di R.I.
Quella del 7 maggio a Ferrara è stata una cerimonia di premiazione intensa e piena di emozione, a cominciare dalla testimonianza dell’ex ostaggio a gaza Eli Sharabi, vincitore del primo premio con il suo L’ostaggio,un libro che parla di sofferenza ma anche di speranza e resilienza, ribadite anche dagli altri vincitori e dalle istituzioni.
Nei suoi 26 anni di esistenza il Premio Letterario ADEI WIZO Adelina Della Pergola ha ospitato i grandi nomi della narrativa internazionale. Ha fatto conoscere il valore delle tradizioni e le tante storie dell’ebraismo e, considerando il dolore che spesso contengono, la commozione non è mai mancata. Ma la narrazione che Eli Sharabi ha portato a Ferrara per la giornata finale della XXVI Edizione del Premio è su un altro livello di intensità. Il libro con cui ha vinto, “L’ostaggio”, è parte del suo sguardo: verità della sua stessa sofferenza.
In questo pomeriggio del 7 maggio ci porta al mattino del 7 ottobre 2023, nel Kibbutz Beeri, alla porta della safe room sfondata dagli aguzzini di Hamas, fino all’ultimo sguardo alla moglie e alle figlie prima di essere portato via. L’estrema parola che è riuscito a lanciare loro è: “tornerò”. Dopo 491 giorni di prigionia, di fame e torture patite nei tunnel di Gaza, ci è riuscito. Sostenuto dalla speranza di rivedere una famiglia che, solo al momento della sua liberazione, scoprirà essere stata uccisa poco dopo il suo rapimento. Da lì, in qualche modo, la ricostruzione e la scelta di diventare testimone. “Sono una persona pratica – rivela – non sono uno che si crogiola nella tristezza o nella rabbia; la perdita dei miei cari è stata tragica, ma per quasi 500 giorni tanta gente ha lottato per me, devo onorare il loro impegno, non posso permettermi di piangere. Così ho cominciato a condividere e a parlare”. Le lacrime però ci sono: sincere e partecipate, sono quelle della platea, dei ragazzi delle scuole che continuano a porgergli domande per capire come si può sopravvivere alla negazione stessa dell’umanità. E sono domande a cui non si sottrae.
Il fatto che ci troviamo nel Palazzo delle Sinagoghe della città estense rende tutto più emblematico. È qui che quest’anno il Premio ha vissuto i suoi due tradizionali momenti conclusivi: la Premiazione e l’incontro tra gli autori e gli studenti delle scuole, uniti in una grande celebrazione della forza della letteratura di fronte al pregiudizio. “In un momento di chiusura nei confronti del mondo ebraico, dobbiamo ringraziare la Comunità Ebraica di Ferrara e il suo Presidente Fortunato Arbib per l’ospitalità. – spiega Susanna Sciaky Presidente Nazionale ADEI WIZO – Non era così scontato essere qui oggi, eppure era importante ricordare quanto, in un mondo che cancella le sfumature e costruisce muri, l’ebraismo sia la cultura del dialogo”.
È un contesto che trasforma gli interventi di questo pomeriggio in un invito a giovani e adulti a formare il proprio pensiero critico necessario per decifrare il mondo di oggi. Lo afferma David Meghnagi a cui è affidata la prima parte dell’incontro, lo conferma Vittorio Giardino che ha vinto la Sezione del Premio riservata ai ragazzi con “I Cugini Meyer”, graphic novel ambientata nel 1938, stesso anno in cui si svolge “La vita invisibile” di Mauro di Castro, secondo classificato. Un anno che a tutti sembra pericolosamente simile a questo 2026. “Con la distinzione che a quei tempi l’odio era quello fomentato dalle Nazioni, ora sembra venire dal popolo”, ricorda l’editore Michele Silenzi Ospite d’Onore della giornata.
Roy Chen, finalista con il romanzo “Il grande frastuono”, collega le storie sul palco: “Ho passato tanti giorni a urlare il tuo nome, nel piazza degli Ostaggi di Tel Aviv, chiedendo la tua liberazione – dice rivolgendosi a Eli Sharabi – Ma tu sei la dimostrazione che il nostro popolo è specializzato in rinascite. Leggere un libro è un atto di ribellione. Al contrario della politica che sa dare solo risposte, noi scrittori, invece, poniamo domande. Il libro è uno strumento per creare empatia e dialogo”. Tra i premiati c’è anche Enrico Fink, Presidente dalla Comunità Ebraica di Firenze con il suo “Patrilineare”.
L’amore per la letteratura e la memoria si mischiano anche nelle parole delle istituzioni. L’Assessore alla Cultura di Ferrara, Marco Gulinelli, evoca la storia di una città dove la tradizione ebraica ha sempre avuto un valore fondativo. Sergio Della Pergola, che insieme alla sorella Mara sostiene il Premio legato alla memoria della madre, fotografa la situazione da Israele. Silvia Nahum Sembira, Presidente della Sezione locale dell’ ADEI WIZO, ricorda il nonno che in questa stessa stanza fu prelevato e portato a Fossoli e, da lì, ad Auschwitz.
C’è il dolore, ma anche la voglia di voltare pagina, letteralmente: per trovare la forza necessaria per risanare l’odio e conservare la memoria si riparte da un libro.
C’è un’altra tradizione del Premio: quella di terminare con un momento conviviale. La cena di Gala si è svolta all’Istituto “Vergani Navarra” con gli impeccabili ragazzi della scuola alberghiera e gli scrittori impegnati in un appassionato reading. Da domani si lavora alla XXVII Edizione che cadrà nei 100 anni dell’ADEI WIZO.






