L’odio corre da New York all’Europa: boom di attacchi antisemiti e discriminazioni contro gli ebrei

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di Nina Deutsch
Crimini d’odio in forte aumento nella metropoli americana, svastiche e aggressioni nelle strade. In Germania un hotel respinge clienti israeliani e un tribunale condanna chi aveva esposto il cartello «Vietato agli ebrei». Un’escalation che inquieta le democrazie occidentali.

Clima sempre più preoccupante sul fronte dell’antisemitismo. Le cronache degli ultimi giorni raccontano di aggressioni, discriminazioni, atti vandalici e manifestazioni d’odio che sembrano moltiplicarsi da una parte all’altra dell’Occidente. Dai dati allarmanti registrati a New York fino agli episodi verificatisi in Germania in questi giorni, emerge un quadro che solleva interrogativi profondi sul livello di tensione sociale e sull’affiorare di sentimenti antiebraici che evocano le pagine più oscure della storia europea.

A lanciare il campanello d’allarme sono innanzitutto i numeri diffusi dal Dipartimento di Polizia di New York (NYPD). Nel mese di maggio sono stati confermati 41 crimini d’odio ai danni di cittadini ebrei, una cifra che rappresenta circa il 60% di tutti i reati motivati dall’odio registrati nella metropoli americana nello stesso periodo. In pratica, un episodio antisemita ogni 18 ore.

Gli ebrei costituiscono circa il 10% della popolazione della città, ma continuano a essere il gruppo maggiormente preso di mira.

Il mese scorso, come riporta il  Times of Israel, si sono verificati tre crimini d’odio contro persone di origine asiatica, nessuno contro persone di colore, uno contro una persona di etnia non specificata, uno basato sul genere, uno contro una persona di origine ispanica, cinque contro musulmani, dieci contro gruppi religiosi non specificati, cinque basati sull’orientamento sessuale e uno contro una persona bianca.

Il confronto con i mesi precedenti evidenzia una crescita significativa di crimini d’odio contro gli ebrei: ad aprile erano stati registrati 30 episodi, a marzo 32 e a febbraio 21. Rispetto alla media del trimestre precedente, l’incremento di maggio è stato pari al 46%.

Secondo gli esperti, inoltre, il fenomeno potrebbe essere persino più ampio di quanto raccontino le statistiche ufficiali, poiché numerosi episodi non verrebbero denunciati alle autorità.

Tra gli episodi segnalati figurano svastiche tracciate su sinagoghe e in quartieri a forte presenza ebraica, atti vandalici contro un negozio kosher e l’aggressione a una persona nella metropolitana del Queens. Nei giorni scorsi, inoltre, la polizia ha arrestato uno studente della New York University accusato di aver esposto una bandiera con la svastica su un edificio dell’ateneo. Il giovane si è dichiarato non colpevole, ma l’università ha condannato duramente l’accaduto, sottolineando che «i simboli esposti sono antisemiti e offensivi per ogni persona di coscienza» e annunciando l’avvio di procedimenti disciplinari con «le conseguenze più severe».

I dati mostrano anche che, rispetto a maggio dello scorso anno, i crimini d’odio contro gli ebrei sono aumentati del 71%, mentre l’incremento complessivo dei reati motivati dall’odio nei confronti di tutti i gruppi è stato del 74%. Dall’inizio dell’anno, gli episodi antisemiti confermati sono stati 152, pari al 57% del totale dei crimini d’odio registrati in città.

Una situazione che rappresenta una sfida anche per il sindaco Zohran Mamdani, insediatosi all’inizio dell’anno con l’impegno di contrastare ogni forma di odio e discriminazione. Le autorità cittadine sottolineano tuttavia come l’andamento di questi fenomeni sia influenzato da fattori complessi, che spaziano dalle tensioni sociali alle dinamiche internazionali.

Negli ultimi mesi, il NYPD ha tenuto sotto controllo le proteste antisioniste presso sinagoghe e altri luoghi, e la parata annuale in Israele di domenica è stata uno degli eventi più protetti nella storia della città, ha affermato il NYPD.

Segnali inquietanti anche dall’Europa: il caso dell’hotel Zum Kirschen

Ma il problema non riguarda soltanto gli Stati Uniti. Segnali inquietanti arrivano anche dall’Europa, e in particolare dalla Germania, dove due recenti episodi hanno suscitato forte indignazione.

Il caso più eclatante riguarda un piccolo hotel della Baviera, lo Zum Hirschen, situato nei pressi della località di Lam, vicino al confine con la Repubblica Ceca. Alcuni viaggiatori israeliani, dopo aver richiesto una prenotazione, si sono visti recapitare una risposta sconcertante: «Siamo spiacenti, gli ebrei non sono ammessi nel nostro hotel».

I clienti hanno immediatamente segnalato l’accaduto a Booking.com e al consolato israeliano di Monaco. Gli accertamenti successivi hanno confermato che il messaggio proveniva effettivamente dalla struttura ricettiva. Dopo un iniziale tentativo di prendere le distanze dall’accaduto, la direzione dell’albergo ha ammesso che la comunicazione era stata inviata da un proprio dipendente. Per dimostrare la sincerità di un pentimento, l’hotel ha invitato i turisti respinti a una vacanza gratuita di una settimana. Resta da vedere se gli ospiti accetteranno l’offerta per farsi una propria opinione sull’hotel.

In seguito all’episodio, Booking.com ha rimosso l’hotel dalla propria piattaforma, mentre il caso è stato trasmesso alle autorità bavaresi e al commissario statale per la lotta all’antisemitismo, che dovrà valutare eventuali conseguenze legali.

Durissima la reazione delle autorità israeliane. La console generale Talya Lador ha scritto sui social: «Siamo tornati agli anni Trenta?». Sulla stessa linea anche l’ambasciatore israeliano in Germania, Ron Prosor, secondo il quale «quando si arriva a scrivere “Vietato l’ingresso agli ebrei”, significa che non ci si nasconde più».

Parole che assumono un significato ancora più forte alla luce di un altro episodio verificatosi poche ore prima nel Paese. A Flensburg, nel nord della Germania, un uomo è stato condannato per aver esposto nella vetrina del proprio negozio un cartello con la scritta: «Vietato l’ingresso agli ebrei!!!». Il tribunale ha qualificato il gesto come incitamento all’odio, infliggendo una pena di sei mesi di reclusione con sospensione condizionale e disponendo il versamento di 1.200 euro a favore del memoriale dell’ex campo di concentramento di Ladelund.

Secondo quanto emerso durante le indagini, l’uomo avrebbe giustificato la propria iniziativa sostenendo che gli ebrei da lui conosciuti non avevano preso posizione contro la guerra a Gaza.

Dagli Stati Uniti all’Europa, gli episodi delle ultime settimane raccontano dunque una realtà che desta crescente preoccupazione. Tra aggressioni, simboli nazisti, discriminazioni e slogan che evocano alcune delle pagine più oscure del Novecento, il fenomeno dell’antisemitismo continua a manifestarsi con modalità sempre più evidenti, spingendo istituzioni e comunità a chiedere risposte ferme e immediate.