Negli Emirati i libri di testo scolastici si allontanano dalla propaganda contro Israele

Mondo

di Francesco Paolo La Bionda

A un anno e mezzo dalla normalizzazione dei rapporti tra gli Emirati Arabi Uniti e Israele nell’ambito degli Accordi di Abramo, i libri di testo del paese arabo per l’istruzione primaria e secondaria riflettono lo spirito del trattato e generalmente evitano la propaganda contro lo Stato ebraico e contro gli ebrei.
È quanto emerge dal report “When Peace Goes to School: The Emirati Curriculum” dell’organizzazione israeliana IMPACT-se. La ricerca ha rilevato come i testi promuovano uno spirito di tolleranza e di relazioni positive con ebrei e cristiani sulla base dei principi della teologia islamica, dato che il presidente di IMPACT-se Marcus Sheff lo ha definito “di gran lunga il più pacifico e tollerante curriculum di un paese a maggioranza araba o musulmana che abbiamo mai recensito in oltre un quarto di secolo di ricerche”.

I libri di testo, secondo il documento israeliano, propongono un approccio realistico alla pace e alla sicurezza, insegnano il patriottismo e l’anti-radicalismo, l’impegno a difendere il paese e alla cooperazione con gli alleati, enfatizzando come priorità la risoluzione dei conflitti. Il vasto programma di studi islamici sottolinea la tolleranza, la coesistenza e le relazioni amichevoli con tutte le etnie e le religioni.

Nonostante i progressi, Israele manca ancora dalle mappe
Il report ha rilevato come tuttavia lo stato di Israele non compaia in nessuna mappa del Medio Oriente a parte una, venendo o classificato come Palestina o venendone tracciati i confini ma senza un nome riportato. Non ci sono inoltre menzioni della storia ebraica nella regione o all’Olocausto.
Ciononostante, gli Accordi di Abramo sono trattati a più riprese, descritti come “utili alla causa araba e islamica, derivati dall’impegno dell’Islam nel contenere l’estremismo e nel promuovere un’atmosfera globale di pace e cooperazione”. Il radicalismo religioso è fortemente scoraggiato come “minaccia principale” alla prosperità e la causa palestinese non è più rappresentata come la chiave per risolvere tutti i problemi della regione.

Alcuni passaggi sulla questione sono stati riscritti in anni recenti, secondo i ricercatori. In un libro di scienze sociali del penultimo anno, una citazione del fondatore dello Stato, lo sceicco Zayed bin Sultan Al Nahyan, è stata rivista per rimuovere una critica all’idea che i palestinesi debbano riconoscere lo Stato ebraico. In un altro testo, una tabella originariamente chiamata “Le macchinazioni dei nemici per ostacolare l’azione araba comune” è stata cambiata per parlare solo di “principali sfide” e per togliere un riferimento a “l’entità sionista sulla terra di Palestina”.

Le critiche a Iran e ideologia ottomana
Nonostante i testi emiratini supportino una risoluzione pacifica delle tensioni del paese con l’Iran, lo descrivono come un’aggressiva potenza regionale che ha rovinato Iraq e Libano e che ora intende farlo anche con lo Yemen. La Turchia, altro rivale degli Emirati e dei loro alleati, non è direttamente criticata, ma il suo predecessore, l’Impero Ottomano, è descritto invece come una rapace potenza colonialista, al pari di Francia e Inghilterra, che ha sfruttato le ricchezze e le terre degli arabi.

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