Giornata dei Giusti a Monte Stella nel nome dell’Europa

Italia

di Michael Soncin

Nella mattinata di giovedì 14 marzo, a Milano presso il Giardino dei Giusti di tutto il mondo, situato nell’area verde del Monte Stella, si è svolta la cerimonia che ha onorato “i Giusti dell’Umanità”. Hanno partecipato alla giornata i membri della comunità ebraica e armena, tra i presenti vi erano inoltre i sindaci emeriti del comune di Milano.

L’INTERVENTO DI GIUSEPPE SALA

«Siete voi ragazzi e ragazze i veri protagonisti di questa giornata ed è la vostra presenza a rendere questa giornata ancora più bella», ha dichiarato il sindaco di Milano Giuseppe Sala, rivolgendosi con particolare attenzione agli oltre seicento giovani presenti.

Per Sala, il giardino dei giusti è il simbolo della Milano più autentica, la Milano antifascista, medaglia d’oro della resistenza, ma anche di una città pragmatica e generosa, che si rimbocca le maniche e offre accoglienza a chi sfugge da una guerra e che lungo ventisei secoli di storia è sempre stata un modello di tolleranza e apertura al mondo.

Secondo il sindaco, questa cerimonia dedicata a chi ha salvato vite umane e aiutato migliaia di persone, vittime di persecuzioni, nasce come momento di ricordo e riflessione, ma è anche una giornata di festa, perché celebra la capacità dell’uomo di scegliere il bene. Si tratta di un’occasione per lanciare alle nuove generazioni un messaggio di fiducia e ottimismo per il futuro.

Rivolgendosi ai giusti afferma che: “Il loro insegnamento di altruismo e di responsabilità verso il prossimo è un esempio per tutti noi”.

 

IL DISCORSO DI GABRIELE NISSIM

Per Gabriele Nissim, Presidente di Gariwo, la foresta dei giusti, lo spirito che guida questo movimento è molto semplice, poiché ogni individuo nel suo piccolo, può sempre fare qualcosa per porre un margine all’odio, all’antisemitismo e al razzismo; evitando così che l’umanità continui ancora una volta a ripetere, nuovi genocidi e totalitarismi, purtroppo ancora presenti in alcune zone del globo.

Anticipa inoltre che per l’anno prossimo, accogliendo l’invito di Sergio Mattarella e del sindaco di Milano, vorrebbe lanciare in tutto il paese, un tema fondamentale, quello dei giusti per l’ambiente.

“Noi crediamo – afferma Nissim – che il pianeta sia in pericolo e che se non ci occupiamo del pianeta, assisteremo a migrazioni spaventose, e forse a nuovi genocidi”.

Da una parte l’Italia, dall’altra Gerusalemme, da questi due centri – dichiara Nissim – nasce il messaggio mondiale sui giusti dell’umanità, esprimendo inoltre il desiderio che questo impegno continui da parte del nostro governo, senza che sia dimenticato.

Secondo lui il futuro è l’Europa, perché se abbiamo vissuto un tempo di pace senza trincee e abbiamo visto la caduta dei totalitarismi, lo dobbiamo a tutti coloro che hanno creduto nei valori europei, motivo per il quale afferma che “abbiamo bisogno di giusti tra l’Europa anche oggi”.

ISTVAN BIBO

La testimonianza del figlio

“Mio padre – afferma – spesso considerato “ingenuo”, perché credeva che mantenere i principi della morale non fosse solo auspicabile in politica, ma a lungo termine indispensabile per una vera politica reale, pensava che l’onestà politica e la moralità fossero concetti necessari per la propria vita; il suo impegno era indipendente dalla possibilità di un esito positivo”.

Istvan Bibo, era considerato in altre parole naif o idealista anche per essere stato dalla parte di quei gruppi sociali o etnici di persone che non hanno avuto alcuna possibilità di scampo e che sono stati perseguitati.

Chi erano i perseguitati? Erano ad esempio i lavoratori agricoli, che vivevano in condizioni di estrema povertà negli anni ’30, che erano all’epoca più della metà della popolazione in Ungheria; erano gli ebrei del 1944, dove Bibo partecipò attivamente e personalmente fornendo loro documenti falsi per cercare di salvarsi, un atto eroico, per il quale fu arrestato e obbligato poi a nascondersi. I perseguitati erano infine i detenuti in carcere, condannati dal regime stalinista ungherese, senza alcuna speranza di riabilitazione.

Il ricordo dell’amica Julia Vasarhelyi

Julia Vasarhelyi ha avuto modo di conoscere Bibo, perché era molto amico dei suoi genitori ed ha quindi potuto incontrarlo personalmente mentre andava a far visita a casa loro.

