di Davide Cucciati
Il British Museum aveva rinviato alla fine di maggio una conferenza dedicata all’antico Israele e al Regno di Giuda dopo aver ricevuto informazioni su possibili tentativi di interruzione organizzata dell’evento. La decisione aveva suscitato un ampio dibattito nel Regno Unito e forti reazioni nel mondo ebraico britannico.
L’11 giugno, tuttavia, la conferenza si è svolta regolarmente e senza incidenti. Secondo Jewish News, il British Museum ha predisposto un articolato sistema di sicurezza, consentendo l’accesso soltanto ai possessori di biglietto e sottoponendo i partecipanti a controlli multipli.
Ad aprire l’incontro è stato il direttore del British Museum, Nicholas Cullinan, che ha ribadito l’“impegno duraturo” dell’istituzione verso la libertà di espressione, la ricerca e il dibattito accademico. Cullinan ha osservato che una conferenza sull’antico Israele, organizzata da un museo, avrebbe dovuto rappresentare un evento del tutto ordinario, aggiungendo però che “quest’epoca polarizzata” l’ha trasformata in un simbolo di un dibattito più ampio sui limiti tra protesta e intimidazione.
Il direttore ha inoltre dichiarato che il British Museum “non ha ceduto e non cederà alle intimidazioni”, distinguendo tra il diritto di protestare e il tentativo di impedire dall’interno lo svolgimento di un evento. “Se l’interruzione diventa uno strumento accettabile per decidere quali conversazioni siano consentite”, ha affermato, “il risultato non è una maggiore libertà, ma una libertà minore”.
La conferenza, intitolata The Ancient History of Israel and Judah, è stata tenuta da Paul Collins, responsabile del Department of the Middle East del museo, e si è svolta senza contestazioni. Secondo Jewish News, circa 4.000 persone si erano registrate per seguire l’evento online, rendendolo il più seguito del Jewish Culture Month fino a quel momento.
Anche Adrian Cohen, presidente ad interim del Board of Deputies of British Jews, ha accolto positivamente l’esito dell’iniziativa, sottolineando il forte interesse del pubblico per la storia e il patrimonio culturale ebraico. All’esterno del museo erano presenti alcuni attivisti filo-palestinesi, ma non si sono verificati incidenti.
La conferenza era stata inizialmente rinviata dopo che il British Museum aveva ricevuto informazioni secondo cui una parte dei partecipanti registrati avrebbe pianificato di interrompere deliberatamente l’evento. In una dichiarazione pubblicata il 28 maggio, il museo aveva spiegato che la decisione era stata presa per garantire che l’incontro potesse svolgersi in sicurezza e senza intimidazioni nei confronti di relatori, personale e visitatori.
L’esito della vicenda aggiunge un elemento importante alla discussione nata nelle settimane precedenti: se il rinvio aveva sollevato interrogativi sulla possibilità di organizzare eventi dedicati alla storia ebraica senza timori di interruzioni, lo svolgimento regolare della conferenza rappresenta una riaffermazione del principio secondo cui ricerca, studio e confronto devono poter trovare spazio anche in un clima pubblico fortemente polarizzato.
La vicenda aveva suscitato forti reazioni nel mondo ebraico britannico: il Board of Deputies of British Jews ha definito “profondamente deplorevole” il tentativo di sabotare un appuntamento dedicato al patrimonio culturale ebraico, annunciando che collaborerà con il British Museum per riprogrammare l’incontro il prima possibile. Critiche sono arrivate anche dal mondo politico e culturale: l’ex ministra britannica Priti Patel ha parlato di un segnale preoccupante dell’odio che oggi colpisce le comunità ebraiche nel Regno Unito. Lo storico Simon Sebag Montefiore ha scritto che sono “tempi bui” se una conferenza sull’antico Israele e Giuda viene cancellata per motivi di sicurezza, mentre Simon Schama ha definito la decisione una forma di “patetica codardia”.
L’aspetto più significativo della vicenda riguarda la natura stessa dell’incontro: si trattava di un evento di storia antica e archeologia dedicato ai regni di Israele e Giuda. Proprio questo elemento ha reso il caso particolarmente discusso nel dibattito britannico: il fatto che una conferenza accademica sulla storia ebraica debba essere rinviata per timore di contestazioni organizzate rappresenta un ulteriore segnale del clima sempre più teso che circonda le istituzioni ebraiche e gli eventi culturali legati all’ebraismo nello spazio pubblico europeo.



