Bandiere di India e Israele

Israele e India lanciano nuovi progetti di cooperazione per l’agricoltura

di Francesco Paolo La Bionda
Il ministro dell’Agricoltura dell’India, Narendra Singh Tomar, si è recato in visita ufficiale in Israele dall’8 all’11 maggio su invito del suo omologo dello Stato ebraico, Oded Forer.

Durante l’incontro tra i due alla Knesset, in cui si è festeggiato anche il trentennale dall’inizio delle relazioni bilaterali indo-israeliane, sono stati discussi nuovi progetti e modalità di cooperazione in ambito agricolo per svilupparne il potenziale in entrambi i paesi.

Una delle iniziative previste riguarda la ristrutturazione di settantacinque villaggi indiani, in occasione del settantacinquesimo anniversario dell’indipendenza del gigante asiatico il prossimo anno, che sarà portata avanti insieme a Israele.

Forer ha espresso inoltre il desiderio di Israele di portare al “livello successivo” i Centri di eccellenza (CoE) istituiti dallo Stato ebraico in diverse parti dell’India. Attualmente in India ci sono infatti ventinove Centri di Eccellenza già operativi, che forniscono informazioni vitali sulle nuove tecnologie per aumentare la resa della produzione agricola.

Anche le relazioni commerciali tra i due Paesi riceveranno un impulso nel prossimo futuro, ha dichiarato il ministro israeliano. India e Israele hanno concordato di completare il processo di finalizzazione di un accordo di libero scambio entro fine giugno, durante un incontro tra il Ministro degli Affari Esterni Jaishankar e il suo omologo israeliano Lapid nell’ottobre dello scorso anno.

Durante la visita diplomatica, Tomar ha anche visitato un’azienda agricola di proprietà di un agricoltore di origine indiana, Sharon Cherry, che coltiva ortaggi indiani nel deserto del Negev. Nella sua fattoria modello a Be’er Milka, Cherry ha adottato tecnologie moderne, con il supporto tecnico del Ramat Negev Agro Research Centre, per poter coltivare i suoi prodotti anche in condizioni estremamente difficili come quelle dell’area in cui si trova.

La comunità ebraica indiana e gli ebrei indiani in Israele

Secondo la tradizione, i primi ebrei sarebbero giunti in India nel 562 prima dell’era attuale. Nei secoli successivi, si sono succeduti nuovi arrivi da parte di ebrei giunti da diverse regioni del Medio Oriente e del Mediterraneo. Dopo la fondazione di Israele, buona parte della comunità ha compiuto l’aliyah e oggi 70.000 ebrei di origine indiana vivono nello Stato ebraico, mentre nel paese asiatico ne restano circa 5.000.

Nel secondo dopoguerra si sono verificati inoltre due casi di conversione all’ebraismo da parte di piccole popolazioni autoctone indiane, che hanno assunto le denominazioni di Bnei Menashe e Bene Ephraim. Entrambe rivendicano una discendenza dalle tribù perdute, e la prima ha anche ottenuto il riconoscimento del Gran Rabbinato d’Israele nel 2005: oggi oltre 6.000 Bnei Menashe vivono nello Stato ebraico, mentre 4.000 rimangono nel paese d’origine. Molto più piccola invece la consistenza dei Bene Ephraim, che ammontano a poche centinaia di persone residenti in alcuni villaggi dell’India orientale.