La trama sottile della vita

Mondo

Marina Falco Foa, laureata in architettura, si è dedicata al disegno e alla pittura, presentando la sua opera in numerose personali. In questi giorni, fino al 23 giugno, espone a Torino, alla Fogola Galleria Dantesca, Piazza Carlo Felice 15.
Così presenta l’artista il critico Paolo Levi: “Con gli occhi e lo stupore della fanciullezza, Marina Falco Foa presenta su preziosi supporti di carta i tasselli dei suoi ricordi, trasformandoli in presenze fatate. Descrive gioiosamente e senza ovvietà microcosmi singolari, che si accostano l’uno all’altro suggerendo misteriose analogie. La sua pittura è una voce vivificante, dove l’uso sapiente del pastello ad acqua è racchiuso nel disegno a china color seppia o nera, che è fermo, meditato e fragilmente sottile. Ogni sua pagina è un incantamento, ben sorretto dall’impalcatura di una tecnica impeccabile. Marina Falco Foa ha un’anima ebraica solare e contemplativa, capace di dialogare col mondo degli oggetti famigliari e di culto, sottolineandone l’identità poetica. Autobiografia e ricerca si fondono nel suo lavoro, che è fatto di elementi narrativi reali e onirici assemblati in un clima di ferma fantasia, dove l’apparente fragilità delle immagini si trasmuta nella solida realtà della sua visione del mondo. Sono momenti di certezze esistenziali radicate nell’appartenenza a una religiosità che intride tutto il suo vissuto, e che va ben oltre i momenti rituali e celebrativi. Operando all’interno di una leggenda del quotidiano, l’artista è del tutto soggettiva nel captare le essenze segrete dell’universo che la circonda e le appartiene, tracciando con calibrato umore e amore i particolari più minuti di scenografie raffinate. Nel paesaggio della sua Liguria, per esempio, immette elementi di ritualità ebraica, che convivono senza anacronismi in costruzioni fantasiose ma controllate, pudiche, e delicatamente ricche di ritmi e di cromie. Nel suo lavoro si può anche leggere una linea di continuità tematica con Lele Luzzati, ma non coincidenza. Se da parte di quest’ultimo abbiamo storie, leggende e momenti di vita variegati e orditi in trame scenografiche, qui ritroviamo invece una tecnica coloristica leggera e una scrittura morbida e minuta. Ma quello che è immediatamente identificabile nella nostra pittrice, è la luminosità del suo sorriso – come nel Matrimonio nella giudecca di Trani, e nel caso assai vicino di Venezia. Matrimonio nella Sinagoga Levantina – che si rivolge alla bellezza del mondo e all’intrinseca liricità di un vivere sublimato dai riti sacrali e domestici”.

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