Marcello Flores e David Bidussa “Serve una forte Memoria collettiva, ma anche la capacità di selezionare”

di Francesco Paolo La Bionda

I due storici si sono confrontati, partendo dal volume di Flores “Cattiva memoria. perché è difficile fare i conti con la storia?”, in un incontro organizzato dalla Fondazione Corriere della Sera in occasione del Giorno della Memoria.

Il rapporto conflittuale tra la soggettività della Memoria e l’oggettività della Storia, che pure non possono prescindere l’una dall’altra, è stato al centro del webinar dedicato al saggio Cattiva memoria. perché è difficile fare i conti con la storia? di Marcello Flores, uscito lo scorso anno. Si è trattato del secondo incontro del ciclo “Storia e Memoria” realizzato dalla Fondazione Corriere della Sera in collaborazione con Fondazione Memoria della Deportazione, con Fondazione CDEC e con il contributo di Fondazione Cariplo, in vista del Giorno della Memoria 2021.

Dopo i saluti introduttivi di Floriana Maris, presidente della Fondazione Memoria della Deportazione, sono intervenuti David Bidussa, storico e consulente editoriale della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, e Marcello Flores, già docente di Storia comparata e Storia dei diritti umani presso l’Università degli Studi di Siena. A moderare il confronto, Gadi Luzzatto Voghera, direttore della Fondazione CDEC.

Maris, nella sua introduzione al dibattito, ha sottolineato il ruolo della ricerca storica nel far sì che le memorie, una o mille, dei singoli deportati, da momenti personali, memorie individuali, divengano Storia. A tal riguardo ha anche citato suo padre Gianfranco Maris, storico presidente della Associazione nazionale ex deportati politici nei campi nazisti che scrisse: “Soltanto nella consapevolezza dei fatti storici nasce la memoria che ha un significato per il futuro dei popoli. Se non avesse questo significato, la memoria, la conoscenza dei fatti, sarebbe un ricordo. Senza questa memoria, non esiste la Storia e neppure la Libertà”.

Luzzatto Voghera ha introdotto il volume di Flores, incentrato sul rapporto spesso conflittuale tra storia e memoria, e dato il via alla discussione ponendo la questione della costruzione della memoria collettiva da parte della storiografica intorno a momenti significativi della storia nazionale ed europea, e la possibilità di una sua distorsione successiva da parte delle istituzioni.

Bilanciare Memoria e Storia per un rapporto “laico” con il passato

Lo storico ha esordito rimarcando come il tema della Memoria nasca da spinte diverse: “Dalla storiografia, dalla grande stagione della storia sociale che tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta ha cercato di superare i limiti di una storia prevalentemente istituzionale, militare ed economica. Contemporaneamente, con una grande esplosione negli anni Novanta, alcuni fenomeni storici hanno acuito l’interesse per la Memoria. Lo storico è spinto sia da ciò che avviene all’interno della sua disciplina sia dai mutamenti della società”.

Un processo che ricade poi sulla società, ha fatto notare Flores, portando alla diffusione delle Leggi sulla Memoria e delle Giornate sulla Memoria con cui si è voluto istituzionalizzare il passato. “Il sopravvento della Memoria sulla Storia ha però portato alla riduzione della complessità che la seconda propone sempre, non fornendo mai una sola causa per gli eventi”, ha quindi spiegato “mentre la prima tende sempre a ridurre all’essenziale ciò che si vuole raccontare”. Da cui lo storico fa derivare quindi “la necessità per la collettività pubblica di avere una forte Memoria, ma anche la capacità di selezionare ciò che è opportuno dimenticare, per evitare che l’accrescimento delle diverse memorie diventi eccessivo rispetto alla comprensione del presente”.

Bidussa ha rimarcato come la storiografia debba produrre un rapporto “laico” con il passato, anziché “teologico”, citando poi un episodio del passato recente. “Quando nel 1979 Notizie Radicali, su sollecitazione di Marco Pannella, aprì una discussione sull’attentato di via Rasella del 1944, e sul senso di quell’azione, si è posto un duplice problema. Non solo arricchire di connotazioni e dati una discussione, ma anche quante nuove e diverse sollecitazioni vengano trasportate nella discussione, e come debbano essere governate”. Proporre un aumento delle informazioni della Memoria, implica infatti anche sapere come affrontare le questioni che si aprono conseguentemente.

Lo storico ha anche sottolineato il problema della responsabilità degli storici, come lui: “Spesso l’ansia di portare sul piatto delle novità è superiore alla capacità di trasmettere metodologia”.

Il Giorno della Memoria vent’anni dopo

Il confronto si è poi concentrato su una riflessione storica sul Giorno della Memoria, sulla sua valenza passata e le prospettive future. Flores ha fatto notare come dall’istituzione della ricorrenza: “sia aumentato enormemente il numero di date nel mondo di cui si vuole fare Memoria. Ogni nazione ha posto delle nuove giornate del ricordo, non per controbilanciare quella dedicata alla Shoah, ma per individuare dei propri terreni di Memoria rimossa o anche solo divisiva, per cercare di risolverla”. Bidussa ha invece rimarcato come “quando nel 2000 fu proposto il 27 gennaio come Giorno della Memoria europeo, ci si è serviti di una data simbolo e non nazionale, senza che ci fosse un processo continentale di costruzione della Memoria”, e ha suggerito che “si sarebbero dovute mettere maggiormente al centro della Giornata in questi vent’anni le macchine culturali, emotive e sensoriali della massa dei tre soggetti: vittime, carnefici e zona grigia”.

La registrazione dell’incontro è disponibile qui.