Il rabbino di Zhitomir, che ha portato in Israele i bambini dell’orfanotrofio, smentisce che gli “ebrei siano attaccati dagli ucraini”. “Strategia per seminare tensione nel paese”

Mondo

di Anna Lesnevskaya
La guerra in Ucraina si combatte non solo con le armi, ma anche con le fake news. Domenica scorsa il sito israeliano 0404 ha scritto che gli ebrei di Zhitomir, la città a nord-ovest dell’Ucraina, sono fuggiti in Israele perché minacciati e picchiati dalla gente locale. Notizia ripresa dalla stampa anglofona e amplificata dai social per sostenere la narrazione russa sull’Ucraina controllata dai nazionalisti. A smascherare velocemente la fake news è stato il rabbino capo Chabad di Zhitomir, Shlomo Wilhelm, il quale lo scorso 6 marzo ha portato in salvo a Tel Aviv 90 bambini dell’orfanatrofio Alumim, accolti dal premier israeliano Naftali Bennett. “Il nazismo ucraino, l’antisemitismo e le persecuzioni degli ebrei esistono solo nella mente malata degli autori” di questa bufala, si dice nel messaggio pubblicato dal Rav Wilhelm su Facebook. L’obiettivo, continua il rabbino, è quello di seminare tensione all’interno dell’Ucraina per fare il gioco alla Russia.

La vicenda degli alunni di Alumim è la storia di quei bambini che da un giorno all’altro si sono svegliati in mezzo alla guerra e hanno dovuto compiere un viaggio pericoloso di cinque giorni per ritrovare pace e sicurezza. Attualmente sono ospitati nel moshav Nes Harim, e con loro c’è il Rav Wilhelm che al telefono ha raccontato a Mosaico quello che la comunità ha dovuto attraversare nelle ultime settimane. “Nessuno sapeva che ci sarebbe stata la guerra, era tutto tranquillo, stavo preparando dei pacchi per Purim”, dice Rav Wilhelm. “Giovedì [24 febbraio] alle 5 del mattino abbiamo sentito le bombe e ho subito chiamato l’orfanotrofio, i bambini stavano piangendo. Abbiamo impiegato tanti sforzi per far sì che questi bambini, che spesso provengono da contesti molto difficili, possano avere una vita normale, sappiano cosa sia la famiglia”. 

Così è scattato subito il piano di evacuazione. I bambini sono stati portati insieme agli educatori nei Monti Carpazi, in una relativa tranquillità. Nei giorni successivi sono stati raggiunti dalla Rebettzin Esther Wilhelm con i figli e da altri membri della comunità di Zhitomir. Ma col pericolo vicino e i continui allarmi antiaerei, il viaggio è proseguito il 1 marzo verso la Romania. Rav Wilhelm, che era arrivato a Zhitomir nel 1994, è rimasto nella città fino all’ultimo. “Ho detto che non sarei andato via finché a Zhitomir c’era almeno un ebreo”, racconta il rabbino. Il 2 marzo però, con l’intensificarsi dei bombardamenti, hanno telefonato da Chabad Usa dicendo di evacuare. Così Rav Wilhelm è partito con l’ultimo trasporto portando via anche il Sefer Torah. 

“A Zhitomir sono rimasti degli anziani per i quali il viaggio era troppo faticoso”, racconta il rabbino. “Continuiamo ad aiutarli, troviamo i modi per comprare le provviste, ma sta diventando sempre più difficile”. “In Ucraina, noi, emissari del Rebbe, abbiamo visto solo cose buone”, conclude Rav Wilhelm che spera di tornare a Zhitomir. 

(Foto Hadas Porush, Pool Photo)

Menu