L’ONU ha approvato una risoluzione israeliana contro il negazionismo della Shoah

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di Francesco Paolo La Bionda

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il principale e più rappresentativo organo dell’istituzione, ha approvato giovedì 20 gennaio una risoluzione finalizzata a combattere il negazionismo della Shoah. La data è caduta volutamente a ottant’anni esatti di distanza dalla conferenza di Wansee, in cui i gerarchi nazisti definirono la cosiddetta “soluzione finale della questione ebraica”.

La risoluzione fornisce una specifica definizione di negazionismo sulla base di quella operativa sviluppata dall’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA) nel 2013. Secondo quest’ultima il fenomeno è identificabile come la negazione della realtà storica e della portata dello sterminio degli ebrei da parte dei nazisti e dei loro complici durante la Seconda Guerra Mondiale, inclusa la messa in dubbio dei metodi impiegati, come le camere a gas, e dell’intenzionalità del genocidio.

Il provvedimento approvato dalle Nazioni Unite indica inoltre delle azioni che i paesi firmatari sono tenuti a intraprendere per combattere il fenomeno negazionista, come il rifiuto di qualsiasi posizione assimilabile e l’educazione delle nuove generazioni, e richiede anche che i post sui social media considerabili negazionisti secondo la definizione IHRA siano rimossi.

Ampio consenso internazionale per la misura
Nel presentare la misura, l’ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite Gilad Erdan, nipote di sopravvissuti alla Shoah, ha definito il mondo in cui viviamo un luogo in cui “la finzione sta diventando verità e l’Olocausto una memoria sempre più distante”, segnalando anche come il negazionismo “si sia diffuso come un cancro sotto al nostro naso”.

La risoluzione è stata proposta dalla delegazione israeliana, con l’appoggio di quella tedesca, e costituisce la seconda volta, dalla fondazione dello Stato ebraico, che è riuscita a farla passare nell’assemblea. Centoquattordici paesi hanno appoggiato il provvedimento, categorizzato come Risoluzione A/76/L30, e solo l’Iran si è pubblicamente opposto, definendolo un tentativo di Gerusalemme di “sfruttare la sofferenza passata del popolo ebraico”. Dato che il regime degli ayatollah non ha però pagato le proprie quote alle Nazioni Unite, è stato privato di alcuni diritti tra cui quello di chiedere una votazione formale sulla risoluzione, che è stata quindi approvata per consenso.

L’intervento dell’Alto Commissario Michelle Bachelet al Senato italiano
Lo stesso giorno in cui la misura è stata approvata, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani Michelle Bachelet è intervenuta presso la Commissione Straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza del Senato italiano.
Nel suo discorso, Bachelet ha raccomandato l’adozione di specifiche riforme per sviluppare una narrativa e politiche che enfatizzino i diritti e i sentimenti di umanità comuni.
Ha anche aggiunto che l’antisemitismo e il pregiudizio verso i musulmani sembrano crescere in tutta Europa, citando un sondaggio della Fundamental Rights Agency secondo cui l’89% degli intervistati ritiene che nel proprio paese l’odio contro gli ebrei sia in aumento. Bachelet ha inoltre segnalato come diversi movimenti politici intolleranti abbiano preso forza in molti paesi “aizzando l’emotività dei propri sostenitori attraverso campagne di disinformazione, guadagnando attenzione mediatica e voti ma anche creando lacerazioni profonde, violente e molto dannose nel tessuto sociale”.
Le vittime dell’odio, secondo l’Alto Commissario, sono esposte a “umiliazione, violenza, discriminazione ed esclusione – esacerbando le preesistenti diseguaglianze economiche e sociali e alimentando un profondo risentimento”.
Bachelet ha poi citato Primo Levi in merito all’Olocausto: “è successo, quindi può succedere nuovamente”.

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