Perché gli ebrei lasciano l’Europa per Israele

“La parola è ritornata, forte come non si sentiva da anni: Alyah, l’ascesa, la decisione di abbracciare fino in fondo l’ideale sionista e trasferirsi in Israele. Nel 2013 gli Olim sono aumentati ancora: +7% rispetto all’anno precedente, segnala l’Agenzia ebraica”. Queste le prime righe di un’intera inchiesta dedicata oggi dal quotidiano La Repubblica al fenomeno dell’aliyà. L’approfondito articolo, intitolato ‘Biglietto per israele, richiamato in prima pagina e firmato da Giampaolo Cadalanu, mette in luce le dimensioni delle aliot dall’Europa occidentale, che costituiscono un terzo degli oltre 19.200 olim arrivati nel 2013: nella classifica dei Paesi di provenienza, al primo posto c’è la Francia (+63% rispetto al 2012), seguita da Olanda (+57%) e Belgio (46%).
“Le cifre assolute non sono impressionanti, ma la tendenza è significativa” spiega lo studioso Sergio Della Pergola, che di recente ha lavorato a un sondaggio  dell’Agenzia europea per i diritti fondamentali con lo scopo di mettere a fuoco  le percezioni della popolazione ebraica negli otto Stati dell’Unione che ne rappresentano la maggioranza. Tutt’altro che confortanti i risultati, resi noti nelle sorse settimane: due terzi degli intervistati considerano l’antisemitismo un problema reale, tre quarti credono che sia aumentato negli ultimi cinque anni, uno su due ha paura di aggressioni verbali e uno su tre addirittura di violenza fisica. E 29 su 100 hanno considerato la possibilità di lasciare il Paese dove vivono, proprio per paura che l’ostilità diventi aperta.

Le ragioni dell’aliyà europea
“In questo momento, ci sono tre motivi per preferire Israele all’Europa – spiega Della Pergola nell’inchiesta -. Il primo è la situazione economica nel vecchio continente, con la crisi che colpisce gli strati medio-bassi della società. Poi c’è il fattore economico israeliano: qui la disoccupazione è bassa, mentre gli indicatori della crescita sono positivi, e c’è una buona capacità di assorbimento della forza lavoro. E infine c’è una percezione di antisemitismo in crescita, difficile da cogliere in modo preciso, ma presente”. A dimostrare quanto la questione economica sia determinante nella scelta di fare l’aliyà c’è la giovane età degli immigrati: 6 sui  10 hanno meno di 35 anni. Ma rimane il fatto che l’antisemitismo è per molti ebrei il motivo preponderante per lasciare il proprio Paese: è il caso della Francia, dove “le pressioni sugli ebrei stanno diventando insostenibili, soprattutto per chi si riconosce pubblicamente nell’identità ebraica”, spiega Erik Cohen, docente di antropologia e sociologia all’Università Bar Ilan.

Italia, la crisi spinge l’aliyà
E l’Italia? Il nostro Paese, spiega La Repubblica, propone agli ebrei un’immagine meno inquietante: i nuovi arrivi sono poche centinaia , ma comunque in crescita rispetto agli anni passati, principalmente per motivi economici (come aveva analizzato il Bollettino nel novembre 2012). “C’è un aumento, ma legato soprattutto ai motivi economici – dichiara alla Repubblica Beniamino Lazar, avvocato e presidente del Comites -. Non ho mai sentito invece di persone che hanno lasciato l’Italia per paura, come invece è successo per Francia e Belgio. Credo che in questi Paesi si possa vedere un legame fra l’ antisemitismo e la presenza diffusa di arabi oltranzisti”.

Riguardo all’Italia, emerge un altro aspetto interessante anche dal sondaggio sopra menzionato, a cui ha partecipato Della Pergola: quello relativo all’atteggiamento delle autorità italiane nei confronti degli ebrei. 2Le istituzioni hanno sempre un atteggiamento corretto – spiega lo studioso -. Tutt’al più, ci sono cadute di stile come quella di Berlusconi, secondo cui Mussolini aveva fatto bene fino alle leggi razziali. Una dichiarazione resa proprio mentre a Milano si ricordava la Shoah davanti al binario 21, da cui partivano i convogli per Auschwitz”.

L’antisemitismo corre sul web

Una parte del disagio legato all’antisemitismo resterà però anche fuggendo dall’Europa e andando in Israele: dal rapporto dell’agenzia europea emerge infatti come lo spazio prediletto per razzismo e pregiudizi sia il mondo virtuale, dove sono in continuo aumento le pressioni antisemite. “Da quando vado su Facebook ho più commenti antisemiti di quanti ne avevo sentito in tutta la vita”, – ha detto una signora di mezza età ai rilevatori europei. E se è vero che basta un “click” per imbattersi in questi commenti, rimane il fatto che le liste di ebrei e altri episodi di questo tipo destano una seria preoccupazione e impongono di essere guardinghi. Perché, come si vede, nell’era del web, in cui lo spazio fisico non ha più significato,  l’antisemitismo si diffonde al di là di qualsiasi confine geografico, raggiungendo anche Israele.