Addio a Sidney Lumet

Mondo

di Roberto Zadik

Sidney Lumet

Sabato 9 aprile il cinema ha perso uno dei suoi maestri:  a 86 anni è morto nella sua casa di New York il grande regista Sidney Lumet.

È scomparso in seguito a un linfoma che lo affliggeva da tempo e la notizia  ha fatto rapidamente il giro del mondo. Nato e vissuto nella sua adorata New York, in una famiglia ebraica askenazita, era figlio di un attore teatrale yiddish, Baruch Lumet e di una ballerina di danza classica, Eugenia Wermus,  morta quando lui era piccolo.

Sin da giovanissimo, Sidney si interessa al  mondo dello spettacolo. Prima si avvicina al teatro, seguendo le orme paterne, per poi passare al cinema, che sarà la passione di tutta la sua vita.  Versatile e tenace, Lumet, ha unito la propria esperienza sul palcoscenico con il mondo della celluloide dirigendo, nella sua lunga carriera, una serie di opere appassionanti che passano dal genere poliziesco, alla satira, al thriller.  È il caso di “Assassinio sull’Orient Express”, adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Agatha Christie.

Fra i tanti titoli non si possono dimenticare “Serpico” che, nel 1973, ha lanciato sugli schermi un interprete del calibro di Al Pacino, lungometraggi ad alta tensione, si pensi  a “La parola ai giurati”, girato a soli 33 anni nel 1957 che gli valse l’Orso d’Oro al Festival di Berlino, grazie anche alla recitazione del grande Henry Fonda.

Poi un altro capolavoro, “Quel pomeriggio di un giorno da cani”,  uno dei suoi film più famosi. Basato su una storia vera, la pellicola del 1975  ha per protagonista sempre Pacino e vinse l’Oscar per la sceneggiatura l’anno successivo. Fu uno dei tanti successi del cineasta newyorkese anche grazie alla splendida colonna sonora firmata da un Elton John alle prime armi.

Consegnato alla storia anche “Quinto potere” (1976), satira spietata del mondo della televisione. Protagonista della vicenda è Peter Finch nella parte di un presentatore televisivo ormai giunto al capolinea che, affiancato da una affiatata squadra di grandissimi attori, da William Holden a Robert Duvall a Faye Dunaway, fece vincere alla pellicola una carrellata di premi, fra cui quattro Oscar e altrettanti Golden Globe.

Personalità intensa, inquieta e sempre attiva, Sidney Lumet ha lavorato fino all’ultimo, e anche la sua vita privata fu altrettanto movimentata di quella  professionale. Il regista si sposò ben quattro volte divorziando dopo poco tempo e mettendo al mondo due figlie, Amy e Jenny dal matrimonio con Gail Jones, sposata il 23 novembre 1963, il giorno dopo l’assassinio del Presidente americano John Kennedy.

Insomma un glorioso percorso per Lumet, concittadino di una serie di nomi illustri del cinema ebraico americano, da Woody Allen a Mel Brooks a tanti altri.

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