“Avevo tredici anni quando ho conosciuto Istvan Bibo, era stato da poco liberato dal carcere e i miei genitori hanno parlato di lui con tale affetto e rispetto, che non vedevo l’ora di incontrarlo, la mia impressione fu molto positiva, era dotato di una personalità che radiava saggezza e serenità; ho poi scoperto pian piano che quest’uomo non era solo un eccellente studioso, ma un modello di coraggio e resistenza verso ogni dittatura ed ingiustizia”.

L’opinione di Gabriele Nissim

Secondo Nissim, il personaggio di Bibo, può essere un esempio per tutti noi perché, ha avuto il coraggio di assumersi le responsabilità del suo paese, quando stette dalla parte di Hitler e disse: “Non incolpiamo i tedeschi in modo furbo ma guardiamo le nostre responsabilità”.

La resistenza morale di Bibo dovrebbe diventare la resistenza morale di tutta l’Europa verso ogni forma di populismo che può nascere, perché dichiara Nissim: “Quando partono i nazionalismi, si arriva poi alle guerre, alle contrapposizioni, nasce l’odio e infine si sviluppa la cultura del nemico”.

 

IL CONSOLE FRANCESE CYRILLE ROGEAU PER SIMONE VEIL

“È stata una lavoratrice infaticabile, un esempio per tante persone e tanti francesi, un modello da seguire; la triste storia della Shoah che ha massacrato sei milioni di ebrei, non è però riuscita a rubarne l’identità e ancor meno a cancellarne il loro ricordo, per noi europei questo punto della storia è un motivo di grande vergogna e rimorso” ha dichiarato il console generale francese Cyrille Rogeau parlando di Simone Veil.

Una grande signora, provata dalla durezza della vita ma che ha saputo uscirne con la forza e il coraggio, ci ricorda a tutti noi, che a volte l’uomo ha la memoria corta e la vigilanza deve rimanere sempre viva.

Simone Veil, ebrea francese, sopravvissuta ad Auschwitz, fu la prima Presidente del parlamento europeo; ha lottato per i diritti umani, la dignità delle donne, ottenendo e difendendo nel 1975 la legalizzazione dell’aborto, grazie ad un coraggio esemplare.

Il primo premio dedicato a Simone Veil è stato istituito nel 2019 dalla repubblica francese, con lo scopo di premiare il coraggio e l’impegno femminile.

 

WANGARI MAATHAI

Fu la prima donna africana ad essere insignita nel 2004, del premio Nobel per la pace. “Forte figura di leadership, esempio per tutti noi” sono le parole di Rahab Mwatha, amica di Wangari Maathai. Particolarmente significativo fu ed è il suo impegno a favore dell’ambiente, contribuendo a far piantare più di 30 milioni di alberi, in numerosi paesi africani tra cui il Kenya, attraverso il Green Belt Movement.

Nonostante la prigionia e le violenze subite, non si è mai arresa, lottando a favore dei diritti umani, mostrando particolare attenzione verso la componente femminile e giovanile del genere umano.

 

DENIS MUKWEGE

“L’ospedale ha aiutato più di 55.000 vittime, ma per noi anche una sola vittima è importante” ha dichiarato Christine Amisi Notia, venuta a parlare per conto di Denis Mukwege, chirurgo congolese, Nobel per la pace nel 2018. A lui il merito nonostante le ripetute intimidazioni, di aiutare le donne, vittime di “stupro di guerra”, senza però trascurare oltre alle cure mediche di protocollo anche una riabilitazione di tipo psicologico, fondamentale per il reinserimento nella sfera sociale.

La scelta di ricordare tra i migliori rappresentati dell’Africa, come Mukwege e Maathai, ha l’obiettivo di far conoscere a tutti ai giovani i migliori africani che lottano per la libertà, la democrazia e lo sviluppo. Non a caso Gabriele Nissim dice: “Gli africani sono nostri amici”.

 

 

 

A margine della cerimonia, Mosaico-Bet Magazine ha avuto modo di porre al figlio di Istvan Bibo alcune domande:
Che cosa significa per lei essere qui oggi?
Sono qui senza un merito personale, ma sono comunque molto contento di essere qui oggi, quello che ha fatto, scritto e detto mio padre, riguardo questi temi, purtroppo ha una grossa attualità sia in Ungheria che in generale nel mondo. È un grande piacere per me vedere qui presenti molti giovani ragazzi.
Quale messaggio desidera mandare alle nuove generazioni?
Un messaggio di altruismo e responsabilità sociale, in sostanza ripeterei quello che ho sentito dal sindaco di Milano, che forse non avrò l’occasione di poter ringraziare personalmente, anche lui ha iniziato rivolgendosi ai giovani e questo mi ha colpito molto.
Cosa può insegnare una figura come quella di suo padre?
Che nella politica è importante o sarebbe importante poter rappresentare senza timori un livello di moralità, almeno un livello base di moralità, motivo tra l’altro, come ho detto prima, per cui lui fu dichiarato un “ingenuo”. Oggi purtroppo il concetto di moralità in Ungheria è fuori moda.

 

 

 

 

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