“Israel Loves Iran”. La pace della gente comune

Mondo

Non più immagini e simboli dai colori sgargianti e ipnotici, come ai tempi degli hippies, negli anni ’70, ma una semplice fotografia – scattata forse direttamente da un computer o con telefono. Una foto  dai colori naturali, persino un pò sbiaditi, in cui si vedono un uomo e una donna che si baciano. In mano hanno i loro rispettivi passaporti, lui quello israeliano, lei quello iraniano. Quest’immagine, semplice, persino un pò banale,  sta facendo il giro del mondo, sta catalizzando l’attenzione dei media di ogni tipo. Fa parte insieme ad altre centinaia di immagini della campagna per la pace lanciata una settimana fa da un israeliano, Ronny Edry, e da sua moglie Michal Tamir. Una campagna per la pace e contro quella guerra all’Iran di cui da mesi si sente parlare, che da mesi sembra essere nell’aria. Una guerra che gli israeliani non vogliono e contro la quale hanno deciso di far sentire la loro voce nell’unica maniera possibile oggi: attraverso la rete, sfruttando i mezzi e la forza della rete, dei social networks, dei video, la forza dei volti della gente comune. E’ la forza della cosidetta “citizen diplomacy”, della politica estera fai-da-te, di cui parla anche Riccardo Luna su La Repubblica di domenica 25 marzo. La Do-It-Yourself-Foreign-Policy, è la politica estera dei cittadini comuni, quella con cui, grazie ad internet, la gente può intervenire e agire direttamente su temi tradizionalmente riservati ai governi degli Stati. E la pace è diventato uno di questi. “Sabato 17 marzo – scrive Luna – mentre al Pentagono si preparavano a un’esercitazione per valutare le catastrofiche conseguenze di un conflitto fra Israele e Iran, su Internet è scoppiata la pace”.
Ed è scoppiata appunto grazie a internet, a partire da Facebook. Una coppia di israeliani, Ronny Edry e la moglie Michal Tamir, ha creato una pagina dal titolo “Israel loves Iran” e postato un’immagine: Ronny con il braccio la figlia. Sotto quest’immagine una scritta: Iranian, we will never bomb your country. We love you”, Iraniani, non bombarderemo mai il vostro paese. noi vi amiamo. Non ci è voluto molto perchè il messaggio lanciato da Ronny e Michal si diffondesse, diventasse quasi una parola d’ordine del popolo della rete. centinaia e centinaia di messaggi, fotografie, video, tutti accomunati dallo stesso messaggio: we love you.

Ronny Edry di professione fa l’insegnante e il graphic designer, ha 41 anni e vive a Tel Aviv, e il suo volto e il suo messaggio ora sono ovunque, anche grazie al video realizzato a favore della campagna di raccolta fondi contro la guerra, “Israel love Iran“. Un video realizzato per parlare direttamente agli iraniani e dir loro, “noi non vogliamo nessuna guerra, e chi dice di volerla non parla per noi”.

E’ bastato questo semplice messaggio per mobilitare centinaia e centinaia di persone. Oggi il gruppo facebook di Edry ha ricevuto più di 37.ooo “mi piace”. Un successo clamoroso, realizzato grazie al passaparola e ampliatosi in questi ultimi giorni grazie all’eco risuonata sui media di tutto il mondo, compresi quelli iraniani.

Nel video messaggio creato per promuovere la campagna pacifista, contro una possibile guerra fra Israele e Iran, Edry dice: “Ciao, sono Ronny. Ho 41 anni. Sono un padre, un progettista grafico, un insegnante, un cittadino di Israele. E ho bisogno del vostro aiuto. Ultimamente, nei telegiornali, sentiamo preannunciare una guerra. Enorme. I governi parlano di distruzione, autodifesa, come se questa guerra non avesse a che fare con noi. Tre giorni fa, ho pubblicato un poster su Facebook. Il messaggio era semplice: “Iraniani, non bombarderemo mai il vostro paese, vi amiamo”. Accanto al poster ho aggiunto: “Al popolo iraniano, a ogni padre, madre, figlio, fratello e sorella. Perché ci sia un guerra tra di noi, è necessario che prima abbiamo paura l’uno dell’altro. Dobbiamo odiare. Io non ho paura di voi, non vi odio. Non vi conosco nemmeno. Nessun Iraniano mi ha mai fatto del male. Non ho nemmeno mai conosciuto un Iraniano … giusto uno a Parigi, in un museo. Un tipo simpatico. Qualche volta qui vedo un Iraniano in TV. Parla di una guerra. Sono certo che non rappresenta tutto il popolo iraniano. Se sentite qualcuno in TV parlare di un bombardamento su di voi … state certi che non sta rappresentando tutti noi. Non sono un rappresentante ufficiale del mio Paese. Ma conosco le strade della mia città, parlo ai miei vicini, i miei famigliari, i miei amici e a nome di tutte queste persone … vi vogliamo bene. Non abbiamo alcuna intenzione di farvi del male. Al contrario, ci piacerebbe incontrarvi, prendere un caffè assieme e parlare di sport. A tutti coloro che provano lo stesso, condividete questo messaggio e aiutatelo a raggiungere il popolo iraniano”.

Il messaggio è stato condiviso e ha raggiunto il suo scopo: la pagina israel-love-iran ha più di 40.000 amici; e sul blog di Edry, www.israelovesiran.com, i messaggi le foto, i video postati sul blog di Edry, arrivano ininterrotti. Ed hanno raggiunto anche gli iraniani, che aggirando la censura di internet, sono riusciti a rispondere agli israeliani. Un architetto di nome Majid ha creato un gruppo Facebook parallelo a quello di Edry, “Iran loves Israel”. E sul sito Radiofarda.com compare l’immagine di un manifesto con un messaggio: “Israelis, we do not want a nuclear bomb. We want peace and democracy. We are your friends” – Israeliani, noi non vogliamo la bomba nucleare. Noi vogliamo pace e democrazia. Noi siamo vostri amici. Lo stesso messaggio che accompagna le foto di iraniani nel video diffuso attraverso youtube dal gruppo Facebook  “From Iran for peace and democracy”.
Forse la pace non è dietro l’angolo, osserva Riccardo Luna, ma certamente questo come altri movimenti ( per esempio l’associazione Ya-La per il dialogo in rete fra arabi e israeliani) non si possono ignorare e nemmeno continuare a definirli semplicemente attori non governativi, “sarebbe come chiamare l’automobile una carrozza senza cavalli”. ha detto Clay Shirky, uno dei massimi esperti degli effetti di internet e delle tecnologie della rete, sulla società e l’economia mondiale.

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