La “strana” opinione di Odifreddi sulle camere a gas

Italia

L’emendamento approvato dalla commissione giustizia del Senato alla vigilia del 16 ottobre, col quale scatterebbe il carcere per chi neghi qualsiasi crimine contro l’umanità (dunque anche la Shoah), sta riproponendo in questi giorni un dibattito molto simile a quella che nel 2007 scatenò la “legge Mastella”  e che portò un gruppo di storici alla pubblicazione di un manifesto “Contro il negazionismo, per la libertà della ricerca storica”.

E ancora, esattamente un anno fa, all’indomani della morte di Shlomo Venezia, dei macabri “festeggiamenti” di Stormfront, a fronte della rinnovata richiesta da parte di alcuni di una legge sul negazionismo, pubblicammo proprio qui su Mosaico le opinioni di due storici di diversa formazione come Liliana Picciotto e Guri Schwarz.
Ora con l’emendamento passato (a maggioranza, con voto bipartisan), in Senato il 15 ottobre sembra di essere tornati al punto di partenza, o meglio al gennaio del 2007: su tutti i maggiori giornali – da Il manifesto a Il Foglio, passando per il Fatto e il Corriere della Sera (su Il Post di venerdì 18 ottobre si trova  fra l’altro una buona sintesi degli argomenti portati dai critici dell’emendamento passato in Senato) – sono apparsi in questi giorni articoli in difesa della libertà di opinione.
Ad aggiungere ulteriore carne al fuoco, in un dibattito già di per sé rovente, l’intervento del matematico e scrittore Piergiorgio Odifreddi sul suo blog di Repubblica. Nel post “Stabilire la verità storica per legge”  e prima ancora, in risposta ad alcuni commenti apparsi al post su “Priebke come Welby“, Odifreddi,  si è lasciato andare a opinioni che molti, a cominciare da Aldo Grasso sul Corriere della Sera e Mario Calabresi su La Stampa, non hanno esitato a definire negazioniste – anzi il direttore de La Stampa le ha bollate come “una vera macchina di negazionismo e becero antisemitismo”.

Cosa ha scritto Odifreddi? Che quel che conosciamo di Auschwitz e dello sterminio di milioni di uomini donne e bambini, ci sarebbe stato raccontato nel dopoguerra dal “ministero della propaganda alleata”: “Non entro nello specifico delle camere a gas perché di esse so appunto soltanto ciò che mi è stato fornito dal “ministero della propaganda” alleato nel dopoguerra, e non avendo mai fatto ricerche, e non essendo uno storico, non posso fare altro che “uniformarmi” all’opinione comune; ma almeno sono cosciente del fatto che di opinione si tratti, e che le cose possano stare molto diversamente da come mi è stato insegnato”.

Rispondendo ad un commento su “Priebke come Welby” aggiunge: “nello specifico della discussione attuale, mi sono limitato a dire che camere a gas, campi di concentramento e altre nefandezze non sono al top della mia lista di interessi. Ne ho visitati un paio, e che ci fossero le camere a gas o no, per me cambia poco: dunque, non reagisco pavlovianamente a coloro che cercano di indagarne la storia con i metodi della storia, che ovviamente è diversa dai metodi della propaganda. E capisco l’argomento che se anche qualcosa va contro ciò che si dice in centinaia di film hollywoodiani, o in centinaia di romanzi europei, non per questo è automaticamente sbagliata. Il mio discorso contro la finzione letteraria e cinematografica, è da sempre rivolto appunto a sottolineare che la finzione rischia di presentare se stessa come la verità, e finisce con il seppellire la verità sotto se stessa. E, ovviamente, spesso viene fatta apposta con quell’intenzione. Non a caso, il trattato di pace della seconda guerra mondiale obbligava l’Italia a doppiare i film americani (creando un’abitudine che conserviamo ancor oggi, a differenza di quasi tutti gli altri Stati): per quale motivo, se non perché in tal modo essi sarebbero risultati più convincenti? I nazisti avevano un ministero della propaganda, perché capivano benissimo che la propaganda è il modo per indottrinare le popolazioni. Gli statunitensi hanno capito che più la propaganda è “realista”, e più è efficace. E infatti, Hollywood ha indottrinato il mondo intero. Ma proprio per questo, dobbiamo stare all’erta su ciò che ci viene ammannito, e le discussioni che mettono in dubbio le ricostruzioni romanzate e fantasiose dei fatti storici, sono (o dovrebbero essere) sempre benvenute.”

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