Raisi stravince le elezioni in Iran. Israele: “È il presidente più estremista mai eletto”

di Paolo Castellano

Il 20 giugno, senza grandi sorprese Ebrahim Raisi, giudice conservatore e fedelissimo della Guida suprema Ali Khamenei, ha vinto le elezioni iraniane con il 61,9% dei voti. Tuttavia, la vittoria dell’ottavo presidente dell’Iran è stata contraddistinta da una bassa affluenza alle urne (48%) – ai minimi storici nella storia della Repubblica Islamica formatasi nel 1979 – che ha registrato meno di 30 milioni di votanti sui 59 milioni aventi diritto di voto.  Israele ha commentato negativamente l’ascesa di Raisi, mentre la Russia ha fatto i complimenti al nuovo presidente.

Come riporta la Repubblica, l’unico rappresentante dell’ala moderata ha raggiunto un risultato deludente. L’ex-banchiere centrale Abdolaser Hemmati ha preso l’8,3% di voti (meno di 3 milioni di preferenze). Dunque, Raisi è riuscito ad evitare il ballottaggio e a trionfare al primo turno.

Il nuovo presidente dell’Iran ha 61 anni e in pubblico indossa sempre un turbante nero, segno incontestabile dell’attaccamento ai valori ultraconservatori e religiosi iraniani. Raisi è nato nella città santa sciita di Mashhad, nel Nord-Est del territorio iraniano. Ha conseguito un dottorato in diritto islamico (fiqh) all’Università Shahid Motahari di Teheran ed è stato un giovane rivoluzionario a fianco di Khomeini.

Dopo la rivoluzione iraniana, ha fatto carriera come giudice e nel 2019, per volontà di Khamenei, è diventato il capo della magistratura dell’Iran. Raisi è considerato l’espressione dell’alleanza tra i rappresentanti del credo religioso e i pasdaran dei conglomerati industriali e militari.

Tuttavia, il passato del neo-eletto presidente dell’Iran è stato segnato dalla partecipazione nel 1988 al “comitato della morte“, composto da quattro persone (compreso Raisi), che fu incaricato da Khomeini di processare e giustiziare gli oppositori politici dopo la fine della guerra in Iraq. Raisi e gli altri componenti del comitato condannarono a morte circa 3mila prigionieri.  Per questo motivo Israele lo ha definito “il macellaio di Teheran“. Inoltre, nel 2019 gli Stati Uniti hanno emesso delle sanzioni per violazioni dei diritti umani in Iran per i fatti del 1988.

Raisi ha poi promesso che sarà il presidente di tutti gli iraniani, compresi coloro che non lo hanno votato. Per quanto riguarda la politica interna dell’Iran, il nuovo presidente ha dichiarato che s’impegnerà a combattere la corruzione, sostenere le giovani coppie, aiutare le famiglie con abitazioni meno care e stanziare incentivi per la produzione nazionale. Nonostante sulla sua scrivania ci siano obiettivi complicati come il contrasto alla terribile crisi economica e l’elaborazione di un compromesso sul nucleare con gli USA, Raisi ha sostenuto che ripristinerà la polizia morale (Gasht Eshad). Ciò non dovrebbe accadere nell’immediato, per non far scoppiare malumori tra i milioni di cittadini che non lo hanno votato.