Spagna: il patrimonio ebraico

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La Spagna ha sempre impiegato molto tempo a riconoscere i propri tesori: dopo sua morte, Cervantes era scivolato nell’oblio fino a che non venne ripescato da critici stranieri. I quadri di El Greco sono stati riscoperti dai francesi. Il palazzo arabo dell’Alhambra aveva avuto un analogo destino fino al 1800 quando ne scrissero Washington Irving e altri autori. Ora lo stesso sta succedendo col patrimonio ebraico.

500 anni dopo aver cacciato i suoi ebrei e fatto di tutto per nascondere se non addirittura per cancellare ogni traccia della loro esistenza, la Spagna ha cominciato a riscoprire la cultura ebraica che qui crebbe rigogliosa per secoli e i cui valori hanno avuto profonda influenza sulla storia dello spirito per tutto il medio evo.

Si è passati da un periodo in cui si è saccheggiato e poi soppresso e poi volutamente ignorato tutto l’apporto culturale degli israeliti, a un periodo in cui la gente ne resta sempre più interessata e affascinata: nelle città grandi e piccole di tutta la Spagna si va alla ricerca dei resti delle loro antiche sinagoghe, si riportano alla luce vestigia di antichi quartieri ebraici, si cercano i siti dei loro cimiteri, e le autorità preposte sono sommerse da richieste di ricerche archeologiche.

Non manca neppure chi scava nella propria storia famigliare e va alla ricerca di tracce di un passato ebraico, per sapere se il nome che porta è di origine ebraica: tutto l’opposto di quando si faceva di tutto per cambiarsi il nome e cercarsi antenati di puro sangue spagnolo. Ora è ‘trendy’ avere origini ebraiche.

Naturalmente è facile cadere nell’eccesso opposto: molte amministrazioni locali ansiose di accaparrarsi i ricchi turisti americani o israeliani, accampando un retaggio ebraico mai esistito o patrimoni ebraici non suffragati da prove storiche. Tutti vogliono la loro sinagoga medievale, come quella di Toledo (14° secolo).

Fino alla cacciata nel 1492, quella ebraica di Spagna era stata la più fiorente comunità d’Europa, culla di quella cultura sefardita che ebbe l’influenza maggiore nella storia ebraica. Qui si assistette al la rinascita della lingua ebraica non solo per le preghiere e il culto ma anche per la poesia e per ogni ambito spirituale e laico: questa fu detta l’età d’oro della letteratura, della filosofia e della scienza ebraiche nel 10° e 11° secolo. Se per gli ebrei ‘Sefarad’ era la seconda Gerusalemme, la cacciata dalla Spagna fu pianta come l’esilio dalla Terrasanta.

Vi è ora tutto un fiorire di studi e di ricerche, di pubblicazioni, di libri su temi ebraici, e poi nuovi musei, centri culturali, ristoranti, gruppi musicali, festival della tradizione sefardita. Le autorità ebraiche attribuiscono il merito di questo nuovo impulso al primo ministro Zapatero, che si è fatto paladino di una società più aperta e tollerante, anche se naturalmente non mancano focolai di nuovo antisemitismo, travestito da antisionismo.

Gli ebrei in Spagna sono attualmente dai quaranta ai cinquantamila, continuamente in aumento per via dell’immigrazione, soprattutto dal Nordafrica: molti di quelli che ritornano parlano ancora il ladino, una specie di giudeo-spagnolo che era la lingua dei loro antenati, e hanno mantenuto le loro tradizioni. Perché per i discendenti degli antichi perseguitati la nostalgia per la Spagna sefardita è ancora oggi tutt’altro che spenta.

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