Simone Lenzi e una delle vignette della strip di Notangelo sul 7 ottobre

Pubblicare vignette antisemite è reato? No. Criticarle? Forse sì

Italia

di Silvia Guastalla
Il Giudice per l’udienza preliminare di Pisa ha rinviato a giudizio Simone Lenzi, scrittore e, all’epoca dei fatti incriminati, assessore alla cultura del Comune di Livorno, per avere criticato aspramente il Fatto Quotidiano per delle vignette inaccettabili e disgustose sul massacro del 7 ottobre, pubblicate un anno dopo dal giornale.

Pubblicare vignette antisemite è reato? No. Criticarle? Forse sì.
Almeno secondo il Giudice per l’udienza preliminare di Pisa, che ha rinviato a giudizio Simone Lenzi, scrittore e, all’epoca dei fatti incriminati, assessore alla cultura del Comune di Livorno.

I fatti: il  7 ottobre 2024, primo anniversario del pogrom più efferato dalla seconda guerra mondiale, sul Fatto Quotidiano esce una strip di vignette di Mario Natangelo. È intitolata “La favola del 7 ottobre”, e potete vederla in questa pagina. La protagonista è una ragazza rapita al Nova Festival, una ingenua Cappuccetto Rosso che “se l’è andata a cercare”, come un tempo i benpensanti avrebbero detto di chi si metteva la minigonna e poi veniva violentata. La ragazza è stata rapita da lupi travestiti da “combattenti per la libertà” che hanno ucciso milleduecento persone. In modo atroce, ma Natangelo non lo dice. Invece colora di rosso sangue l’immagine di uno dei bambini palestinesi uccisi in seguito, con il suo orsacchiotto.

Ci sono vittime e vittime. Del resto il pogrom del 7 ottobre è una “favola”, termine che si usa per i racconti d’immaginazione…

Simone Lenzi, disgustato, butta giù a caldo un post su X: “ho uno champagne in frigo, pronto per quando chiuderà, sommersa dai debiti, la fogna del @fattoquotidiano, laboratorio di abiezione morale, allevamento di trogloditi, verminaio del nulla”. Idee che ribadisce nei giorni successivi, rifiutandosi di chinare il capo e chiedere scusa. “Dentro quel giornale, che sceglie di pubblicare questa roba – spiega- agisce evidentemente una mentalità malata che travalica le legittime opinioni sulla questione mediorientale e sul comportamento di Israele, per farsi strumento di propaganda platealmente razzista. Segno dei tempi è invece che si chiede a me di giustificarmi per un post non si chieda a Natangelo e al giornale che ospita quello schifo di rendere conto di ciò che propagandano”.

Marco Travaglio, direttore del giornale, mai citato personalmente, si ritiene diffamato da Lenzi e lo querela.

Mentre il Pubblico Ministero sostiene che Lenzi abbia esercitato il suo “legittimo diritto di critica”, il Gup chiede, fine maggio 2026, il rinvio a giudizio perché le parole di Lenzi si configurano come “gratuita e immotivata aggressione alla sfera personale”.

“La pace è guerra, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza”. Orwell aveva già raccontato tutto.