso facto di comprendere il “politico”.

Nel frattempo, anche da noialtri in Europa e in America, vi è chi si innamora di Mosca, presentata come virtuosa e tradizionale, rispetto al corrotto Occidente “gayo” e alle “facili” donne ucraine, ridotte a colf, prostitute e uteri in affitto… La Russia neoimperiale, cioè, come vindice dell’Occidente corrotto. Il neo-cesaropapismo russo, anche rispetto ai luccichii delle iconostasi e alle candele in cera accese da Putin, è parte dei grandi mali che attanagliano e sconvolgono l’Occidente, non dissimilmente dal tetro fascino retrivo che questo teatro del potere -sacro e neoimperiale- esercita su taluni occidentali: non è certo la soluzione. Dio ce ne guardi!

La guerra è appena iniziata, e a cascata ci attende con velocità molto altro, certamente orrendo, che si accanirà su democrazie liberali sempre più debilitate dall’interno e dall’esterno. E l’Occidente, e con lui la cultura della libertà autentica (non dell’arbitrio molesto e solipsistico), o si ritroverà (ed è cosa dura) o soccomberà.